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    Gp Monaco F1 2019 | Verstappen, re senza corona a Monte Carlo

    Paolo PellegriniBy Paolo Pellegrini27 Maggio 2019Nessun commento6 Mins Read
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    Che gara, che Monaco! Non potevamo chiedere di meglio dal LXXVII Grand Prix Automobile de Monaco. Una corsa che, carta canta, è entrata già nella storia della Formula 1. Manovre di sorpasso (alla faccia di chi dice che “a-Monaco-è-impossibile-superare”…) che rasentano il mitologico, duelli, imprevisti, il dover conservare gli ormai stanchi pneumatici sino alla bandiera a scacchi. Variabili e contenuti sportivi di prim’ordine. Da Charles Leclerc, i cui sorpassi — riusciti o falliti — al Lowes e a La Rascasse costituiscono, ormai, perle da cineteca, all’estenuante duello tra Lewis Hamilton e Max Verstappen, simile a quel leggendario Senna vs Mansell datato 1992: la storia si è ancora scritta tra e sulle strade del Principato.

    E ripartiamo proprio da Max Verstappen, autentico re (anzi, principe) senza corona di questo Gran Premio di Monaco. Come volevasi dimostrare, la Red Bull RB15-Honda si è trovata a proprio agio sulle strette e sincopate strade monegasche. In un circuito in cui la “potenza bruta” del motore conta poco, ecco che la monoposto anglo-austriaca curata da Adrian Newey esce allo scoperto, mostrando appieno le proprie qualità: eccellente carico aerodinamico, ottime doti telaistiche e ciclistiche. La Mercedes F1 W10, dal canto suo, si rivela ancora una volta auto pressoché priva di difetti: anche in un circuito lento quale quello di Monaco, le monoposto affidate a Lewis Hamilton e Valtteri Bottas hanno palesato qualità nel complesso ancora impareggiabili.

    Le qualifiche ufficiali decretano, per l’ennesima volta, la superiorità della Mercedes F1 W10. Le medie sul giro sono impressionanti: per la prima volta nella storia del GP di Monaco, infatti, viene raggiunta e superata la soglia dei 170 km/h di media. Lewis Hamilton conquista la pole-position in 1’10”166 (media di 171,211 km/h), a precedere Bottas (1’10”252, media di 171,002 km/h) e Max Verstappen, ottimo 3° in 1’10”641 (media di 170,060 km/h). Sebastian Vettel (Ferrari SF90) segna il 4° tempo in 1’10”947 (media di 169,326 km/h), Pierre Gasly — in globale ed evidente crescita — si issa in 5a piazza grazie al suo 1’11”041 (media di 169,102 km/h). Cinque vetture in appena 8 decimi di secondo.

    La corsa ha visto la Red Bull di Max Verstappen lottare alla pari con Mercedes e Ferrari, segno che la vettura potrà ancora ben figurare nei tracciati più guidati. Il punto di svolta della gara risiede nella penalità inflitta a Verstappen a seguito del contatto con la Mercedes di Bottas. Al primo ed unico pit-stop effettuato dal pilota olandese (giro 11, passaggio da Soft C5 usate a Hard C3 nuove), accade l’imponderabile: mentre Verstappen si sta disimpegnando dalla propria piazzola box, sopraggiunge Bottas. Il contatto è inevitabile. A Verstappen vengono comminati 5 secondi di penalità per “unsafe release”. 5 secondi che priveranno il talento dei Paesi Bassi di un più che meritato 2° posto.

    Monaco: Verstappen all’attacco di Hamilton negli ultimi giri


    “The penalty from the pit stop is unfortunate, but I don’t think the Team did anything wrong and it is impossible to see in that tight pit lane“, afferma Verstappen: “la penalità al pit-stop è spiacevole, ma non penso che il team abbia commesso qualcosa di sbagliato ed è impossibile vedere in quella corsia box così stretta”.

    Quanto accade dopo questa fiscale penalità (che non tiene conto, anzitutto, delle ridotte dimensioni della corsia box)è storia: il duello tra Hamilton e Verstappen infiamma i 3,337 km del circuito del Principato sino alla bandiera a scacchi. Max aggredisce, Lewis resiste, nonostante i suoi pneumatici Medium C4 siano ormai da cestinare. Il contatto tra i due, all’uscita del Tunnel, è solo l’ultimo sussulto di una corsa tanto accesa quanto incerta. Max tenta il sorpasso, Lewis resiste. Il contatto, fortunatamente, non crea danni ai due Assi. Hamilton vince (78 giri completati in 1h 43m 28,437s alla media di 150,928 km/h), seguito da Vettel (+ 02,602s) e Bottas (+ 03,162s). Verstappen, alla luce dei 5 secondi di penalità, chiude al 4° posto (+ 05,537s).

    Ma non è tutto. Sembra che a frenare le chance di vittoria di Verstappen sia concorsa anche una non ortodossa regolazione del motore Honda di Verstappen. Dal pit-stop e sino alla bandiera a scacchi, infatti, il V6 della Red Bull #33 è rimasto settato su una modalità che “tagliava” coppia, quindi accelerazione, spunto, giri motore (la “Torque 12”). Una dimenticanza di Verstappen che egli stesso ha riconosciuto via radio. Con la corretta mappa (la “Torque 6”), Verstappen avrebbe avuto più chance per poter cercare di scavalcare Hamilton. Vari interventi suggeriti dal muretto box non sono serviti a ripristinare le prestazioni che avrebbe offerto la mappa “Torque 6”. Stando alle fonti consultate, infatti, è impossibile modificare questo tipo di mappa quando la monoposto è a pieno regime di marcia in pista (la modifica, dunque, andrebbe effettuata solo a vettura ferma o in corsia box). Un dettaglio che, invero, non fa che conferire ulteriore valore alla gara di Verstappen, il quale, anche alla luce di una non ortodossa mappa motore, ha saputo impensierire il campione inglese, compensando con il proprio talento la mancanza di potenza del proprio propulsore.

    Frattanto, Pierre Gasly, autore di una corsa regolare e accorta, chiude al 5° posto (+ 09,946s). Ed è proprio il pilota francese a marcare il giro più veloce in gara; grazie al pit-stop “furbo” a pochi giri dal termine (al 62° giro passa da pneumatici Medium C4 nuovi, montati al giro 27, a Soft C5), Gasly ferma il cronometro su 1’14”279 (media di 161,731 km/h, giro 72), tempo che gli vale 11 punti (10 punti frutto del 5° posto + 1 punto per il giro veloce in gara).

    Da segnalare, infine, la maiuscola prestazione delle Toro Rosso STR14-Honda condotte da Daniil Kvyat e Alexander Albon. Autori di qualifiche estremamente positive, i due alfieri del team italiano ben si destreggiano anche in gara, andando a conquistare rispettivamente il 7° e l’8° posto. Risultati che non solo evidenziano la bontà della vettura italiana (palesemente e pesantemente influenzata dalla filosofia progettuale Red Bull), ma anche i progressi fatti dalla Honda, finalmente competitiva grazie all’asse Red Bull-Toro Rosso. Un dato sottolineato anche da Christian Horner, Team Principal dell’Aston Martin Red Bull Racing: “congratulations to Honda for having four Honda powered cars in the top eight“.

    Verstappen, con il 4° posto monegasco, perde la terza posizione in classifica generale Piloti, nuovamente agguantata da Vettel: Hamilton comanda con 137 punti, Bottas è 2° a quota 120, Vettel è 3° con 82 punti, Verstappen è 4° a 78. Seguono Leclerc, fermo a 57 punti, e Gasly, il quale sale a 32 punti. Il mondiale Costruttori vede la Mercedes comandare senza patemi: 257 punti, a precedere Ferrari (139) e Red Bull (110). La Toro Rosso occupa la 7a piazza con 16 punti (9 ottenuti da Kvyat, 7 da Albon), in coabitazione con la Haas-Ferrari.

    9 giugno, Montréal, Canada. Circuito di motore: lunghe accelerazioni e violente frenate, condizioni che, al momento, non sposano appieno la Red Bull RB15-Honda. Alla pista, come sempre, il responso finale.

    2019 F1 monaco montecarlo red bull verstappen
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    Paolo Pellegrini, Classe '82, amante della velocità a 360°, che sia un'auto, una moto, un aereo o i 10 secondi di un 100 metri. Disegnatore di auto e moto da corsa estreme.

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