
Alfa Romeo. È senza dubbio il Marchio più ambito, conteso e corteggiato dai massimi campionati internazionali. Formula 1, WTCC, DTM, FIA WEC cercano di assicurarsi, a turno, le attenzioni della celebre Casa automobilistica italiana. Fine nobile, non v’è dubbio. Alfa Romeo, infatti, è sinonimo di competizioni, vittorie, auto mitiche, motori altrettanto leggendari. Ripercorrere la storia dell’Alfa Romeo equivale a raccontare decenni e decenni di pagine di storia delle corse automobilistiche nazionali ed internazionali, dagli Anni ’10 del Novecento sino agli Anni 2000, dall’Europa agli Stati Uniti, dalle ruote coperte alle vetture formula, dalle piste ai rally.
Le cronache di queste ultime ore raccontano di un Gerhard Berger, già pilota di ATS, Arrows, Benetton, McLaren e Ferrari nonché attuale responsabile del campionato DTM (Deutsche Tourenwagen Masters), intento a “stuzzicare” la dirigenza FCA (leggi Sergio Marchionne) attorno ad un rinnovato impegno del Marchio del Biscione nella serie tedesca. Ricordiamo, a tal proposito, che l’Alfa Romeo è protagonista, negli Anni ’90, nel DTM-ITC; un programma pluriennale affrontato con serietà e tenacia e che trova il proprio apice nel 1993, allorché Nicola Larini, al volante della mitica 155 V6 TI, si laurea campione. L’attuale DTM – sebbene contempli “spec car” silhouette accattivanti, esasperate e caratterizzate da eccellenti prestazioni – è, purtroppo, una copia sbiadita del vero DTM che fu, in cui regnavano varietà e differenziazione tecnica. In ogni caso, il DTM potrebbe costituire una valida opzione per un importante rilancio nel mondo delle competizioni di Alfa Romeo.
Il sogno, inutile girarci attorno, è rivedere il Marchio lombardo in Formula 1. Sì, la Formula 1. Oggigiorno, infatti, quando si parla di Alfa Romeo, il richiamo corre subito al Turismo, in virtù, soprattutto, delle ultime apparizioni corsaiole della Casa in questione, tutte in ambito Turismo: dal DTM-ITC al BTCC inglese, dal Superturismo italiano al WTCC. Innegabile, ma Alfa Romeo è la Formula 1. Siamo di fronte – è sconsolante ammetterlo – ad un tipico fenomeno di diluizione, di annacquamento della Storia: le nuove generazioni di appassionati non accostano più Alfa Romeo alla F1, misconoscono, probabilmente ignorano i successi ottenuti dalle “Alfetta” 158 e 159, capolavori di tecnologia portati al successo da Giuseppe Farina e Juan Manuel Fangio nel biennio 1950-1951. E poi come non menzionare le monoposto Alfa Romeo dal 1979 al 1985, i motori forniti a Osella, Brabham, March, McLaren, dai 12 cilindri aspirati agli 8 cilindri Turbo. Pertanto, la Formula 1 rientra a pieno titolo – usando una abusata espressione – nel DNA del Marchio Alfa Romeo.
Lo abbiamo già detto: Alfa Romeo significa competizione, a tutto tondo. Se da un lato è auspicabile un immediato impegno del Biscione in Formula 1, dall’altro è altrettanto auspicabile veder riallacciato il filo alle grandi corse di durata. In tal senso, ricordiamo le quattro, consecutive vittorie alla 24 Ore di Le Mans (la più importate gara endurance ancora oggi esistente), ottenute grazie alla 8C 2300 e datate 1931 (Lord Howe/Sir Henry ‘Tim’ Birkin), 1932 (Raymond Sommer/Luigi Chinetti), 1933 (Raymond Sommer/Tazio Nuvolari) e 1934 (Luigi Chinetti/Philippe Etancelin). Nel 1975, infine, Alfa Romeo si aggiudica il Mondiale Marche: il merito va alle T33/TT/12, operanti sotto le insegne del Willi Kauhsen Racing Team. Al volante di quella magnifica Sport, piloti del calibro di Arturo Merzario, Jacky Ickx, Derek Bell, Henri Pescarolo, Jacques Lafitte, Jochen Mass, Jody Scheckter, Vittorio Brambilla, Mario Andretti. Nel 1977, l’Alfa Romeo conquista il Mondiale Sport Gruppo 6, grazie alla T33/SC/12. Siamo nell’era dell’Autodelta. Epiche, inoltre, le sfide con Ferrari, Porsche, Matra nelle più importanti corse di durata.
Un po’ di numeri. In Formula 1, l’Alfa Romeo – in qualità di costruttore totale – consegue due titoli Piloti (1950-1951, Farina e Fangio), 10 vittorie (tutte tra il 1950 ed il 1951), 12 pole-position (le ultime delle quali datate Watkins Glen 1980 e Long Beach 1982, rispettivamente realizzate da Bruno Giacomelli e Andrea De Cesaris), 14 giri veloci in gara (l’ultimo dei quali risalente al GP del Belgio 1983: Spa-Francorchamps, De Cesaris, Alfa Romeo 183T), 26 podi. Gli ultimi 5 podi fioriscono tra il GP di Las Vegas 1981 (Giacomelli, Alfa Romeo 179C) ed il GP d’Italia 1984 (Riccardo Patrese, Alfa Romeo 184T).
In veste di motorista (vetture Alfa Romeo comprese), invece, il Marchio del Biscione vince 12 GP (gli ultimi due, datati 1978, andando a spingere le Brabham BT46B e A di Niki Lauda in occasione dei GP di Svezia e Italia), conquista 15 pole-position e 20 giri veloci in gara, agguanta 40 podi, 14 dei quali conseguiti da vetture Brabham (da Carlos Pace, 2° al GP di Argentina 1977 su BT45, alla doppietta in occasione del GP d’Italia 1978, firmata Niki Lauda e John Watson).
Numeri importanti, nonostante una seconda fase Autodelta-Euroracing (dal 1979 al 1985) potenzialmente vincente ma nei fatti – purtroppo – deficitaria.
In che modo si concretizzerebbe un eventuale, possibile nuovo approdo in Formula 1? Le future Alfa Romeo Formula 1 sarebbero delle Ferrari sotto mentite spoglie? Difficile, anzi impossibile ipotizzare scenari futuri a riguardo. Evidentemente, trarre ispirazione da quanto fatto dalla Ferrari è una delle strade percorribili, legittima, la più semplice ed immediata (come già accaduto, in parte, ai tempi del programma CART) ma non per questo la più redditizia. Una monoposto Alfa Romeo spinta dal V6 Ferrari ma rimarchiato Alfa Romeo, evidentemente, costituirebbe una ulteriore opzione, nemmeno tanto scandalosa se paragonata a molteplici altri simili casi…
Un’altra via, la più stimolante ed augurabile, è quella della totale differenziazione di progetto rispetto alla “sorella” di Maranello. L’esempio virtuoso ci viene dal Gruppo Volkswagen, dal 2014 al 2016 impegnato nel World Endurance Championship con Audi e Porsche. Marchi sì facenti parte del medesimo gruppo, ma caratterizzati da progetti LMP1 diametralmente opposti e assai diversi tra loro. Team, peraltro, protagonisti di una accesa rivalità in pista.
Le dirigenze Fiat e Alfa Romeo, in conclusione, sono chiamate a decisioni importanti e sollecite. I fatti sono chiari: il Marchio Alfa Romeo – tra i più noti ed ammirati in tutto il mondo – è ripetutamente trascinato per la giacca dai più importanti campionati internazionali. Un dato che non deve passare inosservato. Accaparrarsi il Marchio italiano – con buona pace degli ultrà esterofili – significa accrescere l’appeal di una qualsivoglia categoria. Un vanto per l’Italia. Aspettando che i sogni diventino realtà…
Scritto da: Paolo Pellegrini