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    La filosofia di Verstappen, dal karting alla F1: O primo, o niente!

    Mattia LivraghiBy Mattia Livraghi9 Dicembre 2021Nessun commento8 Mins Read
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    L’ultimo weekend della stagione è ormai alle porte e per la seconda volta nella storia della Formula 1, nonché per la prima dal 1974, i due contendenti al titolo si presentano a pari punti. L’atto finale di questo campionato è forse uno dei più attesi di sempre, la pagina conclusiva di un romanzo sportivo che ha entusiasmato gli appassionati di tutto il mondo grazie al duello intenso e senza esclusione di colpi tra due piloti eccezionali: Lewis Hamilton e Max Verstappen. Ad Abu Dhabi sarà quindi palla al centro per i due fenomeni, ma l’alfiere della Red Bull arriva comunque con un vantaggio: il numero di vittorie. I nove successi dell’olandese, contro gli otto dell’inglese, significano che in caso di parità finale il mondiale sarebbe suo. Questo scenario offre lo spunto perfetto per immaginare già la chiusura dei giochi e scrivere il copione in anticipo: “Verstappen butterà fuori Hamilton e conquisterà così il primo titolo iridato”. In molti già lo sostengono come se fosse una certezza, ma in pochi sanno che Max si è già trovato in una situazione simile quando correva con i go-kart. Come andò a finire allora? Ve lo raccontiamo noi.

    Corre l’anno 2013. Max Verstappen è in lotta per il Campionato del Mondo CIK-FIA nella categoria KF. L’olandese ha l’occasione di mettere la ciliegina sulla torta al termine di un’annata strepitosa, che lo ha visto laurearsi campione europeo nella medesima categoria e trionfare sia nel campionato europeo sia nel campionato del mondo nella classe KZ, la massima espressione del karting. Con tre titoli già in tasca, Max domina il primo round del mondiale KF in Inghilterra e si presenta in Bahrain, per il secondo e ultimo appuntamento, da leader: primo, con 25 punti.
    Secondo, a sole cinque lunghezze, c’è Nicklas Nielsen, attuale pilota Ferrari nelle competizioni GT. Le qualifiche del venerdì vedono Verstappen nono e il suo coetaneo Nielsen terzo, ma nel corso del weekend Max rimette le cose in chiaro e, al volante del suo CRG motorizzato TM, si aggiudica la partenza dalla pole position per la finale di domenica. Il suo diretto avversario, invece, scatta “solo” quinto con il suo Kosmic motorizzato Vortex. Allo spegnimento dei semafori Verstappen è quindi il grande favorito, ma il motorsport insegna che non è mai detta l’ultima parola.

    Max sfila bene e mantiene la leadership, ma grazie a una partenza fulminea Nielsen si porta subito alle spalle dell’olandese ed è pronto a sferrare l’attacco già all’inizio del secondo giro sui 22 totali. Verstappen si difende astutamente, tanto che fa perdere ben due posizioni al diretto avversario, che difatti scivola quarto. L’alfiere della CRG non riesce però a scappare via e viene seguito come un’ombra da Tom Joyner, mentre il portacolori del Kosmic Racing Department recupera velocemente e ben presto si unisce al duo di testa. Gli equilibri cambiano al settimo giro, quando Joyner, a bordo del suo Zanardi motorizzato TM, sorpassa Verstappen. È così che i due contendenti al titolo si ritrovano ruota a ruota… e il colpo di scena non tarda ad arrivare.

    Nel corso dell’ottava tornata, Max va sulla difensiva per coprirsi da Nielsen, che gli dà una cosiddetta “bussatina” al paraurti posteriore. Verstappen capisce facilmente che in quel momento della gara il suo diretto avversario ha un ritmo migliore e quindi non può permettersi di farlo passare, perché rischierebbe di vedersi sfumare la possibilità di giocarsi il titolo fino alla bandiera a scacchi. L’olandese continua a chiudere le porte, ma Nicklas è abile nell’incrociare la traiettoria per uscire più veloce dalla penultima curva e affiancarsi a Max. Quando Verstappen si ritrova il pilota danese di fianco, non ci pensa due volte a continuare imperterrito a chiuderlo. L’esito è prevedibile e potete vederlo con i vostri stessi occhi al 13° minuto del video (qui sotto) della gara: i due arrivano al contatto ed escono di scena insieme. Nielsen rimane impantanato nel fango, mentre Verstappen riesce a rientrare in pista, ma nei giri seguenti perde posizioni e alla fine si ritira.

    Morale della favola? Tom Joyner vince gara e campionato del mondo. Max viene escluso dalla finale perché i commissari giudicano la sua manovra pericolosa, ma guadagna comunque la medaglia di bronzo in campionato. Il povero Nielsen, invece, chiude solo al quinto posto un mondiale che sembrava potersi portare a casa.

    Qualcuno potrebbe pensare che, alla tenera età di 16 anni, Max si fosse fatto trasportare dalla foga e avesse di conseguenza esagerato nella paura di non riuscire a vincere il suo quarto titolo della stagione, accecato da quella fame che contraddistingue tutti i grandi campioni. L’olandese cerca il contatto con il rivale ancor prima del giro di boa, quando era ancora tutto aperto. Inoltre, con Nielsen secondo, a Verstappen sarebbe bastato il terzo posto per conquistare il mondiale. Viene dunque spontaneo credere che il giovane non avesse riflettuto abbastanza e avesse buttato via da solo l’opportunità di contendersi fino all’ultimo un successo che era ancora alla portata. Eppure la realtà dice altro, perché Max era lucidissimo in quella corsa e persino in quella manovra intenzionale ai danni del diretto avversario. Non è un’interpretazione, bensì sono le parole dello stesso Verstappen, nel corso di un’intervista post-gara ai microfoni di TKART (video qui sotto), a confessarlo: “La stagione di quest’anno è stata incredibile. Questa era l’ultima gara, ho provato a fare di tutto per vincere il campionato e ho provato a difendere la mia posizione. Non sono venuto qua per un secondo posto, quindi per me era ‘o primo o niente’. E si è rivelato ‘niente’. Ho comunque chiuso terzo in campionato (ridacchia, n.d.r.)”.

    A riprova della sua lucidità, Max riconosce che probabilmente le pressioni delle sue gomme erano un po’ troppo basse e pertanto non era estremamente competitivo nella fase iniziale della gara. L’olandese ammette che, proprio in considerazione di questa condizione tecnica, avrebbe forse potuto lottare per la vittoria nella parte finale della corsa (considerando che con le pressioni basse si ambisce a essere più incisivi sulla lunga distanza), ma aveva visto chiaramente che Nielsen era molto veloce nei primi giri e quindi l’obiettivo era mantenere la sua posizione, nella speranza che nel frattempo la prestazione delle gomme migliorasse sempre di più. Infine, Verstappen non si fa alcun tipo di problema nell’analizzare la dinamica dell’incidente, spiegando con leggerezza la sua manovra e il suo intento di continuare a chiudere il diretto avversario.

    “O tutto o niente”, come si suol dire. È proprio questa la filosofia di Max Verstappen. E anche se l’episodio appena raccontato risale a poco più di otto anni fa, non sembra che il giovane olandese abbia cambiato atteggiamento. È sicuramente maturato, ma la sua indole pare essere questa ed è facilmente riconoscibile nel suo modo di correre. Lo si è visto in diverse occasioni nella sua carriera in Formula 1 (le prove libere a Monaco e la gara in Brasile nel 2018, la qualifica in Messico nel 2019, la gara a Silverstone quest’anno, solo per citarne alcune) e potremmo analizzarle tutte, ma ci basta l’esempio più recente, verificatosi in Arabia Saudita. In qualifica Verstappen stava completando un giro che gli avrebbe garantito la pole position, importantissima in ottica gara e campionato. L’olandese è entrato fortissimo all’ultima curva, bloccando la gomma anteriore interna e finendo un po’ lungo, ma quando ha visto il muro avvicinarsi in uscita, invece di mollare leggermente e provare a salvare la pole, ha deciso di tenere giù il piede.

    Il risultato lo conosciamo ed è emblematico del carattere di Max. Un pilota affamato che non si accontenta mai, che è pronto a tutto pur di dimostrare di essere il migliore, che unisce il talento alla follia. Non possiamo sapere come andrà ad Abu Dhabi e come si comporterà Max. Le gare in Formula 1 sono diverse rispetto a quelle nel karting, così come possono essere diverse le conseguenze di un contatto, ma lo spirito competitivo dei piloti è lo stesso. Se da un lato molto dipenderà dalle performance di Verstappen sulla sua RB16B e da quelle di Hamilton sulla sua Mercedes W12 E Performance, dall’altro la certezza è che con uno zero da parte di entrambi il mondiale andrebbe all’olandese. E un’altra certezza è che Max, come ha dimostrato sul circuito di Gedda, è disposto a prendersi enormi rischi pur di battere Lewis e non ha paura delle conseguenze. Va però precisato che se il giovane arrembante è affamato e spietato, il leggendario sette volte campione del mondo non è da meno.

    Non rimane che goderci l’atto finale di una stagione che ha regalato le emozioni pure di una Formula 1 che non si vedeva da tempo, uno spettacolo degno degli applausi più sinceri e una sorpresa dopo l’altra. Assisteremo all’incontro decisivo tra due piloti straordinari che hanno davvero fatto la differenza, tenendo gli appassionati con il fiato sospeso nel corso di ogni sfida. L’ultima pagina di questa storia è ancora tutta da scrivere. Ma il titolo c’è già: “All-in, o tutto o niente”.

    2021 abu dhabi F1 verstappen
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    Mattia Livraghi

    Mattia Livraghi | Ho iniziato a correre con i go-kart a livello agonistico nel 2008 e sono arrivato a competere nella categoria regina del karting a livello nazionale. Il sogno è sempre stato quello di diventare pilota ma dopo il motorsport l’altra mia grande passione è la scrittura. Abbinare le due cose insieme? Un mix da favola e una grande opportunità. Condividere la mia passione e trasmetterla agli altri per me è qualcosa di speciale.

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