
Il 26 ottobre 2015 è la data che passerà alla storia della politica della Formula 1 come quella della “guerra dei motori”. Da un lato c’è l’esercito della Ferrari, che scende sul campo di battaglia contro quello della FIA e di alcuni team alleati. Ma qual è stata la classica scintilla che ha fatto traboccare il vaso?
Il tutto inizia con un comunicato diramato dalla Federazione Internazionale dell’Automobile, all’interno del quale veniva resa pubblica una faccenda rimasta fino a quel giorno privata. Bernie Ecclestone infatti, come era già noto da tempo, ha contestato i motori V6 utilizzati ora in Formula 1, definendoli esageratamente costosi. In effetti il grande capo della Formula 1 non ha nemmeno tutti i torti, perché per acquistare gli attuali turbo 1,6 ibridi (fortemente voluti dalla stessa FIA a partire dal 2014) i team sono costretti ad un notevole sforzo economico. Si calcola che per noleggiare per un’intera stagione questi sofisticati motori, le squadre devono infatti sborsare qualcosa come 27 milioni di euro. Una cifra insanguinata, per usare un linguaggio fantozziano, che metterebbe in ginocchio tutti quei team che non dispongono di tutto quel patrimonio per permettersi i motori costruiti da case come Mercedes, Ferrari in primis. Proprio per questa ragione, secondo Ecclestone ci sarebbero già tre team pronti a lasciare definitivamente la Formula 1: Marussia, Sauber e Force India, senza dimenticare Red Bull e Toro Rosso che, almeno per il momento, si ritrovano senza un motore per il 2016. Come fare per risolvere il problema?
La FIA si è decisa a ridurre sensibilmente il costo dei motori attraverso una serie di proposte, compresa quella di standardizzare alcune componenti del motore. Con queste azioni infatti, il costo del noleggio delle power unit per una stagione passerebbe da 27 milioni a 10 milioni e mezzo.
E’ a questo punto che la guerra entra nel vivo, perché la Ferrari decide di respingere questa proposta attraverso un’arma che solo lei possiede: il veto. La casa di Maranello è l’unico team di Formula 1 ad aver questo vantaggio politico, che consente di bloccare una norma regolamentare in via di approvazione. Questo diritto fu attribuito alla Ferrari dalla FIA in via del tutto esclusiva, in quanto la stessa “Rossa” è stata ed è ancora riconosciuta come la squadra più prestigiosa e storica dell’intero circus.
E quindi? La mossa del neo-presidente Sergio Marchionne non ha minimamente spiazzato Ecclestone & Co., tanto che da Place de la Concorde di Parigi è arrivata l’immediata contromossa: quella di creare, a partire dal 2017, un progetto di motore “clienti” a basso costo, riservato solo per i team con meno disponibilità economiche che faranno questa specifica richiesta. Secondo la FIA, il motore non supererà il costo del 7 milioni, e sarà un V6 2,2 litri con due kers. Il propulsore sprigionerà la stessa potenza delle attuali power unit (850/900 cavalli), ma sarà meno sofisticato sia da un punto di vista meccanico che elettronico. A differenza degli attuali motori infatti, mancherà il Mgu-h, la componente incaricata al recupero dell’energia dal calore del turbo.
Una tattica, quella elaborata dalla FIA, mirata a mettere in difficoltà Ferrari e Mercedes, che in questo caso potrebbero perdere clienti preziosi. Di astratto c’è poco o nulla, anche perché il progetto low cost ha già attirato l’interesse di due case motoristiche di rispetto come Cosworth ed Illmor.
Ora restano da vedere gli sviluppi di questa ennesima guerra politica all’interno della Formula 1.