
14 luglio 2019, Silverstone, LXXII British Grand Prix. Il cielo nuvoloso, la temperatura dell’aria piuttosto fresca. Silverstone: è in questo luogo magico che, il 13 maggio 1950, si apre ufficialmente l’era del Mondiale Piloti di Formula 1. Ed è in questo luogo che, nel 2019, la Formula 1 scrive l’ennesima, preziosa, pregiata pagina della propria storia.
Quelli dell’appena trascorso GP di Gran Bretagna sono stati i 52 giri senza dubbio più tirati ed emozionanti dell’ultimo decennio, i 306,198 km più vibranti della storia della F1 contemporanea. E, invero, uno dei GP di F1 più emozionanti di sempre.
Tanti i temi attorno ai quali è possibile dibattere. Silverstone ci consegna una Mercedes F1 W10 più forte che mai, un Lewis Hamilton tanto audace quanto fortunato nello sfruttare al meglio il regime di Safety Car (del resto, chi aiuta la fortuna?) ed un Valtteri Bottas tanto veloce e combattivo quanto sfortunato. Alle spalle dell’imprendibile coppia della Mercedes AMG Petronas Motorsport, si scatena la lotta tra le Ferrari SF90 di Charles Leclerc e Sebastian Vettel e le Red Bull RB15-Honda condotte da Max Verstappen e Pierre Gasly. Una lotta che si manifesta evidente sin dalle qualifiche. Leclerc, autore del 3° tempo, ferma il cronometro su un eccellente 1’25”172 (media di 248,997 km/h), a soli +0,079s dalla pole-position di Bottas. Verstappen è 4° (1’25”276, media di 248,694 km/h), Gasly è ottimo 5° (1’25”590, media di 247,781 km/h), Vettel è 6° (1’25”787, media di 247,212 km/h). Silverstone conferma che la Red Bull RB15-Honda ha ormai eguagliato, in termini di prestazione, la Ferrari SF90.
In questo senso, continua a sorprendere la “power unit” Honda RA619H: un motore che si sta dimostrando non solo affidabile ma anche sempre più all’altezza della miglior concorrenza, rappresentata, appunto, dalle “power unit” Mercedes M10 EQ Power+ e Ferrari 064. Il giro veloce in gara, ottenuto da Hamilton nel corso del 52° ed ultimo passaggio (1’27”369, media di 242,736 km/h, pneumatici Hard C1 nuovi montati al giro 20), costituisce, tuttavia, un sonante campanello d’allarme: la Mercedes F1 W10 può far affidamento su un progetto globalmente più equilibrato e completo, in grado di sfruttare al meglio anche pneumatici fortemente stressati da molteplici giri, fattore determinante ai fini del risultato finale.
Il GP — entrato di diritto negli annali — ci racconta di memorabili duelli che vedono coinvolti tutti i piloti di vertice. Dopo l’iniziale, entusiasmante botta-risposta tra Hamilton e Bottas, la palla passa ai litiganti alle spalle del duo Mercedes. Verstappen e Leclerc offrono ulteriore prova della loro immensa classe in un duello all’arma bianca in cui non solo si fa fede al metro di valutazione (ortodosso) applicato al GP d’Austria (nonostante non siano mancati i contatti, gli “accompagnamenti” verso l’esterno e le chiusure “cattive”…) ma durante il quale i due piloti esprimono appieno le rispettive capacità di guida, spremendo ogni cavallo dalle proprie rispettive monoposto. Gasly, dal canto suo, si desta dal torpore e finalmente sfodera una prestazione maiuscola (si arrenderà solo al magistrale sorpasso di Leclerc alla “The Loop”). Sebastian Vettel, invece, incappa in un ulteriore errore. Appena superato da Verstappen per il 3° gradino del podio, va a tamponare l’avversario olandese in staccata nel tentativo di sopravanzarlo: un chiaro errore di valutazione (sanzionato con +10 secondi sul tempo gara) che, tuttavia, può rientrare nella normalità quando si è alle prese con duelli ravvicinati e in concitate fasi in cui pochi millesimi di secondo possono determinare un errore. Ed ecco che, a seguito del contatto, Verstappen vedrà svanire il podio (terminerà la corsa in 5a posizione), Vettel piomberà in 16a posizione.
La classifica Piloti parla chiaro. Se da un lato le Mercedes iniziano ad allungare (Hamilton guida con 223 punti, Bottas lo tallona a quota 184), Red Bull e Ferrari stanno dando vita ad una battaglia sempre più ravvicinata, a caccia di quel ruolo di “anti-Mercedes” che fa gola a tutti i costruttori impegnati in F1. Verstappen occupa la 3a posizione (136 punti), Vettel la 4a (123), Leclerc la 5a (120), Gasly la 6a (55). Al momento, solo Vettel, Leclerc e Gasly, prendendo in esame i team di vertice e in grado di ambire alla vittoria (Mercedes, Ferrari, Red Bull), sono inciampati in GP nei quali non hanno totalizzato alcun punto: Leclerc a Monaco, Vettel in Gran Bretagna, Gasly in Australia e Azerbaigian. Il titolo Piloti, pertanto, sembra ormai affare tra Hamilton e Bottas, con l’inglese in netto vantaggio. Ferrari e Red Bull debbono, verosimilmente, accontentarsi di un 3° posto: per la Ferrari sarebbe l’ennesima sconfitta, per la Red Bull una mezza vittoria: impensabile, infatti, pronosticare una stagione così positiva da parte di Honda, motorista che, dal 2015 al 2018, ha raccolto solo delusioni e magri risultati.
Decisamente più delineata la classifica Costruttori. Mercedes comanda a quota 407, seguita da Ferrari a 243 e Red Bull-Honda a 191. A pesare negativamente sulla attuale classifica della Red Bull le prestazioni di Gasly, sinora saltuariamente competitivo.
Hockenheim prima, Hungaroring poi. Gran Premi decisivi prima di tuffarsi nella seconda parte di stagione. La caccia alle Mercedes continua.
GP GRAN BRETAGNA F1 2019 – VIDEO