
La Ferrari SF90 sicuramente non vincerà nessuno dei due titoli mondiali della F1 2019 ma potrebbe restare nella storia per aver interrotto due tra i più grandi digiuni di vittorie sui 21 Gp in calendario.
Dopo aver schiuso le porte del successo a Monza dopo 9 anni, adesso è chiamata ad imporsi in Giappone, luogo in cui la Rossa non trionfa da ben 14 anni. L’ultima affermazione del Cavallino a Suzuka, infatti, risale al 2004 nell’ultima fase dell’era d’oro firmata Schumacher-Todt. Fu proprio il campione tedesco a salire sul gradino più alto del podio in quella occasione. Poi nulla più e quest’anno le condizioni per affermarsi ci sono. C’è una vettura adesso finalmente competitiva e la bellissima pista di Suzuka, con i suoi rapidi cambi di direzione, i saliscendi e i curvoni ne può esaltare in pieno le caratteristiche. A patto, ovviamente, che non si rompa qualcosa come accaduto in Russia dove una più che fattibile doppietta è stata gettata alle ortiche per la rottura della power unit di Vettel.
In totale la Ferrari è stata regina del Giappone in sette occasioni: nel 1987 (anno del ritorno ufficiale nel Circus del Gp nipponico), esattamente dieci anni dopo e poi nella formidabile cinquina Schumacher-Barrichello dal 2000 al 2004. Ma senza nulla togliere ai successi del 2001, 2002, 2003 e 2004 i primi tre sono stati quelli più emozionanti non solo per i tifosi ferraristi ma per l’intera F1, che senza Ferrari perderebbe quasi tutto il suo fascino. E il trittico 1987-1997-2000 custodisce significati molto importanti nella storia della scuderia e quindi della stessa F1. Nel primo caso la Rossa veniva da un anno molto complicato e deludente: il 1986. Dopo la bella e sfortunata stagione precedente con Alboreto in lotta per l’iride, in Ferrari avevano preparato la riscossa con il modello F1-86. Ma, nei fatti, solo a parole. La realtà fu ben diversa e sconcertante: zero vittorie a fine anno. Un’annata da dimenticare. E neppure il 1987 aveva portato grandi cose. Anzi. Fino alle ultime due gare solo qualche piazzamento interessante e tanti ritiri. Una sorta di fotocopia del 1986 anche se la F1-87 mostrava sicuramente un maggior potenziale della progenitrice.
Ma in Giappone arriva la svolta del tutto inaspettata. Gherard Berger infila un giro-monstre in prova e conquista una pole da sogno rifilando sei decimi al campione in carica Prost e oltre un secondo al futuro iridato Piquet con la Williams. Il pilota austriaco sorprende ancora di più domenica dominando in solitario il Gp. È una vittoria molto importante scacciacrisi, che conferma la bontà dei miglioramenti apportati su una monoposto finalmente affidabile nella seconda parte della stagione. Gherard si ripeterà in Australia apportando tanta energia positiva a Maranello in vista del 1988. Da quel Gp del Giappone 1987 verrà definito l’uomo della Provvidenza per la Ferrari in quanto colui che fa risorgere la Rossa dopo periodi bui. Accadrà la stessa cosa nel 1994 in Germania quando riporterà al primo posto i colori del Cavallino Rampante dopo 4 campionati di astinenza assoluta. Nel 1997 è invece Schumacher ad ottenere un successo fondamentale in chiave titolo. Approfittando della squalifica durante le prove libere del suo antagonista Villeneuve, che parte da una pole illusoria, Michael ottiene una vittoria davvero pesante, grazie anche al grande contributo del suo team mate Irvine.
Un trionfo assoluto che porta il tedesco ad affrontare l’ultimo round a Jerez con un punto di vantaggio su Jacques. Il mondiale, dopo 17 anni di assenza dalle parti della Ferrari, sembra finalmente ritornare. Ma poi non sarà così. E arriviamo alla vittoria del 2000, che concentra tutto l’insieme delle delusioni accumulate dal 1980 in poi per farle esplodere in un big-bang di gioia. Il brivido della partenza sbagliata di Schumi, il recupero su Hakkinen, la strategia perfetta messa a punto dal mago delle tattiche Ross Brawn, l’esaltante sorpasso al momento dell’ultima sosta e l’apoteosi sotto la bandiera a scacchi. Sono flash divenuti leggenda di quella gara, scolpiti nella mente dei ferraristi e dei formulisti in generale. La Ferrari sbanca Suzuka e il titolo mondiale Piloti torna a Maranello dopo 21 anni. Era ora. Nel 2001, 2002 e 2004 le imprese di Schumacher a Suzuka sono una sorta di passerella finale dei più forti mentre la vittoria di Barrichello nel 2003 consegna proprio in quella gara il mondiale numero sei a Michael. Che giunge soltanto ottavo in una gara molto tribolata. Ma artiglia quel punticino necessario per riconfermarsi campione davanti a Raikkonen.