
Dopo la morte improvvisa di Sergio Marchionne, il 2019 è stato il primo anno d’azione della nuova triade schierata sul ponte di comando della Ferrari, costituita da John Elkann (Presidente), Louis Camilleri (Amministratore Delegato) e Mattia Binotto (Team Principal).
Una stagione molto complicata quella mandata in archivio a dicembre per i coloridi Maranello. Partita carica di entusiasmo e di aspettative nella lotta al titolo in chiave anti-Mercedes ma poi rivelatasi, fin da Melbourne, un lunghissimo e cupo tunnel in cui solo nella seconda parte si sono intravisti incoraggianti bagliori di luce. Ma dal tunnel la Ferrari non è uscita, è sempre lì perché entrambi i Mondiali, lontani dal Cavallino da 11 e 12 anni, sono ben saldi nelle mani del solidissimo squadrone Mercedes, che dimostra di essere ancora il migliore. La traversata nel deserto, dunque, è tutt’altro che finita.
Prosegue all’inseguimento della supremazia altrui e anche nel 2020 sarà durissima per la Rossa. Con la nuova organizzazione della scuderia Ferrari approntata dai piani alti Elkann-Camilleri e finalizzata da Binotto si cerca di costruire un ciclo vincente. Ma gli ingranaggi di questa macchina azionata da risorse umane e mezzi tecnici necessita ancora di tanto olio per risultare costantemente sciolta e brillante ai massimi livelli al fine di competere con la quasi perfetta Mercedes. Ci può stare, è ovvio, perché il team ha subìto una ricostruzione e occorre del tempo fisiologico per approntare una macchina da guerra, lucida e spietata, che non sbaglia più un colpo. La Ferrari targata Elkann-Camilleri-Binotto è ancora relativamente giovane e i cicli di successo, in F1, non si costruiscono dall’oggi al domani. A dimostrarlo è la stessa Mercedes, che dalla rifondazione del 2010 ha impiegato quattro anni per diventare ciò che è oggi. Non è detto, ovviamente, che la Ferrari avrà bisogno dello stesso tempo per risalire sul tetto del mondo perché ogni storia è diversa dall’altra, così come le condizioni di partenza.
Intanto il 2019 è stato un anno di luci e ombre, testimoniando un eccesso di errori e discontinuità nel rendimento complessivo di Maranello (per scelte, strategie e guida da parte dei piloti), unito a diversi lampi di eccellenza cristallina. I punti di forza sono evidenti, la perfezione nell’uomo non esiste ma, con un avversario così vigoroso e consistente, bisogna andarci molto vicini per scalzarlo dal trono. Quindi c’è da lavorare, e tanto. Dopo aver fatto tesoro delle imperfezioni dello scorso anno, il 2020 sarà finalmente l’anno buono per impadronirsi della gloria? Difficile ma non impossibile. Binotto, intanto, mette le mani avanti predicando pazienza e invocando ottimismo, ma a lungo termine. In ogni caso si dovrà far meglio del 2019 segnando un notevole step di crescita, come i prodromi di ogni fase potenzialmente trionfale impongono. Obiettivo minimo, quindi, maggiore continuità ai vertici assoluti riducendo al minimo gli errori e presentadosi con soluzioni tecniche efficaci. Ma a voi che seguite con tanta passione la F1 e la Ferrari, questa triade maranelliana convince? È la miscela giusta per sbaragliare la concorrenza inaugurando, così, il famigerato ciclo vincente? La parola al cuore pulsante di questo sport!
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SONDAGGIO: E’ possibile aprire un ciclo vincente in Ferrari con la triade Camilleri-Binotto-Elkann?
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