
© FOTO STUDIO COLOMBO PER FERRARI MEDIA
L’ultimo Gran Premio in Germania ha visto il sorpasso della Red Bull Racing ai danni della Scuderia Ferrari nella classifica costruttori. Questo non è frutto del caso, bensì di una grande crescita della scuderia austriaca e di uno stop nell’evoluzione della SF16-H.
Ripensando al primo Gran Premio in Australia sembrava impossibile. Sul circuito di Melbourne la Rossa partiva dalla seconda fila e al via Sebasitan Vettel sverniciò letteralmente le due Mercedes di Nico Rosberg e Lewis Hamilton. Nonostante il 3° posto finale, la Ferrari sembrava essere sulla strada giusta; le cose però erano destinate a cambare e il campionato era molto lungo.
Per iniziare ad analizzare il progresso Red Bull bisogna partire dal sabato pomeriggio, o meglio dalle qualifiche.
Guardando la tabella ci accorgiamo come la crescita della Red Bull sia stata stata graduale.
Nei primi 4 Gran Premi la scuderia austriaca ha quasi sempre pagato pegno alla Ferrari: solo in Cina Ricciardo fece un super-giro mentre Vettel e Raikkonen commisero degli errori nei propri giri lanciati. Partendo dal disastro australiano però si nota il momento in cui la Red Bull si è trovata ad armi pari con la Ferrari, cioè in Spagna (sempre in riferimento alle qualifiche).
Dalla Spagna fino all’Austria le due scuderie, nei tempi del sabato pomeriggio, sono sempre state molto vicine: una scuderia prevaleva sull’altra a seconda del tracciato in cui si gareggiava. Monaco era una pista favorevole alla Red Bull (pole position di Ricciardo) mentre il Canada era nettamente a favore della Ferrari visti i lunghi rettilinei e la poca influenza dell’aerodinamica sul circuito di Montreal.
Dall’Austria le cose iniziarono a complicarsi per la Ferrari. Il circuito austriaco è molto breve e anch’esso dotato di lunghi rettilinei come Montreal, ma quelle poche curve che ci sono richiedono una macchina reattiva e con un carico aerodinamico in grado di mantenere l’anteriore preciso e una buona velocità in curva per permettere al pilota di sfruttare poi tutto il potenziale del motore in accelerazione. La Ferrari in qualifica era un pochino avanti mentre in gara le cose sono andate diversamente, ma lo vedremo meglio dopo. In una pista che sulla carta era più favorevole alla Rossa, sono iniziati a sorgere alcuni punti di domanda. Da qui in poi infatti abbiamo assistito al sorpasso Red Bull ; negli ultimi tre Gran Premi Ricciardo e Verstappen hanno sempre occupato la seconda fila a discapito di due Ferrari relegate in quinta e sesta posizione, quando andava bene.
Analizzate le qualifiche è giusto passare alla competizione in cui si assegnano i punti: la gara.
Come prima, abbiamo raccolto tutti i risultati delle due Red Bull e delle due Ferrari. Non terremo conto dei “se” e dei “ma” tipo: “Con una strategia diversa la Ferrari avrebbe vinto!” oppure “Se Vettel non si fosse ritirato avrebbe vinto!”. Analizziamo i risultati così come li conosciamo.
Se prima abbiamo detto che la Red Bull soffriva in qualifica non si può dire lo stesso della gara. Nelle prime 4 gare i “bibitari” sono sempre andati meglio delle qualifiche tranne in Russia dove è stato un week-end abbastanza disastroso. Comunque sia erano sempre dietro ad una Ferrari che, in mezzo ai suoi problemi, dimostrava di essere la seconda forza nel mondiale. In Spagna c’è stato un primo campanello d’allarme: nonostante la Ferrari fosse più veloce sul passo-gara, il sorpasso in pista non è avvenuto e la vittoria è andata al giovane Verstappen. Il campanello che molti avevano iniziato a suonare però non ha trovato conferma nei gran premi successivi. Monaco è un caso a parte visto che sapevamo benissimo della forza Red Bull in quel circuito, ma in Canada e in Europa le macchine austro-inglesi hanno faticato e tutti, in Ferrari, affermavano che i rivali erano ancora indietro.
Dopo l’Austria e l’Inghilterra i dubbi sono diventati conferme. Raikkonen a Spielberg non è riuscito ancora a passare Verstappen mentre la gara inglese è stata una vera e propria passeggiata nel senso che se la Ferrari metteva una scritta luminosa sulla vettura poteva tranquillamente passare per “un taxi” e nessuno se ne sarebbe accorto.
Dopo questo Gp però a Maranello si dicevano “non preoccupati del recupero delle Red Bull“. Arrivabene dichiarava: “Sono ancora dietro di noi. Il nostro obiettivo restano le Mercedes!“. Ma negli ultimi tre Gran premi la Red Bull ha portato a casa cinque podi contro gli zero della Ferrari e infine c’è stato il famoso quanto doloroso sorpasso.

Come dimostra il grafico qua sopra, la Red Bull ha avuto un distacco massimo di 37 punti dalla Ferrari, ma da quel momento in poi ha avuto e dei risultati invidiabili: 28-30-25-33 punti (29 punti di media) contro i 15-12-20-18 (16,25 punti di media) della Ferrari. In sostanza sono passati dai -37 ai +14 (51 punti in 4 gare quindi una media di 12,75 punti a gara).
Adesso la Ferrari deve svegliarsi! Ci sono due settimane di pausa in cui riorganizzare le idee e due settimane in cui lavorare duro per tornare forti. La Red Bull non starà a guardare e data la sua crescita è probabile che in alcuni Gp sarà ad armi pari con le Mercedes. Sembra però che a Maranello regni un po’ di caos viste le continue rivoluzioni e soltanto a Spa vedremo se avranno avuto la forza di reagire.
La paura più grande resta però il prossimo anno. La Ferrari sta sviluppando proprio in vista del 2017 e non sappiamo ancora chi metterà la firma sulla nuova vettura dopo la partenza di James Allison.
In Red Bull invece il nome è ormai conosciuto. Dopo essersi disinteressato alle corse, il genio Adrian Newey è tornato e tornerà, così come l’aerodinamica, nel 2017. Vedendo l’ingegnere inglese a qualsiasi ferrarista vengono i brividi pensando ai “missili” austriaci che dal 2010 al 2013 tolsero alla Rossa di Fernando Alonso 2 titoli mondiali e forse qualcosa in più.
Ferrari: bisogna lavorare duramente e a testa bassa!

