
Il 2020 passerà alla storia come la stagione più critica di tutti i 70 anni di storia della Formula 1: l’emergenza Covid-19 non ha infatti stravolto soltanto il calendario, riadattato in via del tutto eccezionale per garantire lo svolgimento di alcune gare a partire dal mese di luglio e per mettere una pezza a seguito dei numerosi forfait di varie nazioni ospitanti.
Il coronavirus (oltre ai dati drammatici a livello globale) ha anche creato una complessa situazione di stallo economico in tutto il pianeta, a tal punto che nemmeno il mondo dorato della Formula 1 è riuscito ad evitare o dribblare questa difficoltà abbattutasi sul paddock in modo tanto palese quanto inatteso.
In tutto questo, a subire le conseguenze più pesanti sono quei team che, ancor prima dell’esplosione del virus, già navigavano in cattive acque, sospesi pericolosamente tra la sopravvivenza stentata ed il baratro.
La situazione più critica è quella che si sta vivendo in casa Williams, che rischia seriamente di non avere le carte in regola per poter prendere il via già al semaforo verde di questo campionato.
Il glorioso e storico team inglese, fondato da Sir Frank Williams nel 1977, ha infatti perso il main sponsor ROKiT (apparso sulle livree delle monoposto di Grove la passata stagione), fatto che ha costretto all’avvio della procedura di vendita della squadra.
Con 114 vittorie all’attivo, ed una bacheca che vanta 9 titoli mondiali costruttori e 7 piloti, la Williams è realmente ad un passo dal fallimento, e la Formula 1 potrebbe concretamente perdere una realtà che ha scritto pagine e pagine di storia di questo sport grazie ai suoi successi, ai suoi campioni ed alle sue soluzione tecniche all’avanguardia.
Ma, come specificato nelle righe precedente, il team britannico non è certo caduto di colpo in questa crisi profonda negli ultimissimi mesi, anzi. I conti in profondo rosso dell’intera compagine sono solo l’ultima fermata di un viaggio infernale iniziato parecchie stagioni fa, quando ebbe inizio un declino tecnico, finanziario e di risultato protrattosi fino a questi giorni.
E quindi la domanda sorge spontanea: come si è arrivati a questo punto? Quando è nata questa crisi che oggi appare inesorabile?
I primi segnali nel 2005
Dopo il titolo mondiale piloti con Jacques Villeneuve e costruttori conquistati entrambi nel 1997 (gli ultimi nella storia del team), la Williams dovette fare i conti con il momentaneo abbandono della Renault dalla F1, perdendo così una motorizzazione che aveva distrutto la concorrenza per gran parte degli anni ’90. E così, dopo le infelici scelte cadute sulla Mecachrome prima e sulla Supertec poi, la Williams tornò ad un certo grado di competitività solo nel 2000, arrivando a stringere un accordo con la BMW per la fornitura di motori.
Grazie al supporto tecnico della casa bavarese, la Williams sfiorò addirittura i titoli mondiali e costruttori nel 2003, puntando tutto sul colombiano Juan Pablo Montoya nel ruolo di prima guida e su Ralf Schumacher come affidabile compagno di squadra.
Il periodo che va dal 2000 al 2004, tuttavia, è dominato dalla Ferrari di Michael Schumacher, che vince a ripetizione lasciando le briciole agli avversari più diretti, come McLaren e appunto Williams.
Ma proprio quest’ultima realtà, già nel 2004 iniziò ad evidenziare una piccola flessione di risultati, che raggiunse il suo puntò più basso nel 2005. In questa stagione, tra l’altro, la solida coppia Montoya-Schumacher lasciò Grove, costringendo Frank Williams ad affidarsi a due piloti meno esperti come Mark Webber e Nick Heidfeld.
Al termine di una stagione disastrosa, anche la BMW decise d’interrompere la fornitura di motori, specialmente dopo il fallimento della trattativa di acquisto dell’intera squadra da parte del marchio tedesco (cosa che invece riuscirà a portare a termine con la Sauber, creando così il team BMW Sauber).
Cosworth, Toyota ed il primo allarme finanziario
Senza più il supporto della BMW, nel 2006 la Williams ripiegò sui motori Cosworth, decisamente più economici ma privi di garanzie sullo sviluppo necessario per poter competere ad alti livelli. E infatti, pur lanciando in pista il futuro campione del mondo Nico Rosberg, allora debuttante ed in coppia con Webber, il mondiale si rivelerà un’autentica delusione, con un 6° posto come miglior risultato.
E così, in occasione della stagione successiva, i motori della Williams passarono dalla firma della Cosworth a quella della nipponica Toyota, da poco entrata in F1. E infatti, sfruttando una qualità ed una potenza maggiore a disposizione, vi fu anche un piccolo miglioramento dei risultati, culminati con il ritorno sul podio in Canada grazie ad Alexander Wurz, chiamato per sostituire Webber nel 2007. A fine anno, però, sarà proprio l’austriaco a fare le valigie per lasciare il sedile al giapponese Kazuki Nakajima, figlio di Satoru e spinto dalla stessa Toyota.
Con l’inserimento di Nakajima a fianco di Rosberg, e la fornitura dei motori nipponici fino al 2009, la Williams sembrò porre le basi di un progetto di rinascita lento ma graduale. E invece, complice anche la crisi economica scoppiata nel 2008, la Williams registrò un passivo di circa 60 milioni di dollari, nonostante i premi derivati dalla posizione in classifica nel 2007. La perdita del main sponsor Petrobras e la vana attesa di sponsor giapponesi che sarebbero dovuti arrivare con l’approdo di Nakajima, peggiorarono ulteriormente la situazione. L’incubo del fallimento fu evitato solo da Bernie Ecclestone, che anticipò i fondi destinati alla squadra nel 2012 secondo i termini del Patto della Concordia. In questo modo, la Williams riuscì a rimettersi in sesto, guardando al 2009 con maggior tranquillità.
Il ritorno al Cosworth
Il 2009, oltre a rappresentare l’ultima stagione per Rosberg e Nakajima in Williams, fu anche l’ultima per i motori Toyota. Nonostante un accordo previsto per il 2010, la casa giapponese appiedò la Williams poco prima dell’avvio stagionale, costringendo Sir Frank a ripiegare nuovamente sui Cosworth, ingaggiando i piloti Barrichello ed Hulkenberg, quest’ultimo autore di una clamorosa pole position in Brasile.
Per il 2011, invece, la Williams rimpiazzò il pilota tedesco con il campione in carica della GP2 Pastor Maldonado, il quale portò in dote munifici sponsor dal Venezuela.
Pur con tutte le buone premesse, la stagione si rivelò fallimentare, con tanto di dimissioni del Direttore Tecnico e Responsabile Aerodinamico del team, segno dell’inizio di una profonda crisi interna.
2012: l’ultima gioia
Per il biennio 2012-2013, la Williams riallacciò il suo nome con quello dei motori Renault, facendo tornare il binomio Williams-Renault che vinse tantissimo negli anni ’90. I ricordi e le emozioni non riuscirono comunque a risollevare le sorti della squadra, che in due anni riuscì a fatica anche solo ad entrare in zona punti. L’unica, bellissima eccezione, si verificò in occasione del Gran Premio di Spagna 2012: sfruttando uno stato di grazia personale smagliante, Maldonado conquistò la pole e addirittura un’inattesa vittoria, siglando così l’ultimo momento di gloria della storia della squadra.
L’illusione della Mercedes ed il tracollo
Nel 2014 però, ad “aiutare” la Williams ci furono i drastici cambi regolamentari che videro l’ingresso in scena delle power unit. Il team inglese siglò un contratto con la Mercedes, ancora oggi vera e propria dominatrice dell’era ibrida. Inoltre, oltre alla scelta azzeccata, la Williams applicò il nuovo sponsor Martini su una livrea completamente rivisitata.
Grazie a queste novità di rilievo, tecniche ed economiche, a cavallo tra il 2014 ed il 2017 il team di Grove riassaporò più volte l’emozione del podio grazie alle performance dell’esperto Felipe Massa e dei due debuttanti Valtteri Bottas e Lance Stroll, quest’ultimo autore dell’ultimo podio firmato Williams nel GP d’Azerbaigian 2017. Al termine della stagione 2018, decisamente al di sotto delle aspettative e terminata con un doloroso ultimo posto in classifica costruttori, la Williams perse lo sponsor Martini e dell’ingegnere Robert Smedley, con quest’ultimo che rassegnò le dimissioni.
E così si arriva al 2019, con un nuovo main sponsor e con due nuovi piloti: George Russell e Robert Kubica, con il polacco rientrante in qualità di pilota ufficiale in un mondiale di Formula 1 dopo il grave infortunio occorso durante il Rally di Andona. Sarà proprio quest’ultimo a cogliere l’unico punto della stagione in Germania, piccolissima soddisfazione in un contesto di grave crisi di risultati, manageriale e tecnica culminata poi nelle ultime ore.
Ora ci si augura che la Williams sappia risollevarsi, e compiere l’ennesimo miracolo per poter proseguire una storia che merita di riempire altri capitoli.