
C’è un brillante e commovente fil rouge che unisce i tornanti storici del Gp di Germania, prima e durante la F1. Lo hanno intessuto con mani sapienti le italianissime Alfa Romeo e Ferrari, due scuderie legate dal doppio canale della vita del fondatore della Casa di Maranello, scrivendo una fetta di storia di questa competizione che agli italiani da corsa piace tanto. Pagine di gesta particolarmente insperate impresse nelle pietre miliari dei racconti più significativi di questo sport. La prima si dispiega sulla leggendaria pista del Nurburgring, proprio quando patron Enzo con la sua Scuderia Ferrari gestiva il reparto corse dell’Alfa.
Qui un altro mito dell’automobilismo sportivo, Tazio Nuvolari, centrava un successo che sarebbe stato tramandato di generazione in generazione con il tono della formidabile eccezionalità. Accadde nel Gp di Germania del 1935. Il giorno 18 del mese di luglio. All’epoca la F1 ancora non c’era ma si gareggiava per il Campionato Europeo di Automobilismo, giunto alla terza edizione. Alla guida del modello P3 che, in quanto a tecnologia e innovazione, in quel momento era indietro almeno di una spanna rispetto ai mostri di velocità e di aderenza messi in campo da Mercedes e Auto Union (l’antenata dell’Audi), il mantovano volante umilia i tedeschi, pompati dalla propaganda nazista. Un’impresa tanto eroica quanto affascinante. La più famosa dell’eccezionale pilota che Ferrari ammirava a livelli esponenziali assieme a Guy Moll.
Ma non l’unica, ovviamente nel suo ricchissimo e prestigioso carnet. Dopo quell’esaltante affermazione che fece arrossire i gerarchi nazisti con in testa Hitler, i colori italiani, soprattutto rossi, brillarono in Germania agli albori della F1, nel triennio 1951-52-53 grazie alla Rossa per eccellenza: la Ferrari. Dopo altre quattro vittorie targate Cavallino Rampante nel 1956, ’59, ’63 e ’64 per il tricolore in F1 giungono tempi bui. Ci vorranno 11 anni per riconquistare il Mondiale, nel 1975. Ma tre anni prima ecco la seconda grande impresa tedesca di marca italiana, e naturalmente rossa. Questa volta è il bravissimo pilota belga Jacky Ickx a firmarla assieme al compagno di team Clay Regazzoni.
È il 1972. Un anno avaro di successi per la Ferrari nella massima formula. Il modello B2 non è in grado di battersi per il titolo con Lotus e Tyrrell ma al Nurburgring si trasforma. “Pierino la peste”, al secolo Ickx, e Regazzoni danno la paga a tutti. È l’unica vittoria-doppietta dell’anno per la Ferrari. Così come fu unico e inimitabile il primo gradino del podio in ambiente teutonico ventidue anni dopo, nel 1994, per il terzo grandissimo timbro. Al Gp di Germania di quella edizione la Rossa arriva a digiuno di successi addirittura dal Gp di Spagna del 1990. Quasi quattro lunghissimi anni senza vittorie.
E anche questa volta la Germania sottoforma della pista di Hockenheim diventa la gara della Provvidenza. Gherard Berger ottiene un trionfo sofferto dopo aver centrato la pole position. I tifosi ferraristi sparsi nel mondo non credono ai loro occhi e si emozionano. È un successo scacciacrisi. Da quel momento la storia della Ferrari in F1 non sarà più la stessa. Diverrà un crescendo rossiniano con l’era Schumacher-Todt-Brawn-Byrne.
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