
Mercedes, Ferrari, Red Bull-Renault TAG Heuer, Williams-Mercedes, Force India-Mercedes, Toro Rosso-Ferrari, McLaren-Honda, Haas-Ferrari, Renault. Ecco dov’è finita la Renault! Al 9° e terzultimo posto della classifica Costruttori? Ebbene sì: peggio del costruttore francese, solo la Manor-Mercedes e la Sauber-Ferrari. Insomma, un disastro.
La stagione di Formula 1 2016, come noto, vede il Marchio Renault rientrare nella massima formula nel ruolo di costruttore “totale”. Correva l’anno 2011: Nick Heidfeld, Vitaly Petrov e Bruno Senna portano in gara la poco competitiva Renault R31, monoposto spinta dal V8 Renault RS27-2011, motore che consente, però, alla Red Bull RB7 e a Sebastian Vettel di dominare a mani basse la stagione. Nel 2012, il team di Enstone cambia pelle, trasformandosi in Lotus F1 Team. Dopo gli eccellenti anni con le E20-Renault RS27 e E21-Renaut RS27 (2012-2013, l’ultimo biennio dei V8 aspirati di 2400cc), arrivano la pessima E22-Renault Energy F1 2014 V6 del 2014 e la mediocre E23-Mercedes PU106B del 2015. L’era della FintaLotus finisce qui e riapre quella della Renault.
La vettura schierata è la R.S.16: responsabile del progetto e dello sviluppo della monoposto è Nick Chester, già a capo delle fallimentari Lotus E22 e E23. Rémi Taffin, infine, dirige dal 2015 il Renault Sport Formula One Team Engine. La R.S.16 altro non è che una riedizione rivista e aggiornata della Lotus E23 del 2015. In luogo del motore Mercedes, ora vi è il V6 Turbo Renault R.E.16. Le due vetture si somigliano in tutto e per tutto, ad iniziare dalla fattura della presa d’aria dinamica del motore. La Renault R.S.16 non solo mantiene inalterata la forma della “bocca” principale. ma mutua dalla Lotus E23 anche le due prese d’aria di raffreddamento (una per lato), poste lateralmente all’airscope stesso.
Questa nuova monoposto si sta dimostrando meno competitiva della già mediocre Lotus E23 del 2015. Una preoccupante involuzione tecnica, pertanto, sta affliggendo il costruttore francese con base a Enstone, Regno Unito. Appena un anno fa, e dopo dieci gare, la Lotus-Mercedes navigava a quota 35 punti (chiuderà la stagione a 78 punti, al 6° posto Costruttori). Oggi, ci ritroviamo con una Renault ferma a 6 punti, frutto del 7° posto agguantato da Kevin Magnussen in occasione del GP di Russia (1 maggio 2016). Annata sinora negativa per il debuttante Jolyon Palmer, ancora fermo a quota zero punti in classifica. Il figlio d’arte inglese, classe 1991, coglie quale miglior risultato (relativamente a queste prime dieci gare disputate) l’11° posto al GP d’Australia.
Siamo di fronte, dunque, ad una grande in decadenza. Una crisi simile a quella che sta colpendo la McLaren-Honda: due colossi dell’automobilismo costretti a sgomitare nei bassifondi delle classifiche. Cosa manca a questa Renault? Potrà ripetere nel prossimo futuro i successi colti nell’era Alonso e post-Benetton, culminati nella doppietta mondiale del 2005-2006?
I veri problemi del team sembrano risiedere in una vettura, la R.S.16, sul fronte telaistico ed aerodinamico non all’altezza della miglior concorrenza, in una coppia di piloti (Magnussen-Palmer) non particolarmente brillante (anche il più esperto e veloce danese sta deludendo, e non poco), in una squadra, appunto, non in grado di sviluppare adeguatamente una vettura carente e che, al contrario, sembra già pensare al 2017. E il motore, anzi, la “power unit”, dove la mettiamo?
Il V6 R.E.16 si sta dimostrando sincero e competitivo, anche nella sua versione più aggiornata, portata in gara a partire dal GP monegasco. Anzi, decisamente competitivo. La Red Bull RB12 di Daniel Ricciardo e Max Verstappen (quest’ultimo, dal GP di Spagna, sulla vettura che fu di Danijl Kvyat), spinta dal propulsore francese ribattezzato TAG Heuer, sta cogliendo ottimi risultati. Su tutti, la storica vittoria conquistata proprio da Verstappen in quel di Barcellona. Oltre alla vittoria del giovane olandese, la monoposto firmata da Adrian Newey ha portato a casa una pole-position (Ricciardo, GP di Monaco) e quattro podi (il 3° posto di Kvyat in Cina, il 2° di Ricciardo a Montecarlo e i due secondi posti di Verstappen in Austria e Gran Bretagna). La Red Bull, pertanto, è in grado di puntare al podio con più costanza rispetto al magro 2015, stagione conclusa senza alcuna vittoria per il team anglo-austriaco.
Motori uguali ma molteplici particolari diversi per Renault R.S.16 e Red Bull RB12; non solo alloggiamenti delle varie componenti della “power unit” diversi in relazione alle altrettanto differenti configurazioni aerodinamiche, ma anche particolari tecnici visibilmente vistosi quale, ad esempio, il condotto di scarico della valvola wastegate: sdoppiato per il V6 Renault installato a bordo della Red Bull RB12 (due condotti che scorrono ai lati del terminale di scarico primario, fuoriuscente dalla turbina), singolo per la R.S.16 (posto sopra al terminale di scarico).
La marcata difformità di prestazioni, a parità di motore, tra la Red Bull e la Renault testimonia, quindi, la bontà del telaio realizzato a Milton Keynes e, al contempo, le lacune telaistiche ed aerodinamiche della R.S.16. Ma è proprio questa difformità ad evidenziare la bontà del V6 Renault R.E.16: qualora installato a bordo di una vettura valida, condotta da valenti piloti, quale è appunto la efficace Red Bull RB12, l’unità francese palesa prestazioni in linea alle “power unit” Ferrari e Mercedes.
Una situazione, in definitiva, che ricalca molto da vicino quanto abbiamo già visto nel 2014. In quell’anno, la “power unit” Renault si dimostra sincera (carente ad inizio anno, assai migliorata nel corso della stagione) ma non ancora al vertice. Essa, però, consente ad una efficace Red Bull RB10 di cogliere podi e ben tre vittorie con Ricciardo. La stessa unità, invece, nulla può contro la pochezza della Lotus E22 firmata da Nick Chester (lo stesso Chester oggi alla Renault…), la quale permette a Grosjean e Maldonado di racimolare la miseria di 10 punti complessivi (8 per Grosjean, 2 per Maldonado).
La legge dell’automobilismo è spietata: a nulla servono budget astronomici, nomi altisonanti, essere un colosso dell’automobilismo, glorie e vittorie passate. McLaren-Honda e, appunto, Renault stanno sperimentando questa dura legge del motore sulle proprie pelli. Servono idee chiare e progetti sani: ingredienti che in questi lidi scarseggiano.
Scritto da: Paolo Pellegrini