
“Historia non est magistra vitae”, recita un saggio popolare. L’uomo, per sua natura, tende a dimenticare, ad idealizzare il passato, a riscrivere la storia a proprio piacimento, distorcendola. Memoria corta, sovente in malafede.
L’appena trascorso GP di Francia, disputato sul tracciato di Le Castellet, non passerà certamente alla storia in quanto a duelli ed episodi palpitanti. Eppure, i contenuti non sono mancati. Il dominio delle Mercedes F1 W10 e le inattese difficoltà incontrate dalle Ferrari SF90 costituiscono temi attorno ai quali poter dibattere. E non sarebbe tutto: la ritrovata e sempre più costante competitività della McLaren MCL34-Renault di Lando Norris e Carlos Sainz rappresenta un altro argomento che emerge prepotentemente all’indomani dei 53 giri del Paul Ricard. Tutto qui? E che dire del tracollo di Pierre Gasly (Red Bull RB15-Honda, 10° al traguardo), oscurato per l’ennesima volta dal proprio compagno di team, Max Verstappen, 4° alla bandiera a scacchi? Insomma, i contenuti, volendo e cercandoli, ci sono.
Media e appassionati, tuttavia, preferiscono accapigliarsi attorno all’argomento principe che, ahinoi, caratterizza le cronache contemporanee della Formula 1 e dell’automobilismo sportivo più in generale: lo “spettacolo”.
È sufficiente un monotono — ma non per questo meno interessante e banale — GP di Francia per risollevare il tema dello “spettacolo”. Siamo all’isteria collettiva. Eppure veniamo da Gran Premi combattuti, incerti, affatto scontati e banali. Ma, oggi, si osserva il dito anziché la Luna: ed ecco che una corsa monotona riesce a cancellare, misteriosamente, sette gare tutt’altro che piatte. Siamo, appunto, alla follia, ad una sorta di “populismo” demagogico.
Cosa vogliono, esattamente, colori i quali si lamentano di un GP monotono? Cosa pretendono, esattamente, coloro i quali etichettano la Formula 1 con l’appellativo dispregiativo di “Formula noia”? Cosa reclamano, esattamente, coloro i quali non gradiscono l’andamento degli attuali GP di F1? Desiderano, forse, più DRS, più artifici, Safety Car causa “detriti” così da compattare il gruppo a 2 giri dalla bandiera scacchi, bandiere gialle tanto maliziose quanto inutili in stile NASCAR, IMSA, IndyCar?
Signori, siamo di fronte ad un evidente cortocircuito, storico e sportivo: i GP di F1, anche in epoche obiettivamente più lucenti di questa che stiamo oggigiorno vivendo, non sono mai stati — salvo rari casi — simili a gare di Moto3, non sono mai stati il festival dei “sorpassi” e delle battaglie corpo a corpo ad ogni giro di ogni Gran Premio. Chi sostiene il contrario, probabilmente, ricorda o idealizza (in questo ultimo caso, non avendola vissuta) una F1 che non è mai esistita. Non è mai esistita, infatti, una F1 in cui i duelli all’arma bianca in salsa Digione 1979 caratterizzavano tutti i Gran Premi. Anzi, il duello Villeneuve-Arnoux (rimanendo in tema GP di Francia) è entrato nella storia proprio in quanto rara perla, sublimazione non inflazionata di un istante in cui l’automobilismo sportivo ha raggiunto livelli impareggiabili, mitologici, quasi romanzeschi.
Se da un lato è vero che i GP di F1 non sono mai stati delle mischie in stile Moto3, dall’altro è altrettanto vero che contenevano in sé connotati di imprevedibilità oggi assai annacquati e diluiti. I GP della “F1 di una volta” non erano più “spettacolari”, in termini di “sorpassi” e duelli, di quelli odierni, bensì potevano fare affidamento su una moltitudine di elementi e variabili che conferivano loro una più marcata imprevedibilità di svolgimento. Questi elementi erano frutto di un regolamento tecnico libero e di regolamenti sportivi altrettanto snelli. Le variabili tecniche e sportive (dalla affidabilità alla varietà tecnica, dalla diversità tra le varie auto alla pressoché totale mancanza di sanzioni in caso di “sportellate”, dai cambi gomme non obbligatori ai circuiti che poco perdonavano gli errori passando per la mancanza di artifici tecnici e sportivi finalizzati a favorire i “sorpassi” e così via), pertanto, rendevano i GP generalmente più genuinamente imprevedibili.
Ecco, quindi, il vero nocciolo della questione: tornare a parlare meno di “spettacolo” e più di contenuti. Riscrivere una F1 in cui lo spettacolo sia genuino, spontaneo, frutto di reali contenuti tecnici e sportivi e non di regolamenti ad hoc. La ricerca ossessiva dello “spettacolo” non solo sortisce e ha sortito l’effetto opposto — i duelli e i sorpassi diventano, spesso, atti fini a se stessi privi di valore sportivo e storico poiché forzosamente ingozzati dai regolamenti stessi — ma alimenta ed enfatizza la fame compulsiva di (finti)duelli e (finti)sorpassi, in un circolo vizioso senza soluzione di continuità. Ecco, allora, che all’indomani di un GP monotono quale quello del Paul Ricard (contraddistinto, però, da un finale molto avvincente), gli ultras dello “spettacolo” subito vanno in “astinenza da sorpassi”, invocando confusi interventi da parte di Liberty Media. L’apice del cortocircuito, la vetta della pornografia deviata e deviante nata dalla ricerca ossessiva e indefinita di “spettacolo”.
Liberty Media, FIA, media, addetti ai lavori e semplici appassionati: tutti sono caduti nel trappolone dello “spettacolo”, nella retorica dello “spettacolo”. Uscirne, qualora sia possibile, richiederà tempo e, soprattutto, uomini volenterosi.