
La Red Bull ha un problema. E questo problema si chiama Pierre Gasly.
Il GP di Cina ha confermato il valore della Red Bull RB15-Honda: al momento, la monoposto anglo-austriaca curata da Adrian Newey si pone saldamente alle spalle di Mercedes e Ferrari. A Shanghai, infatti, le RB15-Honda di Max Verstappen e Pierre Gasly hanno rispettato alla lettera questa “gerarchia”: rispettivamente 5° e 6° tempo in qualifica (l’olandese a poco più di mezzo secondo dalla pole-position di Valtteri Bottas, il francese ad 1,3 secondi dal finnico), 4° e 6° in gara. A dividere il 4° posto di Verstappen dal 6° di Gasly, la 5a piazza occupata dalla Ferrari SF90 di Charles Leclerc.
Ormai è chiaro. I valori di questo 2019 sono sempre più delineati e, salvo graditi ed auspicabili terremoti tecnici o piste particolarmente adatte a questa o a quell’altra vettura, difficilmente potranno subire profonde variazioni: la Mercedes — sinora veloce e affidabile — nel ruolo di lepre, la Ferrari — sì veloce, ma non ai livelli della Mercedes F1 W10, e ancora non troppo affidabile — a tallonare da vicino le monoposto condotte da Lewis Hamilton e Valtteri Bottas; alle spalle, ecco la Red Bull RB15-Honda, vettura che sta facendo della costanza di rendimento e dell’affidabilità due ottime armi grazie alle quali poter conseguire risultati e punti.
Il tracciato cinese, tuttavia, ha ancora una volta evidenziato il consistente divario attualmente esistente tra Verstappen e Gasly. Il pilota francese ha sì palesato segni di progresso ma, a parità di auto, il distacco dal proprio compagno di scuderia appare ancora eccessivo, tanto in qualifica quanto in gara.
La questione, dunque, sorge spontanea: prendendo Gasly, la Red Bull ha commesso un errore? Tra i piloti della nuova generazione, infatti, Gasly è quello che sta destando minor interesse. Lando Norris sta ben figurando al volante di una McLaren MCL34-Renault decisamente inferiore alla Red Bull RB15-Honda, Alexander Albon sta meritando il proprio sedile grazie a prestazioni inaspettatamente convincenti al volante della Toro Rosso STR14-Honda. George Russell, non giudicabile in quanto ampiamente “azzoppato” da una disastrosa Williams FW42-Mercedes, ha però ben impressionato nei recenti test in Bahrain al volante della Mercedes F1 W10. Charles Leclerc, infine, ha già mostrato di che pasta è fatto.
Il team Red Bull è esigente e sappiamo quanto i vertici del team di Milton Keynes non vogliano tergiversare più del dovuto. L’esempio è recente e ancora fresco: dopo appena 23 GP — consumatisi tra il GP d’Australia 2015 ed il GP di Russia 2016 — la Red Bull dava il benservito a Daniil Kvyat, mai realmente convincente al volante delle Red Bull RB11 e RB12. Al suo posto, subentrava Max Verstappen: il cambio di passo, inutile girarci attorno, è stato positivamente drastico.
Attenderci, nel breve, ultimatum ed un eventuale defenestramento di Pierre Gasly è probabilmente prematuro. Tuttavia, l’ipotesi non è da scartare a priori qualora il francese non riesca a trovare il bandolo della matassa della propria Red Bull RB15-Honda. Gasly sulla graticola, insomma. Basterà un giro veloce in gara?
Già, il giro più veloce in gara. Da quest’anno, come noto, viene assegnato 1 punto all’autore del giro più veloce in gara a patto che questi sia nei primi 10 classificati. Era dal 1959 che, in F1, non veniva assegnato 1 punto all’autore del giro più veloce in gara.
È di Pierre Gasly il giro più veloce segnato nel corso del GP di Cina: 1’34”742 alla media di 207,127 km/h. Ma c’è, per così dire, il “trucco”. Al 53° giro dei 56 in programma, Gasly viene fermato ai box per effettuare il provvidenziale cambio gomme. Un pit-stop finalizzato ad un solo obiettivo: realizzare il giro più veloce in gara. Equipaggiato con pneumatici Soft C4 usati, Gasly segna il giro veloce in gara: siamo al 55° e penultimo passaggio del GP della Cina. Il francese totalizza, così, 9 punti (8 punti del 6° posto + 1 punto giro veloce).
Tutto lecito ma c’è un “ma”. Il rischio, infatti, è quello di assistere, a fine gara, a pit-stop farsa, come, appunto, avvenuto in Cina con Gasly. Cambi gomma di piloti i quali, ormai non più in lotta diretta e sicuri della propria, congelata posizione entro i primi 10 classificati, tentano di racimolare, con un giro da qualifica, il magico punticino con gomme fresche e vettura scarica di carburante. Non un bello spettacolo.
Se da un lato è lecito e legittimo concedere 1 punto all’autore del giro più veloce in gara (al contempo, si potrebbe introdurre 1 punto per l’autore della pole-position, così da ulteriormente valorizzare le qualifiche ufficiali), dall’altro è bene che vi sia una regolamentazione (invero non facile da ideare) tale da scongiurare i pit-stop “alla Gasly”.
La Red Bull riprenderà la caccia a Mercedes e Ferrari da Baku, Azerbaigian. Con la speranza di non bissare l’autoscontro del 2018…