
Il surreale epilogo del Gp del Canada si è abbattuto come un tornado devastante nel mondo della F1. Non poteva essere diversamente considerando la scelta, a dir poco discutibile, di infliggere al reale vincitore della corsa Sebastian Vettel 5” di penalità per la sua presunta (occorre molta fantasia per definirla tale) manovra scorretta nei confronti di Hamilton.
Un’azione ormai rivista decine e decine di volte su cui continua a non convincere l’orientamento dei commissari di gara. Bersaglio della critica feroce in queste ore post Gp è stato soprattutto uno dei quattro stewards: il pilota italiano Emanuele Pirro. Proprio la sua fama di driver affermato rispetto agli altri tre colleghi con cui ha preso la decisione (5 volte vincitore della 24 Ore di Le Mans e 40 Gp disputati in F1), gli ha attirato addosso una marea di disapprovazione generale. Da lui, pilota molto esperto e di valore molto e, quindi, profondo conoscitore di fasi di gara caldissime come quella vissuta tra Vettel ed Hamilton a Montreal, l’opinione pubblica si sarebbe attesa un’interpretazione diversa su questo episodio.
Pirro si è difeso così in un’intervista rilasciata a Sergio Remondino a FormulaPassion: “Per fortuna ho avuto anche tanti attestati di solidarietà da parte di piloti anche di F.1 e gente delle corse. Mi fa male però che grandi-ex come Mario Andretti e Nigel Mansell abbiano detto quello che hanno detto. Il mondo è cambiato, le corse sono cambiate. Si sono fatte mille battaglie per la sicurezza e la condotta di gara non si esclude da questo, anzi”. Ma qui sta uno dei punti-chiave di una vicenda che rischia di far perdere seriamente la credibilità di questo sport. Se già non si è persa.
Dov’era il problema legato alla sicurezza in un confronto in quel momento a velocità ridotta tra due piloti che stavano semplicemente facendo la propria gara in modo molto corretto? Vettel, per primo, che ha solo difeso con onestà il suo primato avendo mezza macchina ancora davanti alla Mercedes, mentre stava rientrando in pista per cercare di vincere il Gp del Canada. Manovra del tutto lecita e regolare. Normalissima in quel caso. A meno che ormai non si sia deciso di eliminare il sano e normale agonismo in funzione di regole paranoiche in cui il buon senso non esiste più.
Ma se così è, allora questa non è più F1, ma qualcos’altro che si fatica a comprendere. Ovvero un oggetto sconosciuto. “Da tifoso e appassionato di corse e della Ferrari in particolare modo – ha proseguito Emanuele Pirro – mi spiace che la gara sia finita così. Come potete ben capire, non è facile prendere certe decisioni ma l’integrità sportiva deve passare sopra a tutto il resto”. Questa la sua versione. Che, però, continua a non convincere i più. Anche perché bisognerebbe ricordare che il giudice non è il semplice esecutore di una norma ma ha il compito di interpretarla in base al caso singolo che deve esaminare.
Gp Canada F1 2019 – Le immagini TV della penalità a Vettel