
Ciò che non manca nel Gp di Monte Carlo sono sicuramente i tanti spunti che il weekend monegasco ha portato con se, soprattutto per quanto riguarda la tanto discussa strategia Ferrari che ha privato Kimi Raikkonen di una vittoria che avrebbe meritato.
Una vicenda che ha fatto parecchio discutere, soprattutto per le grandi chance che il finlandese aveva di vincere la gara. In molti l’hanno vista come una pugnalata alle spalle per Kimi, il quale, probabilmente, già pregustava la vittoria, risultato del grande lavoro svolto durante il corso dell’intero weekend. Un’occasione per allungare nel campionato piloti con Sebastian Vettel, viste le difficoltà di Lewis Hamilton durante il fine settimana del Principato, ma un’occasione per far tornare anche il finlandese al successo, una soddisfazione che avrebbe meritato dopo la pole.
Le opinioni sono le più disparate, vi è il partito “team order corretti” e quello di “al rogo la Ferrari”, ovviamente basate su due visioni della situazione completamente diverse. Da una parte è giusto pensare che Ferrari abbia pensato di poter favorire il proprio pilota di punta, non solo per i problemi accusati da Hamilton, ma anche perché la maggior costanza e il vantaggio sul compagno di squadra, ne stanno sancendo il ruolo di prima guida su cui puntare per il titolo mondiale. Dall’altra, essendo solamente la sesta gara di una lunga stagione, probabilmente non ci si aspettava un colpo basso nei confronti di Raikkonen, soprattutto dopo l’ottima prestazione del sabato e il difficile inizio di stagione: un successo che lo avrebbe riscattato dopo le tante critiche – spesso ingiuste – ricevute nelle prime gare dell’anno, reo secondo molti di non essere all’altezza di una vettura come la SF70H e di una Ferrari vincente.
Difficile dire chi abbia ragione e chi no. È giusto pensare che Ferrari avrebbe dovuto dare la vittoria a Vettel, un’occasione così ghiotta di rosicchiare punti su Hamilton è rara, è da sfruttare, da non lasciarsela sfuggire. È chiaro che per raggiungere questo obiettivo le strade erano due: dare a Seb la possibilità di giocarsela in pista oppure i team orders. Date le circostanze è impossibile dire cosa abbia deciso la Ferrari, semplicemente perché non è vi è certezza: da una parte Sebastian aveva un passo fenomenale, dall’altra la sosta anticipata di Kimi potrebbe essere stata studiata a tavolino per permettere al compagno di squadra di effettuare l’attacco. I fatti dicono che il campione del mondo pitta, probabilmente anticipatamente di almeno un giro, per coprire un possibile undecut da parte di Valtteri Bottas e Max Verstappen. Un pit stop forse un po’ troppo anticipato, perché in quel giro non vi era particolare necessità di impostare immediatamente una strategia di difesa: una fermata che a Raikkonen è costata molto, visto il tempo perso anche dietro ai doppiati al rientro. Doppiati che non avrebbe potuto evitare, a patto di rimanere in pista per altri due giri, imponendo il suo passo notevolmente più veloce rispetto a Pascal Wehrlein e Jenson Button. In questo modo, però, Ferrari aveva “l’obbligo” di tenere un pilota in pista, in modo da coprire una possibile VSC/SC che avrebbe aiutato Daniel Ricciardo, il quale non si era ancora fermato e stava provando la stessa strategia di overcut ai danni di Bottas e Verstappen, in quel momento bloccati nel traffico dei doppiati e di Carlos Sainz Jr.. La vicenda si snoda in questi giri: Vettel ha un passo gara straordinario, impossibile per chiunque, tanto a che arriva a girare sul minuto e quindici basso, facendo segnare ripetutamente il giro veloce della corsa in sequenza. Un passo insostenibile ma che ha permesso al tedesco di trovarsi davanti dopo il pit stop solamente di pochi decimi, una strategia che senza il suo enorme talento ed un piccolo aiuto dai doppiati, non avrebbe assolutamente funzionato. Probabilmente la situazione non sarebbe cambiata neanche al contrario, con un Vettel che si ferma prima provando un overcut.
La domanda sorge spontanea però: sarebbe stato corretto “boicottare” la gara di Sebastian, ordinandogli di rallentare o di rientrare in un diverso momento, quando aveva numerose possibilità di puntare al successo finale per lasciar vincere Kimi? È una domanda che in realtà in pochi si sono posti, probabilmente anche perché in pochi, prima e dopo la polemica, non si sono fermati ad analizzare la situazione e come si andata effettivamente, perché in realtà quanto fatto con Kimi e Seb ripercorre la strategia di Bottas con Verstappen e Ricciardo, ed ancora, anche se in modo un po’ diverso anche se circostanze di base erano piuttosto simili anche come usura gomme e mescole, ricorda la strategia del Gran Premio di Russia di quest’anno, dove l’overcut che aveva provato Vettel non aveva funzionato. Sorge, però, un’altra domanda: se fosse stato tutto programmato, perché rischiare di mandare Vettel a muro perdendo 18/25 punti con il tedesco? Sebastian in quei giri ha rischiato moltissimo, andando sicuramente più volte al limite e al rischio di avere un incidente, una cosa all’ordine del giorno soprattutto a Monte Carlo, una pista che non perdona la minima sbavatura. Se fosse stato tutto programmato, con un diabolico piano per privare Raikkonen della vittoria, perché rischiare di buttare con Vettel la possibilità di fare punti pesati solo per mascherare un team order, con una strategia che tra l’altro si è dimostrata essere davvero al limite del possibile? Ferrari sperava nelle doti di Vettel mettendo a rischio tutto? E se non avesse funzionato, quale sarebbe stata la prossima mossa del muretto?
Risposte sicure non ce ne sono, solo supposizioni di una gara in cui probabilmente con il cuore in molti tifavano per Raikkonen, ma con la testa speravano in Vettel. La stagione è ancora lunga ed è importante che Ferrari faccia le proprie mosse con intelligenza.