
Con la fuoriuscita di Nico Rosberg alla fine del 2016 molti avevano pensato che quest’anno sarebbe stato un assolo di Lewis Hamilton, ma la sfida con un altro pilota è sempre dietro l’angolo.
Era ormai qualche anno che in Formula 1 due piloti di scuderie diverse non lottavano ad armi pari. Le ultime rivalitĂ in box diversi sono da ricercare nell’epoca di “Sua MaestĂ ” Michael Schumacher: Mika Hakkinen contro Michael Schumacher, una delle rivalitĂ piĂą belle delle Formula 1, ma anche contro Fernando Alonso, il tedesco trovò pane per i suoi denti.
Negli ultimi anni invece l’unica rivalità era nel box Mercedes, tra Rosberg e Hamilton, ma non aveva quel fascino che può avere la rivalità tra due piloti di scuderie diverse.
Una rivalitĂ interna vincola i due piloti a quel legame di squadra a cui sono costretti. La squadra viene prima della lotta per il titolo piloti, almeno nella Formula 1 odierna; ai tempi di Ayrton Senna e Alain Prost questo vincolo non sembrava essere importante.
Una rivalità tra due piloti di scuderie diverse invece è una rivalità più vera, senza esclusione di colpi, come abbiamo visto nel Gran Premio di Spagna, in cui il pilota vuole battere l’avversario, senza se e senza ma.
Come avrete capito parleremo del duello tra Lewis Hamilton e Sebastian Vettel e lo faremo con il linguaggio dei numeri. Analizzeremo le prime 6 gare del 2016 e del 2017 sia a livello di piloti che di team. Controlleremo e confronteremo il progresso di entrambi i piloti, perché non soltanto il tedesco della Ferrari ha fatto un grande passo avanti.
Campionato 2016
Lewis Hamilton: partiamo con il campione in carica dell’anno 2015, stagione in cui c’era stato un netto dominio del pilota inglese. Hamilton, dopo la vittoria del mondiale, “si prese una vacanza” e lasciò le ultime tre gare a Nico Rosberg. La “vacanza” di Hamilton durò anche a inizio 2016 quando l’inglese della Mercedes non ebbe un brillante inizio di stagione: una vittoria a Montecarlo, quattro podi, un ritiro, tre pole-position e un giro veloce.
Il confronto con Rosberg è senza paragoni. Il tedesco della Mercedes fece quattro vittorie nelle prime quattro gare, si ritirò in quel Gran Premio di Spagna che tutti ricorderanno molto bene, soprattutto per quello che successe dopo il curvone Renault e terminò il Gran Premio di Monaco con qualche difficoltà .
Il pilota inglese della Mercedes non andò oltre gli 82 punti , ben 24 punti in meno dal rivale di box.
Sebastian Vettel: doveva essere l’anno della sfida alla Mercedes e invece le prime 6 gare furono un disastro per il pilota tedesco: tre podi, un quarto posto e due ritiri tra cui il Gran Premio del Bahrain dove non riuscì neanche a partire.
Per le posizioni in griglia invece la situazione fu leggermente migliore, ma la Mercedes rimase irraggiungibile visto che Vettel per due volte riuscì a qualificarsi al terzo posto, anche se in Russia riuscì a qualificarsi secondo ma per noie al cambio fu retrocesso in settima posizione. Il distacco dalla vetta della classifica era di quasi di due gare dopo solo sei Gran Premi. Seb aveva portato a casa 60 punti contro i 106 di Rosberg e gli 82 di Hamilton.
Mercedes: Se prima abbiamo parlato di alcune difficoltà per Hamilton, la squadra di Stoccarda ne risentì poco perché i risultati furono comunque impressionanti: cinque vittorie, cinque pole-position, otto podi, due ritiri, tre giri veloci e due doppiette. I punti totali furono 188 grazie ai quali la distanza dalle dirette inseguitrici iniziava già ad essere importante e nel corso dell’anno questo vantaggio aumentò a vista d’occhio.
Ferrari: anche qui poco da dire, non fu soltanto Vettel ad avere un inizio anno disastroso, ma fu tutta la Ferrari a mostrare evidenti problemi: sei podi e quattro ritiri ecco quale fu il bottino per i due piloti vestiti di rosso. Alcune gare risultarono anonime, con Kimi Raikkonen che molte volte si “perdeva” e Vettel che mostrava fin da subito un certo nervosismo che poi si manifestò per tutta la stagione.
I punti dopo 6 gare furono appena 121 e come ben sappiamo alla fine arrivò il sorpasso della Red Bull che divenne l’unica rivale Mercedes sul finire del campionato.
Campionato 2017
Lewis Hamilton: Se lo scorso anno era stato il grande sconfitto, quest’anno ha suonato la carica dicendo di aver ritrovato lo stimolo per tornare a vincere, ma il rivale quest’anno veste una “maglia” diversa dalla sua e Lewis ha più volte affermato che non aspettava altro.
Rispetto al 2016 il pilota inglese ha fatto una crescita enorme: due vittorie, quattro podi, tre pole-position e due giri veloci. Nessun ritiro per il pilota inglese che si trova con 22 punti in più rispetto al 2016, ma i 104 punti sono comunque due punti meno di quelli che collezionò Rosberg lo scorso anno.
Sebastian Vettel: se Hamilton ha fatto una grande crescita, quella del tedesco della Ferrari sembra un vero e proprio cambiamento. Vero che la SF70-H si è mostrata molto competitiva, anche se rimane un po’ il dubbio affidabilità per i motori cambiati, ma Seb sembra rinato e con lui il suo talento che molti lo scorso anno avevano messo in dubbio. Vettel quest’anno ride, scherza, va forte e vince. Quell’“animale da gara” che eravamo abituati a vedere in Red Bull è tornato e sappiamo tutti che con una macchina che gli piace può infrangere record e vincere titoli.
Quest’anno il tedesco della Ferrari ha collezionato tre vittorie, sei podi, una pole-position e come “peggior” risultato un secondo posto per ben tre volte. I punti accumulati sono ben 129 ovvero 69 in più rispetto allo scorso anno e inoltre è il secondo punteggio più alto dopo sei gare fatto registrare dal 2010 (quando il sistema di punteggio cambiò), ma il primato appartiene allo stesso Vettel con 143 punti in 6 gare nel 2011.
Mercedes: la mancanza di Nico Rosberg un po’ si è fatta sentire; il team ha peggiorato leggermente i risultati dello scorso anno complice anche una Ferrari rinata.
I due alfieri della Mercedes hanno vinto tre gare, sono saliti sette volte sul podio, hanno realizzato per quattro volte il miglior tempo in qualifica e per tre volte sono stati i più veloci in pista durante la gara. Rispetto allo scorso anno soltanto una vettura Mercedes si è ritirata in Spagna con Valtteri Bottas. Altro dato importante è l’assenza di doppiette. Dall’inizio dell’epoca turbo infatti la Mercedes ha sempre fatto almeno 2 doppiette dopo le prime 6 gare, ma quest’anno questa casella resta vuota. Tuttavia i 179 punti sono un bottino di tutto rispetto anche se non valgono il primo posto in classifica.
Ferrari: è tutta un’altra storia rispetto al 2016. Sembra di essere tornati all’epoca d’oro del team di Maranello, quando vincere era l’obiettivo minimo di ogni Gran Premio: tre vittorie, otto podi, due pole-position e due giri veloci con tanto di doppietta nell’ultimo Gran Premio di Monaco. Soltanto una volta una Ferrari non ha concluso una gara e ciò è avvenuto in Spagna quando quel contatto tra Valtteri Bottas, Kimi Raikkonen e Max Verstappen ha messo fuorigioco il finlandese e l’olandese. I punti sono 196 che valgono un primo posto in classifica costruttori che a Maranello non si vedeva da tempo.
Facendo un confronto con gli anni passati possiamo notare un interessante dato statistico:
Dal 2000 al 2016 per ben 12 volte chi era in testa alla classifica piloti dopo il Gran Premio di Monaco ha vinto il titolo piloti. Soltanto 5 volte questo dato non è stato rispettato, ma analizzando bene ci accorgiamo di un altro fatto interessante.
Nel 2003 dopo la gara nel Principato era in testa Kimi Raikkonen che perse il titolo mondiale all’ultima gara per due punti contro Michael Schumacher.
Nel 2007 c’era un giovanissimo Lewis Hamilton a guardare tutti dall’alto, ma nella gara finale in quel pazzo Gran Premio del Brasile dovette arrendersi a Kimi Raikkonen.
Nel 2010 in testa c’erano sia Mark Webber che Sebastian Vettel a pari merito con 78 punti quindi possiamo dire che il pronostico fu rispettato sotto ogni suo aspetto perché sia Webber che Vettel si giocarono il titolo a Abu Dhabi e il tedesco vinse il suo primo titolo, mentre l’australiano fu uno dei grandi sconfitti.
Nel 2012 Fernando Alonso aveva pochi punti di vantaggio su Vettel, ma ancora una volta dovette arrendersi nella gara finale in Brasile.
Nel 2014 infine Nico Rosberg sognava il titolo mondiale, che poi arriverà 2 anni dopo, ma anche lui all’ultima gara perse tutto.
Insomma essere primi in classifica dopo il Gran Premio di Monaco vuol dire giocarsi il titolo all’ultima gara con una certezza del 100% e nel 70,5% delle volte laurearsi campioni del mondo.
La sfida quindi è appena iniziata e i due campioni si sono sfidati soltanto una volta regalando una gara spettacolare e con grandi colpi di scena, ma i campi di battaglia sono ancora tanti e ci auguriamo che lo spettacolo sia solo iniziato.