
Tempo d’estate. Di un’altra estate senza F1 live la cui luce, comunque, non si spegne mai dalla mente degli appassionati. E proprio per tenere sempre acceso al massimo il fuoco della passione, magari sotto l’ombrellone, abbandoniamoci per un attimo ai ricordi formulistici di una stagione che, per molti di noi, è la più bella.
Forse non la penserebbe così Felipe Massa, l’ex pilota ferrarista nato in Brasile che, quando correva in F1, non ha certo vissuto momenti esaltanti nella stagione del sole, del caldo e del mare. Soprattutto con la Rossa di Maranello. Proprio lui che da brasiliano doc è amante di quel mix adrenalinico di energia, sana allegria ed entusiasmo offerto soltanto dall’estate.
Ma la F1 in questo periodo dell’anno gli ha lasciato tanto amaro in bocca nel passato. Uno scorcio privilegiato del calendario di ogni anno che, nel biennio 2008-2009, ha fatto ingoiare tanti bocconi amari al bravo Felipe. Queli erano gli anni della maturazione completa del Massa pilota ma sono stati anche accompagnati da una presenza poco gradita: la sfortuna. Culminata proprio nelle stagioni estive a cavallo tra luglio e agosto. Due episodi che hanno segnato la vita agonistica e professionale di questo pilota e, anche, la sua vicenda umana extra F1. Entrambi verificatisi nello stesso luogo: la pista magiara dell’Hungaroring dove di recente si è corso il Gp d’Ungheria. Il primo di questi due eventi infausti è prevalentemente sportivo. Accade il 3 agosto 2008. Felipe Massa è protagonista della sua gara più bella in F1.
Non crediamo di esagerare nell’affermarlo. Sembra il Gp della sua definitiva consacrazione. Il brasiliano è in lotta per il Mondiale assieme a Lewis Hamilton e al team mate Kimi Raikkonen. Si qualifica terzo alle spalle delle due Mclaren ma alla partenza fa qualcosa di incredibilmente bello che pulsa di talento allo stato puro. Dapprima brucia sullo scatto la vettura di Kovalainen e poi alla frenata della prima curva affianca Hamilton all’esterno per tentare un sorpasso quasi impossibile. In condizioni di aderenza sfavorevole rispetto a quello che oggi è ritenuto il miglior pilota della F1, non solo tiene in strada magistralmente la sua Ferrari ma risulta anche più veloce di Lewis e in uscita lo svernicia senza indugi volando in testa.
Una manovra capolavoro, da appalusi, a coronamento di un’annata che sta diventando sempre più grandiosa per Massa. Da quel momento per il ferrarista è una cavalcata trionfale. Domina la corsa. Non ha rivali e punta dritto verso il successo. Ma in quel 2008 il fato ha deciso che l’esito del Mondiale deve andare in un altro modo. A soli tre giri dal termine, con il trionfo ormai in mano, sul rettilineo del traguardo cede di schianto il motore della Rossa n. 2. Una delusione immensa. A fine anno, Massa perderà il Campionato di una sola lunghezza su Hamilton nel famoso Gp del Brasile. Quali punti mancheranno al brasiliano? Non è difficile immaginarlo, senza contare il successivo disastro di Singapore quando riparte dai box con il bocchettone della benzina inserito mentre era solitario al comando.
L’anno dopo, di nuovo all’Hungaroring, il dramma sportivo per Felipe rischia di trasformarsi in quello, ben peggiore, di natura fisica. Durante le prove la Brawn di Rubens Barrichello perde una molla che finisce a velocita pazzesca sul casco di Massa, che seguiva la monoposto del collega brasiliano, perforandolo. L’oggetto finisce dentro la sua testa con violenza. Il cervello del pilota ha un black-out. Felipe perde i sensi e la sua macchina, senza controllo, finisce contro le barriere. Il pilota non si muove. Sono attimi terribili che riportano alla memoria eventi molto brutti. Riporterà una frattura nella zona sovraorbitale sinistra del cranio, un taglio alla fronte e una commozione cerebrale.
Ma avrà salva la vita e si ristabilirà completamente senza danni cerebrali dopo un’operazione tornando in pista nel 2010. Purtroppo non sarà più lo stesso pilota pre-incidente e non riuscirà, come avrebbe ampiamente meritato, a fregiarsi del titolo mondiale sfuggitogli nel 2008. Un cruccio mentale di cui non si è liberato facilmente. Che, però, non scalfisce per nulla il grande contributo alla causa ferrarista e le gesta da campione di un pilota non solo bravo ma anche cordiale, allegro e gentile come pochi, piacevolmente presente nella memoria collettiva di addetti ai lavori e patiti del motorsport. Insomma di tutti.