
Con la Formula 1 del presente ancora ferma, l’attenzione degli appassionati è, in questi mesi, rivolta soprattutto al passato. Ricorrenze, approfondimenti storici, ma anche bilanci sugli ultimi anni di F1.
Bilanci, appunto. La stagione 2020 di F1 non è mai partita, eccezion fatta per i test precampionato. Pertanto, prenderemo in esame il decennio 2009-2019. Oggetto dell’articolo: le 10 vetture di F1 che ritengo più significative. Un gioco, una classifica dettata da vari fattori. Eccola.
2009
Nel 2009, la F1 abbraccia nuovi regolamenti tecnici. Ufficialmente introdotti allo scopo di “favorire-i-sorpassi” grazie ad una aerodinamica più pulita e semplificata, in realtà avallati per offrire superfici più pulite e ampie agli sponsor.
Si registra una apprezzabile varietà di soluzioni tecniche, forme e linee, situazione facilmente riscontrabile in occasione di profondi mutamenti regolamentari. Le proporzioni non particolarmente azzeccate tra ala anteriore e posteriore sorprendono, in negativo, appassionati e addetti ai lavori. Fatto è che questa impostazione — alla quale ci siamo abituati — resiste pressoché inalterata, pur con lievi modifiche, sino al 2016.
È l’anno della sorprendente Brawn GP BGP 001-Mercedes, vettura che, anche dal punto di vista estetico, ho sempre molto apprezzato per le sue linee semplici, armoniose ed efficaci. Tuttavia, è la Red Bull RB5-Renault RS27 l’auto, a mio avviso, più significativa: è la monoposto curata da Adrian Newey e affidata a Sebastian Vettel e Mark Webber, infatti, colei che — tra innovazione e soluzioni riprese dal passato — inaugura il nuovo corso tecnico della scuderia di Milton Keynes e, più in generale, della F1. È dal concetto inaugurato con la già competitiva e vincente RB5, infatti, che nasceranno le Red Bull che consentiranno a Vettel di conquistare 4 titoli Piloti consecutivi (2010-2013).
2010

Nel 2010 si assiste ad un affinamento delle monoposto nate del 2009. Anche l’estetica ne guadagna. Arriva l’F-Duct e le pinne dorsali si trasformano in complessi dispositivi aerodinamici. Intanto, la ricerca aerodinamica attorno agli scarichi si intensifica, dando origine, sino al 2013, a molteplici variazioni sul tema. Difficile eleggere una vettura rappresentativa e che spicchi in modo evidente. Dopo lungo penare, la mia scelta cade sulla Ferrari F10-Ferrari 056, una monoposto non solo competitiva e capace di sfiorare il titolo Piloti con Fernando Alonso, ma anche molto gradevole in fatto di linee.
2011

L’affinamento e lo sviluppo proseguono. Sono tre, in particolare, le monoposto che si distinguono grazie a soluzioni tanto interessanti quanto vistose: la McLaren Mp4/26-Mercedes FO 108Y, la Toro Rosso STR6-Ferrari 056 e la Renault R31-Renault RS27-2011. La prima è caratterizzata da fiancate ad “L”, così da convogliare un maggior afflusso di aria pulita verso il retrotreno. La seconda, da pance molto scavate nella zona inferiore, così da realizzare una sorta di effetto “doppio fondo”. La terza, invece, presenta terminali di scarico che sfociano appena sotto le prese d’aria di raffreddamento, nella parte bassa e più avanzate delle pance laterali. L’idea è valida: energizzare il flusso d’aria che investe, a monte, il fondo vettura, così da accrescere la depressione esistente tra fondo e suolo e le capacità diffondenti del profilo estrattore posteriore. Una soluzione aerodinamica, quest’ultima, assai ardita (problemi di surriscaldamento) che vale alla Renault R31 la palma di vettura simbolo del 2011.
2012

Nel 2012, i regolamenti tecnici in fatto di sicurezza partoriscono gli ormai noti musi scalinati, contraddistinti — cioè — da un innaturale gradino tra scocca e musetto amovibile. L’intento della FIA, infatti, è abbassare i musi delle auto per “ragioni di sicurezza”. Due le monoposto che riescono a sottrarsi alla “dittatura del gradino”: la bella Marussia Mr01-Cosworth CA2012 — caratterizzata da un accattivante muso a cuneo — e la McLaren Mp4/27-Mercedes FO 108Z. Sebbene anche le vetture provviste di muso gradinato palesino interessanti caratteristiche tecniche (ad iniziare dalla personale e comunque molto accattivante Ferrari F2012), il mio voto va proprio alla McLaren Mp4/27: pole-position (Lewis Hamilton) e vittoria (Jenson Button) al debutto in Australia sono un calcio ai (poco brillanti) burocrati della FIA.
2013

La FIA corre ai ripari, consentendo l’applicazione del cosiddetto “vanity panel”, elemento di carrozzeria (ancora oggi in uso) che va a mascherare il sottostante gradino tra scocca e musetto. Frattanto, le restrizioni regolamentari non impediscono ai tecnici progettisti di proseguire la godereccia ricerca attorno agli scarichi e alla loro funzione aerodinamica (con conseguente ricadute sul disegno delle fiancate e sul sound dei V8 aspirati), ricerca che si esaurirà, purtroppo, a fine 2013. A chi assegnare la palma di “auto dell’anno 2013”? La scelta non è stata facile ma, alla fine, è la Lotus E21-Renault RS27 2013 la F1 per più rappresentativa di questo anno. Motivo? Nessuno avrebbe pronosticato simili prestazioni da parte della ex Renault: Kimi Raikkonen e Romain Grosjean fanno volare la bella Lotus. Ad impreziosire una eccellente stagione, la vittoria di Raikkonen al debutto australiano, partendo dalla settima casella: è il nuovo “clamoroso al Cibali!”.
2014

L’era delle “silenziose” e contestate power unit Turbo ibride si apre nel peggiore dei modi. Nuovi cambiamenti regolamentari, infatti, pongono le basi per vetture dalle forme sgradevoli. Il muso della prima versione della Caterham CTo5, interpretazione tanto sconcertante quanto stravagante delle nuove regole in fatto di altezza e di dimensioni minime della struttura ad assorbimento di impatto, spicca, però, per originalità.
Non volendo rinunciare ai benefici dei musi alti, però, i progettisti danno vita agli ormai noti (e mai apprezzati) musi “protuberanza muniti”: la necessità di ampliare al massimo l’area per il passaggio dell’aria fa sì che, in punta, il muso venga assottigliato al massimo, originando, appunto, la anti-estetica protuberanza. Solo la Ferrari F14 T e la Mercedes F1 W05-Mercedes PU106A non presentano musi provvisti di protuberanza. Ma se il frontale della non competitiva rossa di Maranello è un pugno in un occhio, quello della vettura iridata palesa linee decisamente più aggraziate e omogenee. La indiscussa regina del 2014 è la Mercedes F1 W05: aggraziata e tremendamente vincente. 16 vittorie su 19 GP possono bastare? Si apre l’era della Mercedes, sinora imbattuta nella rinnovata era Turbo.
2015

Come accaduto nel 2013, la FIA rincorre i suoi stessi regolamenti, tappando le falle da essa stessa create. Ed ecco che, nel 2015, si torna a vetture guardabili. La Mercedes F1 W06 domina, la Ferrari SF15-T segna la rinascita del Cavallino, la Williams FW37-Mercedes è degna erede della valida, sorprendente FW36 dell’anno precedente. Ma la vettura-icona del 2015 è, senza dubbio, la McLaren Mp4/30, la monoposto che segna il ritorno del binomio McLaren-Honda. Spinta dalla power unit Honda RA615H, la vettura si rivela un clamoroso flop. Bella (in particolare la prima versione) e lenta: il 2015 è tutto suo.
2016

La terza stagione dell’era Turbo ibrida vede ancora primeggiare la Mercedes. La F1 W07-Mercedes PU106C si aggiudica 19 GP su 21 in calendario. Pressoché imbattibile, la bella vettura anglo-tedesca è sconfitta solo dalla Red Bull RB12-Renault: Max Verstappen vince in Spagna, Daniel Ricciardo in Malesia. È la vettura che segna la rinascita della Red Bull e la nascita del talento cristallino di Max Verstappen. È lei, dunque, la mia personale regina del 2016.
2017

I regolamenti tecnici entrati in vigore nel 2017 costituiscono una autentica boccata d’ossigeno per la F1. Non è tutto oro ciò che luccica ma, è innegabile, il 2017 coincide con una nuova, positiva fase della F1, peraltro tutt’ora in atto. Le monoposto si svelano una più bella e accattivante dell’altra. Il testa a testa tra la scultorea Mercedes F1 W08-Mercedes M08 EQ Power+ e la altrettanto orgasmica Ferrari SF70H-Ferrari 062 è trepidante. La Red Bull RB13-Renault recita il ruolo di terzo incomodo. La tecnica, alla luce dei nuovi regolamenti, ha un notevole impulso. Tutte presentano caratteristiche e peculiarità distintive e tutte, in modo più o meno massiccio, contribuiscono allo sviluppo di una generazione di vetture che esaurirà la propria gloriosa vita a fine 2021.
Ad ogni modo, vi è una vettura che — più di tutte — palesa soluzioni innovative e originali, influenzando pesantemente tutte le monoposto di F1 dei successivi anni. In particolare, il disegno delle pance ha fatto scuola. Inoltre, il richiamo alle Ferrari Anni ’70 (ci riferiamo al numero di gara e al tricolore) è la proverbiale ciliegina sulla torta ad impreziosire una monoposto ottimamente concepita. Quella vettura si chiama Ferrari SF70H-Ferrari 062.
2018

Il 2018 rappresenta l’ideale prosieguo del 2017. Mercedes, Ferrari e Red Bull per la sfida al vertice, il resto del gruppo a inseguire. La sfida tecnico-sportiva è di prim’ordine e tutte le monoposto palesano note interessanti. Il mio favore va ancora una volta alla Ferrari. La SF71H-Ferrari 062 Evo non solo si dimostra competitiva ma è l’auto grazie alla quale Kimi Raikkonen torna alla vittoria dopo anni di astinenza (Australia 2013, Lotus E21-Renault). Lo fa in quel di Austin, e alla grande. E per il campione del mondo 2007, sono 21 vittorie in F1.
2019

Anno intenso, il 2019. La F1 nata nel 2017 vive una terza, entusiasmante stagione. Lewis Hamilton e Valtteri Bottas si issano al vertice della classifica Piloti, la Mercedes F1 W10 è la protagonista dell’ennesima impresa del team di Brackley. Sauber/Alfa Romeo C38-Ferrari, McLaren MCL34-Renault, Red Bull RB15-Honda e poi Renault, Toro Rosso e la stessa Williams FW42 sono le auto che più colpiscono — al di là delle prestazioni — per guizzi tecnici.
Due le vetture che mi sento di far salire sul gradino più alto del podio: la Ferrari SF90-Ferrari 064 e la Red Bull RB15-Honda RA619H. La SF90 passerà alla storia per le 6 pole-position e le 2 vittorie di Charles Leclerc. Statistiche che comprendono anche pole e vittoria in quel di Monza. A ciò, vanno aggiunte le due pole-position e la vittoria a Singapore ottenute da Vettel.
Se lo sport del motore è fatto di macchine e uomini, beh, la SF90 incarna appieno questa essenza. La nascita della “stella Leclerc” è anche merito della SF90.
La Red Bull RB15-Honda, infine, scandisce la rinascita della Honda: 3 vittorie (Austria, Germania, Brasile), ancora tre perle firmate Max Verstappen. La storia della F1 è anche questa.
E per quanto riguarda il 2020? Tutti i costruttori hanno presentato pacchetti di sviluppo più o meno marcati. Su tutti, indubbiamente, spicca il gran lavoro apportato dalla Renault sulla nuova R.S.20, il cui muso spicca per bellezza e originalità. C’è anche il curioso caso della Racing Point RP20, copia (autorizzata?) della Mercedes.
Di carne al fuoco, anche in questo 2020, ce ne sarebbe.