Antonio Giovinazzi lascia la F1 (per ora), portando in Formula E il talento della classe operaia oscurato dai soliti interessi di pochi. Con una speranza: che questo non sia un addio, ma un semplice arrivederci.

Se ne va così come è arrivato, Antonio Giovinazzi: in punta di piedi, senza fare rumore. Sì, perché Giovi non è mai stato abituato a fare tanto rumore, elemento atipico per un mondo così caotico come quello della F1. E forse, anche per questo gli è stata negata quella chance di mettersi alla prova con una nuova era ormai alle porte. Come al solito, a dominare sono gli interessi di pochi, che oscurano il talento di un degno rappresentante della classe operaia, ma caparbio nel “farsi” pilota di livello assoluto. Ha vinto il denaro, e come non potrebbe essere così, d’altronde. Ma Giovi non ha perso, sia chiaro: chiusa una porta si apre un portone, e dopo la Formula 1 ad attenderlo c’è la Formula E. Per un nuovo capitolo di una storia tutta italiana.
VIAGGIO NELLA F1 DI GIOVI: ALFA NEL DESTINO, NEL BENE O NEL MALE
Dal termine della gara di Abu Dhabi, ne siamo certi, Giovinazzi avrà ricominciato a guardarsi indietro. Come tradizione vuole, al termine di ogni percorso il pensiero va a ciò che è stato seminato, per capire se il raccolto ha dato o meno i suoi frutti. E in questo non crediamo di sbagliarci: il raccolto di Antonio, almeno a livello personale, è stato di quelli buoni. Poi è chiaro, ti possono capitare le annate storte, in cui non porti a casa ciò che avresti voluto. In tutto questo, il percorso di Giovi si lega indissolubilmente a chi gli ha aperto (e chiuso) le porte del Circus: l’Alfa Romeo. Nel bene e nel male, il Biscione ha avuto un ruolo fondamentale per Antonio: a partire dal lontano 2017, quando per la prima volta il pugliese ha assaggiato la F1 in sostituzione dell’allora infortunato Pascal Werlhein. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata: la Ferrari Driver Academy, il contratto da pilota ufficiale con l’Alfa, i primi punti. Una scalata degna del suo modo di essere: graduale, razionale, senza eccedere nei modi e nei tempi. E forse per questo deve essere sottolineata ancora di più. Tre anni di crescita costante, sotto tutti i punti di vista. Tre anni, però, interrotti bruscamente come un bel sogno al risveglio. E fa ancora più male sapere che a fare ciò è stato proprio chi ti ha dato la possibilità di metterti in mostra. I motivi sono ben noti, ma non per questo meritano di essere compresi. Perché in un mondo giusto, chi si mette in gioco costantemente, giorno dopo giorno, non può essere trattato come l’ultimo dei reietti.
UNA NUOVA VITA: LA FORMULA E, IN ATTESA DI UNA SECONDA CHIAMATA
Sempre dopo il termine dell’ultima gara stagionale, e dopo questo sguardo a ritroso a ciò che è stato, Giovi avrà iniziato subito a guardare avanti. E il futuro ha un nome ben preciso: Formula E. Una prospettiva diversa dello stesso percorso; una sfaccettatura alternativa di una storia destinata a proseguire, in un modo o nell’altro. E che non si dica che la Formula E sia il ripiego di chi non ha nulla da fare: questa possibilità Giovinazzi se l’è meritata a suon di risultati. E chissà che non apra nuovi scenari all’orizzonte: nell’immediato, sicuramente quello ambizioso di giocarsi qualcosa di importante. E nel futuro più lontano, magari quello di riprendere un viaggio interrotto troppo bruscamente. Perché lasciare le cose a metà non deve essere proprio bello, e Antonio lo sa bene. Ma nel frattempo, ci godremo, da italiani quali siamo, ogni singolo momento da lui regalato al nostro Paese, che con orgoglio l’ha sostenuto in queste tre stagioni. E che altrettanto continuerà a fare nel prossimo capitolo della carriera di Antonio Giovinazzi, ultimo alfiere dell’Italia delle quattro ruote.