
Il dato che emerge dalle gare disputate dopo la pausa estiva è incontrovertibile: la Ferrari è la vettura più veloce sul giro secco! Su sei appuntamenti, le Rosse hanno fatto l’en-plein delle partenze al palo, cinque volte con Leclerc e una con Vettel a Suzuka. I problemi sorgono in gara: solo il 50% di queste gare, infatti, hanno visto trionfare una vettura di Maranello. Come mai?
I fattori di cui tenere conto per rispondere a questa domanda sono tanti e tutti abbastanza importanti. Prima di affrontarli, è necessario sottolineare come, già prima della gara di Spa, Leclerc avesse già centrato la pole in Bahrain e Austria, e Vettel a Montreal. Nove gare su 18 disputate in cui la Ferrari aveva almeno una SF90 in prima fila, ma le vittorie sono solo tre. Un bottino ben misero, soprattutto pensando che ad inizio anno le Rosse erano date per favorite e le Mercedes come inseguitrici.
Poi si è iniziato a fare sul serio, e si è capito subito come gli anglo-tedeschi non avessero mostrato neanche la metà del potenziale della loro vettura nei test pre-campionato spagnoli. L’unica vera occasione di vittoria per la Ferrari con Leclerc è stata in Bahrain, ma un guasto alla power unit ha costretto il monegasco ad uno scomodo terzo posto. Sui circuiti in cui era necessario trovare il giusto carico aerodinamico, i piloti vestiti di rosso erano sempre indietro, arrancando alle spalle anche delle Red Bull. Unico sprazzo quello canadese, con Seb fermato ingiustamente dagli stewards in seguito ad un suo, ed è necessario sottolinearlo, seppur a malincuore, errore. Il tutto concluso con la tragedia sportiva di Budapest, con la gara finita a un minuto da Hamilton.
La ripresa dopo la pausa aveva portato un po’ di ossigeno, con le vittorie magnifiche di Leclerc a Spa e Monza, per la gioia di tutto l’Autodromo. La vera sorpresa, però, è arrivata a Singapore: pole di Leclerc e vittoria di Vettel con doppietta, su una pista dove nessuno si aspettava altro se non una lotta Mercedes-Red Bull. Da qui in poi, le qualifiche sono state un discorso riservato ai Rossi, con tre prime file completamente dominate. Peccato che tutto ciò non sia stato trasformato in altrettante vittorie, che non avrebbero probabilmente cambiato nulla in ambito campionato, ma avrebbero dato ancora più carica in vista del 2020.
Cosa succede dunque in gara? Partiamo da un presupposto: le Mercedes non sono sparite! Le W10 restano, nonostante tutto, le vetture migliori del lotto, capaci di fare fruttare al meglio le gomme Pirelli. Hamilton e Bottas sono sempre quelli che riescono ad ottenere le prestazioni migliori quando necessario, senza mai andare troppo in difficoltà, e controllando gli avversari, come successo nell’ultima gara in Messico al britannico. In particolare con le mescole più dure, le vetture progettate a Brackley sono ancora le più equilibrate, senza dubbio. A questo proposito, va comunque detto che gli uomini di Binotto hanno fatto un mezzo miracolo a recuperare una situazione che sembrava disperatamente persa a fine luglio.
Oltre al fattore tecnico, molto spesso in gara entra in gioco il fattore umano, sia da parte dei piloti che da parte del muretto. I due drivers Ferrari non sono certo immuni da errori; la partenza di Suzuka è un esempio da manuale di come mandare al vento una possibile doppietta. Leclerc è un fenomeno, c’è poco da discutere, ma è molto giovane ed è normale che a volte sia impreciso. E’ lui stesso il primo ad ammetterlo anche davanti ai microfoni; non concederglieli adesso, questi errori, sarebbe follia pura. Vettel, invece, troppo spesso vive a corrente alternata, tra lampi di genio e classe cristallina e pasticci non certo degni di lui e che ricordano da vicino la sciagurata passata stagione. Il testacoda di Monza, il lungo in Canada e la partenza giapponese sono tre esempi di queste situazioni, così come la vittoria di Singapore lo è del contrario.
Infine, c’è il muretto box, dove Binotto, Rueda e il resto del team prendono le decisioni in merito alle strategie da adottare in gara riguardo a pit stop e gomme. Ecco, è proprio da qui che spesso partono le discussioni di coloro che il Drake chiamava gli “ingegneri del lunedì”; le critiche al timing dei pit, o alla scelta delle gomme o sulla gestione dei piloti non si contano. Occorre dire che, effettivamente, spesso la gestione di gara e dei piloti delle Rosse lascia qualche dubbio. Ad esempio, perchè far fare due soste a Leclerc domenica scorsa quando era evidente che le due Mercedes sarebbero andate per un solo pit? Non solo: a Sochi, rottura della power unit a parte, sono proprio così sicuri di aver gestito al meglio la situazione tra Vettel e Leclerc? Non si sono forse resi conto di aver perso la gara facendo una strategia imperniata sulla restituzione di una posizione guadagnata in partenza grazie alla poca chiarezza degli accordi interni?
Tornano alla memoria le parole di Maurizio Arrivabene dopo le qualifiche di Suzuka 2018: “Abbiamo gente bravissima con i computer, ma ci manca un pistaiolo!”. In quel caso, il molto spesso ingiustamente criticato manager bresciano si riferiva alla scelta di entrare in pista con gomme intermedie, ma le sue parole si possono tranquillamente traslare alla realtà dei fatti attuale. Sembra proprio che al muretto Ferrari manchi quel pizzico di malizia e di cattiveria agonistica che gli altri hanno e mettono in pista sempre.
Concludendo, la direzione è sicuramente quella giusta per il 2020. Manca ora il fatto di mettere le cose in fila e trovare la quadratura del cerchio, cosa non facile e che graverà in particolar modo sulle spalle di Mattia Binotto e dei suoi più stretti collaboratori.