
Il campionato 2016 è archiviato ma la sua lunga coda si estenderà ancora per un bel pezzo. Somatizzato lo choc del ritiro da vincente del campione Nico Rosberg e venuti a patti con la preoccupazione principale che agita le anime dei motorsport addicted, che sembra essere diventata la mancanza, per un altro anno, del numero uno sulla griglia, è tempo di tirare le somme.
Se mi chiedessero che campionato è stato questo 2016, posto che è già stato eviscerato, in altre sedi, più minuziosamente e circostanziatamente di quanto potrei fare io, risponderei che è stato il campionato degli ossimori. La sua fine era già scritta fin dalla prima gara ma siamo dovuti arrivare agli ultimi metri dell’ultima per conoscerne davvero l’esito; è stato dominato dalle querelles sul regolamento ma spesso proprio il regolamento è stato disatteso o applicato in maniera non omogenea (del resto le leggi son, ma chi pon mano a esse?); ci sono stati cambiamenti di sedile e movimenti vari fra piloti e scuderia, ma nulla è davvero cambiato per l’approdo dei giovani di talento alla massima serie, che è e sarà ancora terreno di conquista per i paganti. Rispetto al 2015, Red Bull e Ferrari si sono scambiate il posto: i Cavalieri della Bibita Rotonda hanno vinto gare, battezzato prime vittorie, andavano forte con il caldo e hanno avuto pochi problemi di affidabilità; i Crociati del Cavallino Rampante hanno subito guasti perfino degli specchietti retrovisori, faticavano con il caldo, hanno privilegiato un progetto estremo e cercavamo disperatamente di darsi un tono. Rispetto al 2015, gli altri sono rimasti come il parlamento di Francia al tempo della rivoluzione francese: da una parte i Giacobini di Stoccarda, dall’altra i Girondini di Milton Keynes e Maranello e nel mezzo il marais, la palude. Una trappola melmosa fatta di prestazioni imbarazzanti, drammatiche carenze di fondi, piloti improvvisati e incidenti tragicomici dai quali è emersa come un raggio di sole in una giornata tempestosa la fantastica Force India, il cui quarto posto finale conquistato con merito ai danni della più titolata Williams sa di impresa. Già, la Williams. Impaludata assieme alle altrettanto nobili Renault e McLaren Honda, si trascina in una terra di mezzo dove consegue record che poco o nulla apportano ai risultati della scuderia – massima velocità sul rettilineo, giro veloce a fine gara o pit stop più rapido – e per il resto lotta ferocemente a centro gruppo per mantenere le posizioni agguantate in qualifica, che quasi sempre non conferma in gara. Risultati, questi, facilmente leggibili dal Mediocrity Award, che, con impudente vanità, mi pregio di aver inventato.
Ricordate?
Dopo ogni Gran Premio vi abbiamo chiesto di votare il vostro Galleggiatore di Metà Classifica, un modo irriverente di riflettere sul fatto che molto spesso i piloti, per carenze proprie o per cause di forza maggiore, sono ospiti delle proprie monoposto, quasi che la componente umana del binomio uomo-macchina che è l’anima della Formula Uno non potesse in alcun modo intervenire. Infatti nell’unica gara da uomini che si è corsa quest’anno, vale a dire il Gran Premio del Brasile, è stato deciso di non eleggere nessun Galleggiatore, anche perché i poveri piloti, fra bandiere rosse intermittenti e scrosci improvvisi, galleggiavano già abbastanza. Ebbene, la classifica finale del Mediocrity Award 2016 vede dominare i piloti Williams, Bottas e Massa, con 3 voti ciascuno, più votati degli inspiegabili Gutierrez ed Ericsson, fermi a quota 2 ciascuno, e dei piloti e del muretto Ferrari, oggetto mai come quest’anno degli strali di appassionati e tifosi quali epigoni di una stagione deludente, i quali raccolgono insieme 5 voti. A quota uno stanno tutti gli altri, compreso Charlie Whiting, trionfatore dei Mediocri del Messico, tranne Hamilton, Ocon, Wehrlein, Palmer, Magnussen, Grosjean, Alonso, Button e Nasr. La qual cosa non dovrebbe rallegrarli, perché se è pur vero che non figurano nella classifica della mediocrità perché autori spesso di prestazioni maiuscole – cosa vera per alcuni di loro – ne sono fuori allo stesso modo perché ingiudicabili o perché, più che i mediocri, sono stati i peggiori di giornata, quindi fuori dal sondaggio.
In attesa di recapitare agli scalpitanti vincitori il nostro premio, cioè un righello e una matita – rigorosamente non cancellabile – con cui tracciare una bella linea retta, dritta, senza picchi e senza tonfi, paradigma del galleggiamento, cari amici di Circus, vi regalo il miglior riassunto per tappe del campionato 2016 che potessi fare: una raccolta dei “lanci” dei singoli sondaggi del Mediocrity Award, nei quali ho ripercorso tutti i memorabilia della stagione e che potrete trovare a questo link. Alla fin fine, ogni tanto è stato bello sdrammatizzare, o no?
Grazie per avermi fatto compagnia nel 2016 e grazie a quanti continueranno a farlo.
Cercheremo di movimentare il più possibile la pausa invernale per non farvi sentire la mancanza della Formula 1, quindi stay tuned!