
Brevi riflessioni dopo il diluvio di Interlagos
“Ogni tuo successo ti crea un nemico; per essere simpatico occorre essere mediocre.” Che Oscar Wilde non si occupasse di F1 è cosa più che ovvia, ma questo suo pensiero calza comodamente al nostro eroe di giornata. Un ragazzo neanche ventenne, e inviso a molti, che vola sotto il diluvio di San Paolo in occasione del penultimo appuntamento mondiale di F1 in Brasile. Uno che, almeno al volante, con la mediocrità sembra proprio non avere nulla da spartire. E forse, tornando a Wilde, proprio per questo non riesce simpatico a tutti.
Diciamolo con sincerità, i campioni e quelli destinati a diventare tali non possono e non devono piacere a tutti. Lo sport è pieno di esempi di antipatici di successo – da Josè Mourinho nel calcio, allo stesso Lewis Hamilton così come l’Ayrton Senna di certi momenti in F1, solo per citarne alcuni – ma comunque vincenti e quindi fatti per dividere le folle. Salvo quando poi l’antipatico di turno veste la nostra casacca ed allora “in fondo dai non è male questo qua…”.
Per una Formula 1 imbrigliata in tanti, troppi, regolamenti invece che in poche e chiare regole gli exploit di Max Verstappen sono in fondo un toccasana. Simpatia o meno, certa spregiudicatezza, dettata comunque da talento, riporta all’essenza delle corse; il sorpasso comunque sia, una staccata sotto la pioggia qualsiasi cosa accada, disegnare traiettorie inedite e inaspettate all’avversario per il gusto e la sfida di farlo, e non per il freddo calcolo da classifica.
Non sappiamo se, come sottolineano in molti, tra gli annacquati tornanti brasiliani sia nato definitivamente un campione ma, quel che è certo è che questo Circus ha una disperata urgenza di ritrovare se stesso. Coniugando le esigenze e gli sviluppi di natura tecnica con quelle di natura essenzialmente sportiva e di sfida, possibilmente senza soffocare sul nascere, con regolamenti eccessivi e decisioni schizofreniche – vedi gli stop alla gara e le safety car di ieri in Brasile – i talenti in erba anche a volte un po’ troppo sfrontati come il figlio d’arte olandese, o umiliare le qualità di campioni affermati in pista. Al contrario si rischia una Formula 1 mediocre e, contraddicendo stavolta Wilde, sempre più antipatica a molti.