
In attesa della riapertura ufficiale del Museo Storico Alfa Romeo – La Macchina del Tempo, una sezione del sito, denominata “Open Backstage”, è stata dedicata al dietro le quinte: video e foto gallery dedicate ai capolavori “nascosti” del Marchio del Biscione. E la sezione Formula raccoglie la storia delle monoposto che hanno corso e vinto in tutte le categorie.
Il motorsport, e il mondo dei motori in genere, è ancora fermo ai box causa COVID-19, con la speranza che il virus allenti un po’ la morsa, e ci consenta di vivere le emozioni che solo la Formula 1 può regalare a noi appassionati.
Rimanendo in tema di emozioni legate alle quattroruote, non si può non parlare di Alfa Romeo, e del Museo Storico allestito presso la storica sede di Arese. Un’esposizione unica dedicata al “Marchio del Biscione” che raccoglie in sei piani, passato, presente e futuro, raccontando ai visitatori le vittorie, le vetture, la tecnologia e lo stile di un emblema delle competizioni automobilistiche.
Oltre alle 3 sezioni e alle 70 automobili presenti all’interno del Museo, esiste un “dietro le quinte”: una collezione storica, fatta di centinaia di auto, motori, oggetti, parti meccaniche, trofei, modellini, conservate. nei depositi di Arese, in uno spazio separato e organizzato su due piani come un vero e proprio garage.
Per rendere ancora più unico il Museo, Alfa Romeo ha deciso di aprire le porte di questo spazio espositivo, finora chiuso al pubblico, mostrando ai visitatori capolavori fino ad ora nascosti, che arricchiscono ulteriormente il prestigio di questo marchio storico.
Un affascinante viaggio, al momento solo virtuale attraverso i canali Facebook e Instagram, denominato Open Backstage, composto da una serie di video e foto gallery, alla scoperta di pezzi rari come il prototipo Alfa Centauri, l’avveniristica Scarabeo, o la 164 Pro Car con meccanica derivata dalla Formula 1.
In particolare, è stata predisposta una sezione Formula, dedicata alle vetture a ruote scoperte che hanno corso e vinto in tutti i circuiti del mondo, e in tutte le categorie: dalla Formula 3 alla Formula 1, fino all’esperienza a stelle strisce della Formula Indy e al monomarca Alfa Boxer.
Fiore all’occhiello di questo straordinario settore, è la Formula 1 tipo 177, soprannominata Alfa-Alfa: la monoposto che ha permesso alla “Scuderia del Biscione” di rientrare nella massima serie del Motorsport con una vettura completa, dopo l’avventura motoristica con il team Brabham.
Nata nel 1979, sulla base di un progetto dell’Ing. Carlo Chiti realizzato nel 1977 (da lì il nome della vettura), la 177 era spinta da un motore Boxer a 12 cilindri contrapposti, nato per le vetture sport Alfa Romeo 33TT12 e 33SC12, montato su un telaio in alluminio. Fece i suoi primi collaudi nel 1978, ed esordì ufficialmente al Gran Premio del Belgio del 1979, a Zolder, utilizzata dalla scuderia Autodelta. Inizialmente il debutto era programmato per la tappa italiana di settembre a Monza: ma poi l’Ing Chiti decise di anticiparlo in Belgio, per evitare eccessive pressioni mediatiche in Italia. La monoposto fu portata in pista da Bruno Giacomelli e Vittorio Brambilla. Disputò solo tre corse: Belgio, Francia e Monza. Fu poi sostituita dalla 179, progettata per sfruttare l’effetto suolo, e per questo equipaggiata con un nuovo propulsore a V.
Per diverse stagioni la 177 fu utilizzata come auto laboratorio, con sessioni sul circuito di Balocco, di proprietà dell’Alfa Romeo.
Nel video disponibile su Facebook, è lo stesso Bruno Giacomelli a raccontarci le sensazioni provate nei test sul circuito vercellese. “L’emozione più grande è stata il primo giorno che sono andato a Balocco, sulla pista dell’Alfa, quando andai per la prima volta a provare la Formula 1, la 177”.
Come già scritto, il tour al momento è solo virtuale. Ma non appena il Museo riaprirà, sarà data al pubblico la possibilità di visitare dal vivo l’Area della Collezione, rendendo ancora più emozionante ed esclusiva l’esperienza per gli appassionati. La visita sarà organizzata per piccoli gruppi, con visite guidate su prenotazione. Per informazioni: museoalfaromeo.com.