Dopo la riunione d’emergenza tra organizzatori, F1, FIA e Dipartimento della Salute di competenza si è giunti all’inevitabile cancellazione del Gran Premio d’Australia. L’ufficialità , sancita da un comunicato di F1 e FIA, è però arrivata quando a Melbourne erano già le 10 di venerdì mattina, con i fan assiepati davanti ai cancelli d’ingresso del circuito in attesa delle prime sessioni di libere. La decisione definitiva è arrivata ben dodici ore dopo il ritiro forzato della McLaren a causa della positività di un membro del team inglese al Coronavirus.
In una situazione di grave emergenza la Formula 1 avrebbe dovuto reagire in maniera più tempestiva, senza aspettare un contagio all’interno del paddock, situazione assai probabile considerando la diffusione prorompente della pandemia. Quando però in gioco ci sono interessi economici multimilionari l’intero processo decisionale subisce un rallentamento.
Il riferimento alla tutela della salute di appassionati e addetti ai lavori si configura pertanto come una semplice dichiarazione di facciata: se l’intenzione era quella di proteggere gli attori coinvolti l’evento avrebbe dovuto essere annullato almeno un paio di giorni fa. A perderci è chiaramente la credibilità del sistema Formula 1, la cui immagine viene già messa a dura prova dallo scontro frontale tra team e Federazione.
Il lungo meeting della notte australiana è servito a chiarire le conseguenze economiche dell’annullamento. Gli organizzatori dovranno rimborsare tifosi e sponsor ma richiederanno la restituzione dei 30 milioni versati a Liberty Media per la gara di Melbourne. Questa quota non verrà di conseguenza spartita tra i team che pure hanno sostenuto la trasferta più costosa del campionato.
Al comunicato ufficiale arrivato nella mattinata australiana è seguito il commento di Ross Brawn, responsabile sportivo della Formula 1: “Volevamo disputare la gara, è un evento molto positivo. Ci tenevamo a dare il via alla stagione in quella che è una grande gara con fan straordinari. Abbiamo un forte impatto sull’economia locale qui a Melbourne così come l’evento per la nostra economia. La Formula 1 deve funzionare, quindi quando abbiamo deciso di partire abbiamo analizzato le differenti dinamiche. Probabilmente ciò che ha sorpreso tutti è la rapida espansione del problema: l’escalation di nuovi casi, come in Italia, è stata praticamente verticale. Nessuno avrebbe potuto prevederlo”.
Brawn ha poi parlato della situazione in casa McLaren, rendendo merito alle procedure che sono state attivate nel paddock per far fronte all’emergenza: “Avevamo mappato insieme alle autorità competenti cosa sarebbe accaduto con un caso, cinque oppure dieci casi nel paddock. Non puoi però mai conoscere l’associazione di questi casi con le persone intorno. Il caso di positività e le 14 persone che sono andate in isolamento ha effettivamente escluso il team dalle operazioni. Se questa persona avesse un profilo diverso con differenti responsabilità l’impatto sul team non sarebbe stato così importante. Ci sono certe cose che non si possono prevedere. In realtà , abbiamo trovato il caso di positività all’interno del paddock. Di questo dobbiamo rendere merito alle autorità , le procedure hanno funzionato”.
Negli scorsi giorni più di un pilota aveva manifestato il proprio disappunto per la decisione di far disputare il Gran Premio d’Australia. Alcuni avevano già lasciato Melbourne giovedì mentre i team avevano iniziato venerdì mattina a smontare box e hospitality per rispedire l’attrezzatura in Europa. Pochi istanti prima del comunicato ufficiale, Mercedes ha dichiarato di aver inviato una lettera a F1 e FIA chiedendo esplicitamente la cancellazione del Gran Premio. Pare invece che Red Bull, Alpha Tauri e Racing Point volessero disputare la gara in programma.
Sul fronte sportivo il rebus riguarda la stagione 2020: la gara inaugurale potrebbe tenersi a Baku il 7 giugno con 18/20 gare in calendario. La pausa estiva verrebbe annullata e la stagione potrebbe finire a metĂ dicembre.