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    F1, Austin è la fotografia del mondiale 2022

    Lorenzo RoccaroBy Lorenzo Roccaro25 Ottobre 2022Nessun commento4 Mins Read
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    Un Oscar alla fotografia, questo è ciò che merita il Gran Premio di Austin. Nella terra delle statuette, tra le mille nomination, il COTA, quartultimo week-end del campionato cattura, tra incidenti rimonte ed errori, la più accurata istantanea del mondiale 2022.

    RITORNELLI DA RECORD

    Come di consueto i giorni feriali vanno alle rosse, e quello festivo, l’unico che conta, va alla Red Bull di Max Verstappen.
    In assenza del suo uomo copertina Charles Leclerc (penalizzato di 10 posizioni in griglia per la sostituzione del turbo e del motore endotermico), la Ferrari arpiona con Carlos Sainz la 12esima pole stagionale, agganciando il record della mitica F2004. Verstappen risponde la domenica eguagliando anche lui un record, quello di vittorie in una singola stagione. Tredici, come lui solo il Kaiser Michael Schumacher sempre nel 2004 e Sebastian Vettel nel 2013. Record che con tutta probabilità verranno polverizzati negli ultimi tre appuntamenti del mondiale.

    LUCI

    Nel rodeo texano della domenica splendono Leclerc terzo e Norris sesto, autori di rimonte e sorpassi da cavalli di razza, e risaltano i capolavori dei vecchi artisti: Hamilton, Alonso e Vettel.
    Lewis secondo e sconfitto al termine della gara, ma sempre in lotta per la vittoria sino alla fine, con una vettura che sul dritto ha l’efficienza aerodinamica di una Fiat Multipla. Alonso, resuscitato da un incidente Hollywoodiano con il futuro compagno di scuderia Stroll, che a nervi tesi come uno stuntman agguanta un’insperabile e inspiegabile settima posizione (poi penalizzato 15esimo). E infine Sebastian Vettel ottavo (poi settimo in virtù della penalità occorsa all’asturiano) al termine di una prestazione maiuscola, a mettere in chiaro ancora una volta che la pensione è una scelta, non una condanna del padre tempo.

    OMBRE

    Poi però ci sono quei ragazzi: Latifi, Stroll e Schumacher, che ci riportano con i piedi per terra e ci permettono di comprendere anche, quanto gli altri (quelli lì davanti) siano realmente di un’altra categoria. Uno dei due canadesi, Nicholas, il posto l’ha già perso. L’altro, Lance, il posto lo perderà solo quando si stancherà del giocattolo di papà (papà che rischia di non giustificare più neanche la presenza del terzo). Mick, il figlio d’arte, che ormai in questo Circus appare purtroppo senza arte né parte.

    Ma nell’istantanea di Austin non poteva non ritagliarsi uno spazio anche la federazione, a causa dell’ennesima direzione di gara quantomeno controversa.

    Gasly immediatamente penalizzato di 5 secondi per aver lasciato le ormai famose “dieci macchine” di fronte a sé in regime di Safety Car, quando a Singapore si era optato per una semplice reprimenda nei confronti di Perez, dopo ore di colloqui. Ancora peggio la decisione su Alonso, penalizzato di 30 secondi per un reclamo della Haas (arrivato, tra l’altro, fuori tempo massimo).
    A dire il vero il reclamo Haas era doppio e riguardava la precaria sicurezza in pista delle vetture di Perez e Alonso, le quali a conseguenza di incidenti hanno perso rispettivamente parte della paratia destra dell’ala anteriore e lo specchietto di destra.

    Niente bandiera nero-arancione per le vetture #11 e #14 durante la gara, procedura che avrebbe obbligato i piloti a fermarsi ai box per scarsa sicurezza, cosa capitata in passato ad Haas (che se l’è evidentemente legata al dito).
    Ed ecco una penalità per Fernando e nulla di fatto per Checo. Restano tanti dubbi, anche perché in questo caso, non essendo intervenuta a gara in corso, è stata la federazione stessa ad essere negligente rispetto la sicurezza in pista.

    Ora sguardo al Messico e alle nuvole del Budget Cap, che minacciano una Red Bull regina, ma orfana del padre Dietrich Mateschitz, che ha deciso di andarsene e “mettere le ali” proprio nel week-end della quinta coppa costruttori della casa austriaca.

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    Lorenzo Roccaro

    Lorenzo Roccaro - La F1 come metafora della vita o la vita come metafora della F1? Classe '98, laurea in lettere, videomaker di professione e il boato dei motori a scandire i weekend.

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     1. Max Verstappen           0
     2. Charles Leclerc          0
     3. Sergio Perez             0
     4. George Russell           0
     5. Carlos Sainz             0
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