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    F1, McLaren M7A-Cosworth: la prima vittoria non si scorda mai

    Paolo PellegriniBy Paolo Pellegrini14 Settembre 2021Nessun commento6 Mins Read
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    Mentre appassionati e addetti ai lavori si scatenano a suon di insulti social sul corpo a corpo Hamilton-Verstappen, sulla inspiegabile penalità (da scontare al GP di Russia) inflitta al pilota della Red Bull e sul ruolo (stavolta presunto) miracolistico dell’HALO, Daniel Ricciardo si invola e vince con ampio merito il XCII Gran Premio d’Italia a Monza.

    La vettura che ha reso possibile l’impresa del pilota australiano è la McLaren MCL35M-Mercedes M12 E Performance, tecnicamente nata e curata sotto la direzione di James Key. La versione “B” della già sincera MCL35 del 2020, pertanto, sta portando i suoi frutti. Alle spalle di Ricciardo, infatti, si classifica l’altro alfiere del team di Woking, Lando Norris, che ha così rafforzato il suo 4° posto in classifica Piloti, a sole nove lunghezze da Valtteri Bottas, 3°.

    Per la McLaren si tratta della vittoria numero 183 in 894 Gran Premi disputati a partire dal GP di Monaco 1966. Era dal GP del Brasile del 2012 che la McLaren non saliva sul gradino più alto del podio: in quella occasione è Jenson Button a condurre alla vittoria la Mp4/27-Mercedes. Si tratta, inoltre, della doppietta numero 48: l’ultima risaliva al GP del Canada del 2010, quando Lewis Hamilton e Jenson Button conducono rispettivamente al 1° e 2° posto la McLaren Mp4/25-Mercedes.

    Numeri importanti che denotano quanto la McLaren sia, sin dalla sua fondazione, uno dei team di vertice della Formula 1.

    Artefice di tutto ciò è stato Bruce Leslie McLaren. Il pilota e costruttore neozelandese incarna l’essenza del motorsport dei tempi che furono. È proprio Bruce McLaren a conseguire, nel 1968, la prima vittoria per la scuderia “kiwi”: il GP è quello del Belgio, il circuito quello di Spa-Francorchamps.

    Bruce McLaren ha al proprio attivo 98 GP effettivi in F1 e 4 vittorie (Stati Uniti 1959, Argentina 1960, Monaco 1962, Belgio 1968). Dal 1959 al 1965, è pilota ufficiale del Cooper Car Company. Il 1966 è l’anno del debutto in F1 del Bruce McLaren Motor Racing, la vettura è la McLaren M2B-Ford. Eccezion fatta per i GP di Francia, Gran Bretagna e Germania 1966 — disputati al volante della Eagle T1G-Weslake, Anglo American Racers — correrà, sino al GP di Monaco 1970, al volante di monoposto realizzate dalla propria factory.

    Ai modelli M2B, M4B e M5A, succede la M7A, spinta dal nuovo V8 di 90° Cosworth DFV 3000cc aspirato, erogante oltre 410-415 CV ad oltre 9000 giri/minuto.

    È grazie alla M7A che McLaren consegue il primo, storico successo iridato per la sua azienda.

    La vettura è disegnata da Robin Herd. Il progetto — all’abbandono di Herd, trasferitosi alla Cosworth — passa nelle mani di Gordon Coppuck. La vettura si presenta moderna e ben concepita. Il monoscocca è realizzato in sottili pannelli rivettati in lega di alluminio L72, lega di magnesio e acciaio.

    I freni a disco, ventilati, sono realizzati dalla americana Lockheed. I serbatoi del carburante trovano posto tutto intorno e dietro al pilota. Inizialmente, i serbatoi del carburante sono esterni-laterali e staccati rispetto alla scocca, secondo una configurazione già vista, ad esempio, sulla Lancia D50 del 1954-1955.

    Serbatoio e radiatore dell’olio sono collocati al retrotreno (rispettivamente sopra e a fianco del cambio Hewland a 5 marce), così da offrire una migliore distribuzione dei pesi.

    Il radiatore preposto al raffreddamento del motore è collocato, secondo la tipica configurazione del periodo, all’interno del muso, assai schiacciato e rastremato. A valle di esso, ricavati nella carrozzeria in fibra di vetro, spiccano due vistosi effusori, preposti allo smaltimento dell’aria verso l’area superiore della vettura. I condotti del liquido refrigerante scorrono esternamente lungo le fiancate.

    Convenzionali le sospensioni, di “tipo Lotus”, provviste di gruppi molla-ammortizzatori coassiali fuoribordo e obliqui (avantreno e retrotreno) e dei tipici puntoni di reazione al retrotreno.

    Vengono realizzate tre scocche di McLaren M7A-Cosworth DFV. Le prime due — M7A/1 e M7A/2 — debuttano in occasione della III Race of Champions del 17 marzo 1968, al Brands Hatch. Bruce McLaren si aggiudica la corsa non valevole per il Mondiale Piloti, Denny Hulme conclude al 3° posto.

    Il 27 aprile 1968, in occasione del XX BRDC International Trophy sul circuito di Silverstone, la M7A firma una convincente doppietta: Hulme 1° (M7A/2), McLaren 2° (M7A/1). Il debutto iridato della M7A avviene in occasione del GP di Spagna, Jarama (12 maggio 1968): Hulme (M7A/2) termina al 2° posto, McLaren è costretto al ritiro. È ancora Hulme, su M7A/2, ad agguantare un buon piazzamento: 5° al GP di Monaco. Ancora un ritiro, invece, per McLaren.

    In occasione del GP del Belgio sul tracciato di Spa-Francorchamps, debutta il terzo telaio, denominato M7A/3. Nelle mani di Bruce McLaren, questa vettura centra il successo in uno dei GP più ostici della stagione. È il 9 giugno 1968. Dopo una gara “pazza” inizialmente guidata da Chris Amon (Ferrari 312/67), successivamente da John Surtees (Honda RA301), quindi da Hulme (McLaren M7A/2-Cosworth), poi da Jackie Stewart (Matra MS10-Cosworth, Matra International), la spunta Bruce McLaren, il quale si ritrova in testa solo ed esclusivamente nell’ultimo e decisivo giro finale, il 28°. McLaren, partito col 6° tempo, era piombato nelle retrovie già al primo passaggio, per poi risalire la china sino alla impronosticabile vittoria finale.

    Interessante soffermarsi sulla veste aerodinamica della M7A/3 vincitrice a Spa-Francorchamps. Spicca il piccolo spoiler posteriore, montato a valle del compatto cofano motore che lascia esposti gli scarichi. La medesima carrozzeria ingloba, in corrispondenza dello spoiler stesso, il radiatore dell’olio.

    In foto, la McLaren M7A/3 condotta alla vittoria al GP del Belgio da Bruce McLaren. Si apprezzano la bellissima linea e le principali peculiarità tecniche, quali gli sfoghi per l’aria ricavati nel muso (ripresi dalle vetture Sport-Prototipo e poi diffusisi anche in F1), lo spoiler posteriore ed il radiatore dell’olio inglobato nella carrozzeria.

    La McLaren M7A-Cosworth centra altre due vittorie. Denny Hulme (M7A/2) trionfa a Monza, in occasione del XXXIX Gran Premio d’Italia dell’8 settembre 1968, e a Mont Tremblant, teatro del GP del Canada del 22 settembre 1968. In terra canadese, la McLaren fa doppietta: Hulme 1°, McLaren (M7A/1) 2°.

    La carriera sportiva della McLaren M7A è ricca e longeva. Nel 1968, oltre che nel Bruce McLaren Motor Racing, la vettura milita nelle fila dell’Anglo American Racers di Dan Gurney. La bontà della M7A contribuisce agli ottimi risultati della McLaren: Hulme termina il Mondiale Piloti al 3° posto, McLaren al 5°. La McLaren si issa al 2° posto nel Mondiale Costruttori, alle spalle della sola Lotus. Nel 1969, infine, la M7A è schierata anche dalle scuderie private Team Lawson e Colin Crabbe Antique Automobiles Racing Team.

    Nel corso dei vari GP e degli anni, le M7A subiscono molteplici aggiornamenti e modifiche tecniche, vesti aerodinamiche comprese. Si parla, ufficiosamente, di McLaren M7B, ossia la M7A/3 modificata e provvista, anzitutto, di nuove pance laterali accoglienti i serbatoi del carburante. L’ultimo successo è datato 19 ottobre 1969: Denis Hulme, su McLaren M7A/2-Cosworth, si aggiudica il GP del Messico. Un successo che, di fatto, coincide con l’ultima gara iridata corsa dalla McLaren M7A.

    Da Bruce McLaren a Daniel Ricciardo, dalla M7A alla MCL35M. Le arancioni McLaren a scrivere ancora la storia della Formula 1.

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    Paolo Pellegrini, Classe '82, amante della velocità a 360°, che sia un'auto, una moto, un aereo o i 10 secondi di un 100 metri. Disegnatore di auto e moto da corsa estreme.

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