
Vorrei che Chris Amon fosse ricordato non perché detentore del record che nessun pilota mai vorrebbe, vale a dire quello di maggior numero di chilometri corsi in Formula Uno senza mai avere vinto una gara, ma perché, nonostante l’iniquo palmares, è stato indiscutibilmente e trasversalmente amato. Da tifosi e appassionati, ma anche da compagni di scuderia, avversari e tecnici, perché era dannatamente veloce ma altrettanto ferrato nella messa a punto, perché non si tirava indietro mai e si comportò sempre da gran signore. Perché, in un’epoca di cavalieri del rischio che a volte furono primedonne in lotta per un posto al sole, lui fu davvero cavalleresco.
Chris Amon vinse a Le Mans e a Daytona e se la battè alla pari con mostri sacri come Hill e Clark, ma partì da più lontano di quanto fosse lontano, da un punto su una cartina agli antipodi, come il conterraneo Bruce Mc Laren. Forse è per questo che si trovò bene in Ferrari: infondo la Nuova Zelanda sembra un’Italia rovesciata dall’altra parte del globo terrestre. O forse perché questo pilota gentiluomo capì cos’era davvero la Ferrari, molto prima e molto meglio di tanti altri blasonati colleghi e, anche se se ne andò per cercare una sorte migliore – che ovviamente non trovò – altrove, ricordò sempre con affetto e rispetto i suoi anni in compagnia del Commendatore. Dell’Ingegner Forghieri. E dell’amico Lorenzo Bandini.
Oggi è passata una leggenda. Non aveva vinto molto, ma fece sue gare leggendarie. E non è nemmeno vero che non vinse mai un gran premio di Formula Uno: ne vinse due, ma non furono validi per il calendario allora vigente. Perdere una voltata a Monza perché gli si strappò via la visiera dal casco non gli tolse il sorriso. Qualcuno disse di lui che non era un pilota vincente perché non sapeva prendere le giuste decisioni in gara, però era bravo a capire quali piloti potessero vincere: se Gilles Villeneuve arrivò in Ferrari, infatti, fu dietro suo consiglio.
Oggi è un giorno triste, perché se n’è andato un testimone di un’epoca bella, dannata e irripetibile, un testimone cui è riuscito il miracolo di raccontarla, quell’epoca lì. Una persona che, nonostante le poche soddisfazioni che ne aveva ricevuto, non aveva smesso di seguire e amare la Formula Uno, anche quella odierna, piagata da assurdità regolamentari e obbrobri decisionali.
In un’intervista rilasciata ad Autosprint nel 2007, Chris Amon ha detto:
«Fino a trent’anni fa mi spaventava l’idea di avere un incidente in corsa e di non risvegliarmi più. Ora le cose sono cambiate. Spesso dormo durante un Gp, ma se non altro ho la ragionevole certezza di potermi risvegliare, più tardi»
Allora buonanotte, Chris, buon viaggio. Salutaceli tutti.