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    I team di Formula 1 con meno di 10 vittorie nel mondiale

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada25 Agosto 2019Updated:25 Agosto 2019Nessun commento13 Mins Read
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    Ferrari, Mercedes, McLaren, Williams, Renault. Sono questi i team del campionato 2019 che possono vantare un alto numero di vittorie ottenute nel corso della loro lunga storia.

    Anche se per alcuni di questi l’appuntamento con il primo gradino del podio è un evento che non si verifica da alcuni anni, tutte queste realtà rappresentano la nobiltà attuale della Formula 1, portatrici di un passato che si lega, più o meno facilmente, con il presente.

    Ma in poco più di 1000 GP disputati dal 1950 ad oggi, è evidente che i team citati poco fa non possono aver vinto tutte le gare andate in scena in questa lunghissima storia di Formula 1, anche se si provasse ad accumulare tutti i loro successi.

    Nel corso degli anni, diverse squadre hanno avuto l’onore di raggiungere il sogno della vittoria o addirittura del titolo mondiale, anche se le loro avventure si sono poi concluse con fallimenti finanziari e conseguenti sparizioni dal circus.

    Realtà che ormai sono solo un lontano e dolce ricordo, come Benetton, Brabham, Tyrrell e Lotus, solo per nominarne alcune. Eppure, in un mondo quasi sempre scandito dalle vittorie dei “grandi”, anche i team più piccoli, in alcune occasioni, hanno assunto l’inedito ruolo di vincitori e di leader, accarezzando un sogno che, successivamente, non si è più ripetuto.

    Quelle che seguiranno sono le storie di tutte quelle squadre che hanno raggiunto l’obiettivo di conquistare almeno una vittoria, non andando mai oltre le dieci. Piccole storie che racchiudono emozioni difficilmente spiegabili.

    BREVI MOMENTI DI GLORIA PER ENTRARE NELLA STORIA

    I casi di team che hanno vinto un numero limitato di GP nella loro storia non sono pochi, e meritano pertanto di esser ricordati. Seguendo un ordine squisitamente alfabetico, il viaggio nel tempo compie subito un salto nel passato piuttosto ridotto, arrivando a toccare uno dei casi più recenti in assoluto.

    BMW SAUBER

    Nel 2008, infatti, fu la BMW Sauber (nata dalla fusione della svizzera Sauber con il colosso automobilistico tedesco) a scrivere una pagina storia della Formula 1 in occasione del Gran Premio del Canada. A Montreal il polacco Robert Kubica riuscì a regalare il primo successo per il suo team, in quello che sarebbe poi diventato l’unico non solo per la squadra svizzera-tedesca, ma anche per la carriera dello stesso Kubica. Grazie a quel trionfo, Kubica balzò temporaneamente in testa alla classifica piloti, divenendo il primo (ed ancora oggi unico) polacco ad aver vinto un GP di F1.

    EAGLE

    Ancor più unico fu il caso del team statunitense Eagle, il solo a rappresentare gli Stati Uniti in F1 nel corso di tutti gli anni ’60. Fondata su iniziativa del pilota Dan Gurney (recentemente scomparso), la Eagle ebbe non pochi problemi d’affidabilità nel corso della sua breve storia nella massima serie. Eppure, grazie all’evoluzione del potente motore Weslake avvenuta a metà della stagione 1967, Gurney raggiunse l’impresa: in occasione del Gran Premio del Belgio, a Spa, l’americano riuscì a tagliare per primo il traguardo, in quella che passò alla storia come la prima ed unica vittoria della Eagle, che uscirà definitivamente di scena soltanto poco dopo.

    HESKETH

    Anche se la fama del personaggio arrivò grazie ai successi conseguiti con la McLaren, i primi metri mossi da James Hunt in Formula 1 avvennero al volante di un altro team britannico: la Hesketh. Fondata dall’omonimo aristocratico Lord Alexander Hesketh, il team partecipò a metà degli anni ’70 con Hunt alla guida e con un progettista destinato anch’egli ad una brillante carriera come Harvey Postlethwaite. Con l’obiettivo di passare dalla F2 alla F1, gli sforzi della piccola realtà britannica vennero premiati solo nel 1975, quando Hunt si aggiudicò il Gran Premio d’Olanda a Zandvoort.

    Successivamente a quel successo, l’unico nella storia della Hesketh, il team andò incontro a pesanti problemi finanziari, che costrinsero il fondatore a chiudere anzitempo la sua avventura in F1 già l’anno successivo. Nel film “Rush” viene ripercorsa la storia di James Hunt e del team.

    JORDAN

    Da un inglese ambizioso ad un vulcanico irlandese. Quasi vent’anni dopo l’apparizione della Hesketh, la Formula 1 dei primi anni ’90 vide l’ingresso in scena di un nuovo team che portava sorprendentemente in dote un ricchissimo sponsor petrolifero.

    Stiamo parlando della Jordan, team passato alla storia per aver lanciato piloti talentuosi nel circus grazie alle intuizioni del suo fondatore Eddie Jordan, uno dei personaggi più carismatici del paddock. Nonostante le buone prestazioni più volte messe in atto dal team irlandese, la Jordan non riuscì a conquistare più di 4 vittoria nella sua storia, chiusa dalla concorrenza spietata di Williams, McLaren e Ferrari.

    Pur sfiorando varie volte la vittoria, il primo successo andò in scena in Belgio, nel 1998, quando Damon Hill vinse una gara costellata dalla forte pioggia e da numerosi incidenti, alcuni dei quali clamorosi. L’anno di grazia della Jordan arrivò però nel 1999, quando il tedesco Heinz-Harald Frentzen colse due importanti successi, prima in Francia e poi addirittura a Monza.

    A partire dal 2000 però, la competitività della Jordan iniziò a diminuire gradualmente. Prima di scomparire nel 2006, l’ultima gioia vissuta dal team arrivò nel 2003, quando in un confuso Gran Premio del Brasile fu il nostro Giancarlo Fisichella a regalare la 4° ed ultima vittoria per la casa irlandese.

    LIGIER

    Meglio ancora della Jordan fecero i francesi della Ligier a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Il team, spesso portatore di soluzioni tecniche di assoluto rilievo, vinse infatti 9 gran premi nel corso della sua storia, arrivando anche a sfiorare il titolo piloti con Jacques Laffite.

    L’obiettivo di spodestare la Renault nel ruolo di “Grandeur” francese venne raggiunto più volte nel 1979, con un antipasto fornito alla concorrenza già nel 1977, in Svezia. In quell’anno infatti, fu lo stesso Laffite a regalare il primo successo per la Ligier, cogliendo altri due primi posti nel 1979 (in Brasile ed in Argentina).

    La stagione più vincente della Ligier venne arricchita anche dal trionfo di un altro francese, il compianto Patrick Depailler, che arrivò in occasione del GP di Spagna, sull’allora tortuoso tracciato di Jarama. Passato all’Alfa Romeo nel 1980, il posto di Depailler fu rimpiazzato da un altro giovane francese, Didier Pironi, che non tardò a cogliere il suo primo successo in F1 in occasione del GP del Belgio.

    La stagione 1980 venne impreziosita dalla vittoria di Laffite in Germania, in un appuntamento reso tragico dalla scomparsa di Depailler. Laffite e la Ligier si concesero un gradito bis anche nella stagione 1981, con due vittorie in Austria ed in Canada. Poi, a partire dal 1982, la Ligier cominciò un lento ed inesorabile declino.

    La situazione peggiorò negli anni ’90, con i problemi di competitività uniti a quelli finanziari. Ma prima di uscire di scena nel 1997, con la cessione del team alla nuova squadra di Alain Prost, la Ligier regalò al mondo l’ultima sorpresa: nel 1996, al GP di Monaco, Olivier Panis vinse clamorosamente la gara del Principato, in quello che fu anche l’unico successo in carriera per il pilota transalpino. La gara di Monaco coincise con la 9° vittoria della Ligier, che può vantare di aver sempre portato al successo piloti di nazionalità francese.

    MARCH

    Negli anni ’70 la favola della Ligier non fu l’unica ad addolcire l’ambiente della F1 di quel periodo. Quel decennio vide anche la comparsa di un altro team, questa volta tutto inglese: la March.
    Fondata da un ristretto gruppo di appassionati, la squadra fu protagonista di alti e bassi nel corso della sua storia in F1. Ne conseguirono, comunque, ben 3 successi: il primo arrivò nel 1970, con un giovane e promettente Jackie Stewart che si assicurò il Gran Premio di Spagna.

    La March è associata anche ad un dolce ricordo per i colori italiani, in particolare a seguito del GP d’Austria nel 1975. Contro ogni previsione, la vettura arancione del nostro Vittorio Brambilla vinse la gara sotto un violento acquazzone. Il monzese fu anche protagonista di un testacoda che fortunatamente avvenne qualche metro dopo l’esposizione della bandiera a scacchi.

    E sempre parlando d’Italia, la March riuscì ad imporsi proprio in casa di Brambilla, in quella stessa Monza che regalò la gioia della vittoria allo svedese Ronnie Peterson nel 1976. Dopo il terzo successo della sua storia, il team inglese proseguì la sua esperienza in Formula 1 anche nel decennio successivo, senza però mai ripetere i traguardi raggiunti a metà di quei favolosi anni ’70.

    MASERATI

    Anche l’Italia, nonostante sia “abituata” ai successi della Ferrari, non è esente dall’essere inclusa in questa speciale categoria dei team meno vincenti della storia. Eppure, in questo caso, sembra quasi una bestemmia parlare della Maserati come una delle squadre meno di successo. Con nove vittorie conquistate, la casa modenese vanta un palmarés che avrebbe meritato riconoscimenti più importanti come un titolo costruttori, mai conseguito soltanto per l’introduzione del campionato riservato ai team avvenuta nel 1958, e quindi solo successivamente ai trofei vinti della Maserati.

    Dal 1953 al 1957 infatti, il team emiliano s’impose come uno dei più competitivi nel panorama della Formula 1 degli anni ’50, vincendo complessivamente 9 gare, sette delle quali portano la firma di Juan Manuel Fangio (con l’argentino che vinse uno dei suoi cinque titoli piloti proprio grazie alla Maserati) e due di Stirling Moss. Abbandonata la Formula 1 agli albori degli anni ’60, la Maserati resta dunque uno dei team più vittoriosi senza titoli in bacheca.

    PENSKE

    Negli anni ’70 la Formula 1 accolse un nuovo team tutto americano: la Penske. Fondata dall’imprenditore Roger Penske, il team non riuscì mai ad imporsi seriamente tra i big della F1, almeno fino al Gran Premio d’Austria del 1976.

    In quell’occasione infatti, una vettura Penske tagliò per prima il traguardo dell’Osterreichring grazie all’impresa del nordirlandese John Watson, che consegnò al suo team la prima ed unica affermazione nella massima serie. Il successo però convinse Roger Penske a prendere una singolare decisione: al posto di investire per la crescita delle proprie vetture in F1, preferì chiudere anzitempo l’esperienza nella massima serie, concentrando la propria attività nel campionato americano IndyCar. Una mossa che portò a ben altri risultati per la Penske, ancora oggi impegnata sugli ovali di tutti gli Stati Uniti.

    SHADOW

    La Penske non fu comunque l’unico team americano a realizzare il sogno di vincere un GP di F1 negli anni ’70. Nello stesso decennio, infatti, un ex agente della CIA, Don Nichols, riuscì a fondare un proprio team con sede centrale in Inghilterra: la Shadow.

    Nonostante le fatiche iniziali, dovute soprattutto alle difficoltà derivanti dal passaggio dalle gare americane alla F1, il team dimostrò una costante crescita nel corso delle stagione. Il culmine arrivò nel 1977, nonostante la terribile scomparsa di Tom Pryce avvenuta in Suafrica.

    Così come accaduto per la Penske, anche la Shadow vinse il suo primo ed unico GP della sua storia proprio in Austria, questa volta con l’australiano Alan Jones come vincitore della corsa. Nonostante il sorprendente successo del futuro campione del mondo 1980, la Shadow andò incontro a pesanti problemi finanziari, che vennero risolti con la cessione del team alla Theodore.

    STEWART

    Tanti piloti hanno realizzato il desiderio di fondare un proprio team dopo aver appeso il casco al chiodo. Non sempre però i progetti ambiziosi si sono concretizzati con vittorie e successi. Tra questi c’è sicuramente il caso della Stewart, fondata dal tre volte campione del mondo scozzese Jackie stewart a metà degli anni ’90.

    La vettura dalla livrea bianca, pur vantando un organico di piloti non certo di seconda fascia, colse soltanto un successo in tutta la sua storia. Ciò accadde in occasione di un pazzo Gran Premio d’Europa 1999, quando Johnny Hebert vinse una gara ricca di episodi e di ritiri clamorosi. Quella che venne presto etichettata come una vittoria dettata dalla fortuna, fu così la prima ed unica conquistata dalla Stewart Grand Prix, che confluì nella Jaguar nella stagione 2000.

    WOLF

    Infine, sempre in quegli indimenticabili anni ’70, per un breve periodo ci fu un’altra vettura dalla livrea nera, oltre alla Lotus, a mettere in ginocchio la concorrenza. Questa fu senz’altro la Wolf, team canadese fondato da Walter Wolf che nel 1977 seppe imporsi per ben tre volte, in tutti i casi con il sudafricano Jody Scheckter al volante.

    Il futuro campione del mondo 1979 vinse infatti in Argentina ed in altri due prestigiosi appuntamenti: a Monaco ed a Montreal, proprio nella gara di casa del team. Dopo questi exploit, la Wolf non riuscì più a ripetere gli stessi livelli raggiunti in quel 1977, ritirandosi dalla scene nel 1979, anno in cui l’ex pupillo Scheckter divenne il primo sudafricano a vincere un mondiale con la Ferrari.

    COLOSSI DELL’AUTO POVERI DI VITTORIE

    La Formula 1, nel corso della sua storia, ha accolto team fondati da imprenditori, ex piloti o investitori. Ma la massima serie automobilistica non è mai passata inosservata anche e soprattutto per i grandi marchi dell’auto, intenzionati a creare un proprio reparto corse per eccellere anche nelle competizioni. Non sempre però le grandi firme dell’automobile sono riuscite a sfondare in Formula 1.

    HONDA

    Uno dei casi più famosi riguarda senz’altro la Honda. Pur avendo fornito motori passati alla storia per la loto potenza e per le loro vittorie, la casa giapponese, in qualità di team ufficiale, non lasciò il segno in F1. Nonostante le enormi risorse a sua disposizione, la Honda vinse solo tre GP in tutta la sua storia da costruttore: i primi due successi arrivarono negli anni ’60, con Richie Ginther 1° in Messico nel 1965 e con John Surtees trionfatore del GP d’Italia 1967.

    In seguito la Honda preferì proseguire la sua esperienza in F1 da motorista, salvo poi tornare brevemente in qualità di team ufficiale a metà degli anni 2000. Fu proprio in questo periodo che Jenson Button contribuì a riportare in alto il nome della Honda, vincendo il GP d’Ungheria 2006.

    PORSCHE

    Ancor più problematica fu l’esperienza della Porsche in Formula 1. Passata anch’essa alla storia più per i successi da motorista che da costruttore vero e proprio, il team tedesco riuscì infatti ad imporsi soltanto in una gara, vincendo il GP di Francia 1962 a Rouen con l’americano Dan Gurney. In seguito, la casa di Stoccarda si dedicò in qualità di motorista o, soprattutto, in altre competizione monomarca.

    TORO ROSSO: L’UNICO CASO ANCORA IN PISTA

    Quelle ripercorse fino ad ora sono storie che hanno un comune denominatore, capace di inglobare tutte realtà ormai scomparse. L’unico team di F1 ancora in attività capace di vincere un GP, oltre ai big citati all’inizio di questo articolo, è la Toro Rosso. Creata dalla Minardi, il team di Faenza ha infatti colto un solo successo in tutta la sua storia, con la sorprendente vittoria di Sebastian Vettel a Monza nel 2008, ottenuta per giunta sotto il diluvio. Nonostante ricopra il ruolo di “sorella minore” della Red Bull, la Toro Rosso resta comunque uno dei team più rispettati dell’intero panorama, pronto a cogliere l’occasione per raggiungere piazzamenti importanti come il recente podio di Daniil Kvyat in Germania.

    QUANDO INDIANAPOLIS ERA ANCORA F1

    Ci sono, infine, i casi che si concentrano sulla sola 500 Miglia di Indianapolis. Anche se immaginarla in tempi moderni può apparire una cosa impossibile, dal 1950 al 1960 l’appuntamento della 500 Miglia di Indianapolis era considerato valido per il mondiale di Formula 1. In tutte le edizioni, le vittorie finirono nelle mani di piloti e team statunitensi, con questi ultimi indicati in seguito:

    – EPPERLY (vincitrice nel 1957 e 1958)
    – KURTIS KRAFT (1950, 1951, 1953, 1954, 1956)
    – KUZMA (1952)
    – WATSON (1959, 1960)


    2019 F1
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    Alessandro Prada
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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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