
Luca Cordero di Montezemolo si è raccontato in una lunga intervista nel podcast Beyond the Grid, sul sito ufficiale della Formula Uno. L’ex presidente ha toccato diversi argomenti durante la sua chiacchierata, partendo dai suoi esordi in Ferrari, fino ai giorni nostri, in cui vive la sua passione da tifoso.
Il primo incontro di Montezemolo con Enzo Ferrari risale al 1973, in corcostanze a dir poco incredibili: “All’epoca ero un giovane pilota di rally del team Lancia. Fui invitato da un programma live alla radio, e ricevetti una telefonata che criticava le corse: io risposi molto duramente. Enzo Ferrari ascoltava questa trasmissione, sentì tutto, gli piacque la mia risposta e volle incontrarmi a Maranello. All’epoca ero a studiare a New York, mi incontrai con lui durante le vacanze di Natale. Mi disse di avere bisogno di un giovane come me perchè era “prigioniero degli ingegneri””.
Fu questo il primo contatto tra i due. Il rapporto di lavoro vero e proprio, invece, iniziò sei mesi dopo, in un momento non facile per la scuderia: “In luglio finii l’università e iniziai a lavorare in Ferrari. La prima corsa fu da osservatore a Brands Hatch, in cui ci qualificammo molto indietro. Ferrari voleva ritirarsi, ma lo convinsi a non farlo. Poi ci fermammo per un paio di corse e tornammo in Austria solo con Merzario. In seguito diventai il suo assistente personale e nel ’74 team manager con Lauda e Regazzoni. Fu una grande esperienza; andavamo d’accordo perchè la mia mentalità non era molto diversa dalla sua, e imparai molto da lui”. Ci sono due cose fondamentali che Montezemolo ha imparato dal Drake: “Numero uno: lavorare ancora più duro quanto vinci; numero due: sempre guardare avanti, mai indietro in tutto”.
“Quando iniziai la mia carriera da D.S.- continua l’ex Presidente- la situazione non era buona. Ero un link tra lui e la squadra, ma c’erano molti conflitti, era un ambiente un po’ politico. Penso di aver fatto un buon lavoro nel senso che ho cercato di mettere tutti insieme per lavorare al massimo. Forghieri, il direttore tecnico, non aveva un carattere facile, ma era il miglior sulla piazza. Riuscii a creare una buona atmosfera, e tornammo al top”.
Un fattore molto importante per la tornare al vertice del Circus fu certamente l’arrivo di Lauda: “Quando prendemmo Lauda, Ferrari voleva Jarier, io Niki. Clay convinse Ferrari, team mate di Niki in BRM. Era molto giovane, ma non commetteva errori. Diventai molto amico con Niki; ebbe un impatto simile a quello di Schumacher, ma senza computer e tecnologia ad aiutarlo. La sua sensibilità era incredibile. Avevo una ottima relazione con lui, e tutt’oggi siamo buoni amici nonostante il suo ruolo in Mercedes”.
Parlando di Lauda, il discorso non può non scivolare su quel primo agosto 1976: “Non ero al Nurburgring, c’era Audetto. Arrivai la notte, e fu durissimo parlare con i dottori, soprattutto quando mi descrissero i suoi problemi ai polmoni. Lauda resistette; fu incredibile, era molto debole, ma dopo due mesi tornò, deluso perchè noi avevamo già messo in macchina Reutemann, un ottimo pilota da qualifica. Le ferite erano ancora aperte, ma lui fu molto forte”. Quando, nel ’77, Montezemolo uscì dal Reparto Corse per iniziare una nuova sfida in FIAT, anche lauda lasciò la Rossa, a riprova del grande rapporto tra i due.
Il ritorno in Rosso di Montezemolo è datato 1991, quando divenne Presidente e Amministratore Delegato di un costruttore in forte crisi sotto diversi aspetti. “Provai prima di tutto a capire perchè non vincevamo, avevamo tutto per farlo, ma non riuscivamo. Ci mancava il know-how in alcune aree fondamentali; eravamo forti sulla meccanica, ma eravamo lontani su elettronica e aerodinamica. Dovevo capire dove eravamo deboli, trovare la gente giusta, creare le strutture giuste e dare alla gente target chiari”. All’inizio non fu facile per il neo- presidente, ma poi ecco che arriva in soccorso il vecchio amico austriaco: “Chiamai Niki come consulente anche sulle auto stradali. Migliorammo molto, trovai gente molto migliore di me”. Poi fu la volta di Todt, suggerito da Ecclestone, e con lui arrivarono Brawn, Byrne e Schumacher, con i risultati incredibili dei primi anni Duemila: “L’arrivo di Michael fu cruciale, non credo che saremmo stati così vincenti con un altro pilota”.
Parlando dei piloti attuali, Montezemolo ritiene che tre siano i migliori: “Vettel, Hamilton e Alonso sono sopra tutti, senza ombra di dubbio. Poi metterei Kimi, con cui abbiamo vinto il Mondiale 2007; lui è un talento naturale, ma non è il tipo da passare ore con i tecnici ad analizzare telemetrie e altri dati. E’ comunque un super pilota, e sono stato molto contento quando ha vinto ad Austin la scorsa stagione”.
Parlando di Alonso, invece, Montezemolo ha sottolineato il momento in cui lo spagnolo ha guidato per la Ferrari: “E’ stato sfortunato ad essere in Ferrari quando Red Bull era quello che Ferrari era dieci anni prima. soprattutto nel 2012 e 2010. Ha perso campionati non per colpa sua, in condizioni normali avrebbe vinto almeno un Mondiale e oggi staremmo parlando di un’altra cosa”. C’è però una grande differenza con gli altri piloti: “Il carattere: quando vinceva era contento, quando perdeva era un problema del team; era meno vicino alla squadra nei momenti difficili”.
L’ultimo pilota messo sotto contratto da Montezemolo fu Vettel, anche se non ha mai avuto modo di lavorarci davvero insieme: “Mi piacque molto come persona, ed è un ottimo pilota, ha vinto 4 campionati. La mia sensazione dall’esterno è che lui sia molto veloce, che ami la Ferrari, ma forse qualche volta non ha la forza interiore e la freddezza adatte. Detto ciò penso che sia un patrimonio per la Scuderia, che vada protetto a tutti i costi. Ha bisogno di più supporto, credo”.
Infine, il Presidente ha voluto specificare cosa significa per lui Ferrari:  “Ferrari è passione e emozione. Devo ringraziare Dio per averci lavorato”. Una dichiarazione d’amore in piena regola!
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