
Si chiama Schumacher e salirà su una Rossa di Formula Uno: gli ingredienti per una ricetta ad alto contenuto di emotività ci sono tutti e qualche valore nel sangue del popolo del motorsport è già stato significativamente superato già dai primi annunci di questi giorni. Alle porte della stagione di F2, che si aprirà in Bahrain il prossimo week end, Mick Schumacher fa già notizia ben prima di assaggiare la pista, perché è bastato annunciare che prenderà parte ai successivi test Pirelli a bordo di una Ferrari per far impazzire la maionese del web. Fra titoli acchiappaclick ed esegesi esagitate dei soliti soloni, l’entusiasmo genuino dei tanti appassionati si è condito di mille suggestioni e ora sono tutti a chiedersi, sognanti, come sarà vedersi di nuovo servita l’accoppiata di quel cognome e di quei colori.
Di Mick Schumacher mi colpisce sempre la grazia. Un bravo manager può insegnarti quel che devi dire e come comportarti in ogni occasione, può suggerirti come reagire, può scrivere per te uno status o un post da condividere, ma la grazia non si insegna, non si suggerisce e non la si prende a prestito da nessuno: ce l’hai o sei solo uno che tenta di dissimulare per darsi un tono. È qualcosa di innato e genuino, che lui ha nei gesti, negli sguardi, nel modo di porsi. Fa strano a me per prima scrivere di grazia innata che si manifesta in un ambiente come la Formula Uno, dove sappiamo bene quanto poco spazio ci sia per le brave persone e per un’indole buona; eppure Mick è un essere aggraziato e silenzioso che procede senza tentennare nel frastuono che il suo cognome pesante e il retaggio dei colori che si appresta a indossare gli fanno rimbombare intorno, ben lontano dall’archetipo del privilegiato figlio di campione o dal tipico, smaliziato sottoprodotto da vivaio.
L’arrivo di Mick nel magico circo dei motori è stato accompagnato da una gran fanfara, logica, consequenziale, prevedibile, anche e soprattutto per quel che è successo al suo leggendario padre quel dannato 30 dicembre di qualche anno fa; ma lui si è infilato in quell’ingombrante assenza con la sua grazia, la stessa con la quale, in qualche anno, ha iniziato a vincere e a convincere. La stessa grazia con la quale volteggia fra chi lo vede schiacciato dalla pressione e dall’aspettativa, fra chi lo considera solo un’abile mossa pubblicitaria, fra avversari pronti ad approfittare di ogni debolezza e detrattori abili a descriverlo come l’ennesimo privilegiato col papà famoso al quale viene “regalato” un sedile al sole. Una grazia ammirevole che è la vera misura della sua forza.
Lasciate che cresca. Smettete di parlare ossessivamente di lui. Guardate i suoi risultati. Non mettetegli pressione. Queste sono le parole che hanno cercato di calmare il clamore attorno al nome e alla suggestione; parole molto spesso gridate, quasi che si fosse in una competizione di urlatori sordi che vedeva da una parte tutti coloro che hanno alimentato il fuoco, anche inondandolo con la benzina delle polemiche, dall’altro tutti gli altri, che quel fuoco volevano spegnerlo, per dare modo al ragazzo di farsi strada.
Mick Schumacher sa bene che qualunque cosa faccia non passerà mai sotto silenzio: non ha bisogno di chi gli grida solidarietà. Mick Schumacher sa bene di non essere uno qualunque: non ha bisogno di chi glielo rinfaccia. Mick ha bisogno di essere Mick, cioè che noi impariamo a vedere lui prima che il figlio di Schumacher: sarà difficilissimo ma lui lo sa bene.
E allora iniziamo da qui, iniziamo da Mick. Sforziamoci di vedere le qualità del corridore e non i cromosomi del ragazzo; impariamo a conoscere il suo carattere e non soltanto la storia del suo illustre genitore; nascondiamo il tuffo al cuore quando si calerà la visiera sugli occhi e partirà a bordo di quella monoposto rossa e concentriamoci sui suoi tempi e sul suo stile di guida. E soprattutto parliamo di lui, di Mick, del giovane tedesco, della promessa della Ferrari Driver Academy, del campione di F3 che è passato in F2 e che – magari – un giorno farà il salto verso la massima serie. Riconosciamogli il credito che si è conquistato, facciamogli luce invece di ingrandire la già incombente ombra paterna.
Ha già tagliato i suoi traguardi e sta per salire su una Ferrari: basta chiamarlo Schumacher Junior!