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    Pat Symonds spiega la strada verso la sostenibilità in Formula 1

    Davide LeoneBy Davide Leone19 Novembre 2019Updated:19 Novembre 2019Nessun commento6 Mins Read
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    La Formula 1 ha recentemente annunciato di essersi posta un obiettivo molto ambizioso per il 2030: azzerare completamente le emissioni di carbonio generate dal grande carrozzone del Circus. Il piano non riguarda, come si potrebbe pensare, solo le vetture da gara, ma anche i mezzi per il trasferimento di uomini e merci in giro per il mondo, i processi produttivi delle singole fabbriche e così via; in un’intervista al sito ufficiale della F1, Pat Symonds, direttore tecnico FIA, spiega che la strada maestra per riuscire in questo nobile intento è lo sviluppo dei biocarburanti.

    La Formula 1 ha annunciato ha da poco annunciato un’ambiziosa strategia per rendere lo sport sostenibile, puntando ad azzerare le emissioni di carbonio entro il 2030. In parte, questo vuol dire ridurre le emissioni degli attuali motori a combustione interna (ICE). Symonds spiega come pensano di agire: “Uno degli elementi chiave sarà il carburante che le vetture useranno in futuro. Al momento, in base al regolamento tecnico FIA, la benzina dev’essere composta almeno per il 5.75% da componenti biologici. L’obiettivo è arrivare gradualmente al 100%: già nel 2021, il limite minimo sarà alzato al 10%”.

    Qui sotto alcune domande e risposte pubblicate sul sito corporate della Formula 1.

    Quando parliamo di elementi biologici e biocarburanti, di cosa stiamo parlando esattamente?
    Pat Symonds: “Biologico è una parola che al giorno d’oggi è sulla bocca di tutti; quindi, noi preferiamo parlare di “carburanti sostenibili avanzati”. Al momento, comunque, il regolamento lascia parecchia libertà per quanto riguarda i componenti “bio” del motore; abbiamo scoperto che i team hanno adottato soluzioni molto costose, oltre che molto simili fra loro. Pertanto, per il 2021, oltre ad aumentare il limite minimo imporremo l’utilizzo dell’etanolo avanzato, un particolare tipo di biocarburante”.

    Avete anche specificato che deve trattarsi di un biocarburante di seconda generazione. Cosa significa?
    PS: “La maggior parte dei biocarburanti di prima generazione era prodotta a partire dalle scorte alimentare. Parte dei raccolti, in particolare in America, veniva usata per questo scopo invece che per produrre cibo; si è presto capito che un processo del genere, a lungo termine, avrebbe potuto avere delle ripercussioni sulla catena alimentare. I biocarburanti di seconda generazione evitano proprio questo, e sono prodotti a partire da scarti alimentari (ad esempio, le bucce del mais), biomasse (sterpaglie e fogliame) o rifiuti domestici. Esistono poi i biocarburanti di terza generazione, le cosiddette “benzine sintetiche”, che, senza entrare troppo nei dettagli chimici, sono estremamente avanzate e possono essere utilizzate in qualsiasi motore senza bisogno di modifiche, al contrario ad esempio delle miscele di etanolo. Abbiamo deciso di non esagerare con le restrizioni per il 2021 per permettere uno sviluppo graduale e non eccessivamente costoso, ma abbiamo grandi ambizioni per gli anni successivi: vogliamo che in F1 vi sia un 100% di carburanti sostenibili avanzati. Non abbiamo ancora un percorso da seguire, ma lo stiamo iniziando a progettare insieme alla FIA, ai motoristi e alle compagnie di carburanti: proprio in questa settimana abbiamo un incontro sul tema”.

    Ovviamente, c’è chi sostiene che i motori a combustione interna siano una tecnologia ormai superata, e che si dovrebbero ricercare fonti di energia totalmente nuove. Perché si continua a sviluppare questo tipo di motore?
    PS:
    “E’ sicuramente vero che il mondo si sta muovendo verso l’elettrico, ma è altrettanto vero che al mondo vi sono circa 1 miliardo di vetture dotate ancora di motori “tradizionali”, sui quali si può agire per ridurre le emissioni di carbonio a livello globale. L’elettrico è molto interessante, ma allo stato attuale della tecnica un camion elettrico o un aereo elettrico sarebbero prodotti di scarso livello, e sarà così per ancora parecchi anni. Sono mezzi che necessitano ancora benzine tradizionali, e la strada giusta per renderle ecosostenibili è iniziare a sintetizzarle, piuttosto che ricavarle dal terreno”.

    Quanto sono ecologici i biocarburanti di cui stiamo parlando?
    PS: “Innanzitutto, essendo sintetici, sono privi di elementi inquinanti che invece si trovano nei combustibili fossili; ad esempio, lo zolfo. Si può così ottenere una benzina molto “pulita”. Ovviamente i prodotti negativi della combustione, ossido di azoto e polveri sottili, sono gli stessi, ma già oggi i motori di Formula 1 ne producono quantità risibili poiché hanno una combustione molto efficiente, dimostrazione che i team nel cercare la performance generano, più o meno volontariamente, innovazione”.

    Quindi, secondo te, i team (e dunque lo sport in generale) possono dare un contributo concreto allo sviluppo di queste benzine pulite?
    PS: “Decisamente sì. Se qualche team riuscisse a sviluppare un tipo di benzina sintetica, anche senza produrne su larga scala (cosa che comunque con la tecnologia odierna è quasi impossibile), dimostrerebbe che esistono alternative concrete all’elettrico e alle batterie, che, fra l’altro, di per sé sono abbastanza inquinanti. Con l’ibrido è successo lo stesso: la F1 non lo ha né inventato né “diffuso”, ma ha dimostrato alla gente ciò di cui può essere capace un ibrido”.

    Hai parlato anche della ricerca di performance, che è sempre stato il motore dello sviluppo tecnologico in F1; che guadagni potrebbero esserci in tal senso?
    -Sicuramente, ci porremo degli obiettivi ambiziosi per il prossimo regolamento motoristico che introdurremo. Quando abbiamo introdotto i V6 turbo-ibridi abbiamo limitato il flusso di benzina per spingere i costruttori a concentrarsi sull’efficienza della combustione, e credo che nessuno si aspettasse di poter portare questo parametro fino al 50%, un dato notevole. Per i prossimi motori punteremo almeno al 60%, e vedremo quanto oltre potrà spingersi la tecnologia. Senza contare che sviluppare la benzina e il motore insieme, facendo funzionare al meglio l’una con l’altro, può portare a raggiungere risultati rivoluzionari.

    Infine, ci hai detto che la F1 e la FIA stanno già parlando con motoristi e produttori di carburante. Sono d’accordo con la vostra strategia?
    PS: “Abbiamo gli stessi obiettivi ma, a parte il 10% di componenti biologici nel 2021, non abbiamo ancora deciso con precisione le tappe di questo percorso. Ci stiamo incontrando regolarmente e le decideremo nei prossimi mesi. Non sarà facile, ma con impegno e forza di volontà potremo dimostrare, per l’ennesima volta, il grande contributo che il motorsport può dare al Mondo in generale”.

    2019 2030 F1 fia motori symonds
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    Davide Leone

    Davide Leone | 19 anni, Irpino. Studente di lingue, aspirante traduttore. La F1 ha un valore unico nella mia vita, farne il mio pane quotidiano è il sogno e l’obiettivo.

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