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    Correva l’anno 1967: quando la Formula 1 sbarcò a Le Mans

    Paolo PellegriniBy Paolo Pellegrini28 Giugno 2017Nessun commento6 Mins Read
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    1967_F1_LeMans
    2 luglio 1967. Una data significativa nella storia della Formula 1. Quel giorno, infatti, il circus iridato sbarca a Le Mans, per il LIII Grand Prix de l’ACF. Un debutto storico, inedito, mai più bissato. Sino a quel momento, il GP di Francia viene disputato sui tracciati di Reims, Rouen-les-Essarts e Clermont-Ferrand. La realizzazione del circuito Bugatti, datata 1965, consegna a Le Mans la ghiotta occasione: organizzare un GP iridato di Formula 1. Il 18 settembre 1966, va in scena il I Trophée Craven ‘A’ riservato alle vetture di Formula 2, quinta prova del Trophées de France. Questo importante Grand Prix – vinto da Denis Hulme su Brabham BT18-Honda del Brabham Racing Developments, a precedere la Matra MS5-Ford Cosworth di Jean-Pierre Beltoise e la Lotus 44-Ford Cosworth di Eric Offenstadt – inaugura, di fatto, la prestigiosa attività sportiva del circuito Bugatti.

    Il “Bugatti”, nel 1967, presenta caratteristiche differenti rispetto alla odierna configurazione (attualmente, il tracciato ospita, quali eventi principali, il Motomondiale e la 24 Ore moto). Misura 4422 metri (contro i 4185 metri attuali), inoltre, nel tratto in comune con il circuito della 24 Ore auto (all’epoca lungo 13,461 km), è ancora assente la Chicane Dunlop, la cui prima versione verrà introdotta solo nel 1987; un lungo tratto veloce, pertanto, collega il “Raccordement” alla curva “La Chapelle”, ricavata a monte del celebre tratto “S” de la Forêt-Tertre Rouge.

    Il GP di Francia 1967 è la quinta prova del Mondiale Piloti e Costruttori di Formula 1. All’indomani del GP del Belgio, la classifica iridata provvisoria vede primeggiare “Denny” Hulme (16 punti); alle sue spalle, Chris Amon e Pedro Rodriguez (11), quindi Jim Clark (10) e Dan Gurney (9), solo per citare i primi cinque. Sono previsti 80 giri, per un totale di 353,760 km. Venti le vetture inizialmente iscritte alla corsa, ma importanti defezioni riducono il numero dei partenti a 15 unità. La Scuderia Ferrari iscrive due 312/67, affidandole a Ludovico Scarfiotti e Chris Amon. Solo il pilota neozelandese, tuttavia, prende parte alla corsa.

    Nelle qualifiche ufficiali si impone Graham Hill (Lotus 49-Cosworth, Team Lotus), grazie al tempo di 1:36.2, alla media di 165,480 km/h; la prima fila è completata da Jack Brabham (Brabham BT24-Repco, Brabham Racing Organisation) – 1:36.3, media oraria di 165,308 km/h – e dalla Eagle T1G-Weslake (Anglo American Racers) di Dan Gurney. Il poliedrico pilota statunitense ottiene il 3° tempo in 1:37.0, alle media di 164,115 km/h. Chiudono lo schieramento Bob Anderson (Brabham BT11-Coventry Climax, DW Racing Entreprises) e la altrettanto privata Cooper T81-Maserati di Guy Ligier.

    La gara è viva ed incerta, a conferma che una griglia varia e di qualità – sebbene composta da un numero non esuberante di vetture – è in grado di offrire al pubblico appassionato competizioni di elevato profilo tecnico e sportivo. Al vertice, si alternano Graham Hill, Brabham e Clark ma, nell’arco di 10 giri (dal 13° al 23°), entrambe le Lotus sono messe KO dalla rottura della trasmissione. Anche Gurney è costretto al ritiro (rottura di una tubazione della benzina), così come Amon (rottura dell’acceleratore). Alla bandiera a scacchi, è un tripudio Brabham. Jack Brabham vince in 2h 13m 21,3s, percorrendo gli 80 giri alla media di 159,166 km/h. Distanziata di 49 secondi, l’altra Brabham BT24-Repco Brabham Racing Organisation condotta da Hulme. Terza classificata, doppiata di un giro, la BRM P261 (8 cilindri in V) Owen Racing Organisation condotta da Jackie Stewart. Jo Siffert porta la Cooper T81-Maserati Rob Walker/Jack Durlacher Racing Team al 4° posto, ma attardato di tre giri. In chiaroscuro la corsa delle due BRM P83, spinte dal tanto prodigioso quanto complesso H16 aspirato di 3000cc. Chris Irwin (Reg Parnell Racing) chiude al 5° posto, Mike Spence – al volante della P83 ufficiale gestita dall’Owen Racing Organisation – apre le danze dei ritiri dopo nove passaggi (trasmissione).

    In occasione della recente 24 Ore di Le Mans, il Museo – situato in corrispondenza dell’ingresso principale del tracciato – ha ospitato una mostra tematica intesa a ripercorrere quello straordinario ed unico evento. Una esposizione curata in ogni dettaglio, in cui spiccavano quattro monoposto di Formula 1: una Brabham BT24-Repco, una BRM P115 H16, una Cooper T81-Maserati ed una Lotus 49-Cosworth. Presente anche la bellissima Matra MS6-Ford Cosworth, a ricordare la vittoria di Henri Pescarolo nel Trophée de la Sarthe di Formula 3, disputatosi il 2 luglio 1967 in concomitanza col GP di F1 (in quella gara, partecipano anche piloti del calibro di Gijs van Lennep, Jean-Pierre Jabouille, Jean-Pierre Jaussaud, Patrick Depailler, François Cévert, Derek Bell).

    Ecco lo schieramento di partenza del GP di Francia 1967, circuito Bugatti, Le Mans. Il circuito della 24 Ore auto e il Bugatti condividono il rettilineo dei box e parte della sezione antecedente e successiva al ponte Dunlop situato subito dopo il via.
    F1_LeMans FOTO 1

    Dettaglio del V12 di 60° Maserati installato sulla Cooper T81. La T81 (disegnata da Derrick White) è il primo di quattro modelli della Casa inglese (T81, T81B, T86 e T86B) ad essere spinto dal datato – anche se rivisto e ammodernato – V12 italiano (aspirato e di 3000cc), nato negli Anni ’50. La T81-Maserati vincerà il GP del Messico 1966 (John Surtees) ed il GP del Sudafrica 1967 (Pedro Rodriguez).
    F1_LeMans FOTO 2

    La Lotus 49-Cosworth (V8 di 90°), una delle più significative monoposto Formula 1 mai realizzate, protagonista – sotto le insegne del Team Lotus e di valenti team privati – dal 1967 al 1970. La vettura è opera di Colin Chapman e Maurice Philippe. 
    F1_LeMans FOTO 3

    La Brabham BT24, semplice, compatta ed efficace monoposto progettata da Ron Tauranac e spinta dall’altrettanto semplice e geniale V8 di 90° Repco. Grazie ad essa, Hulme e Brabham dominano la stagione F1 1967.
    F1_LeMans FOTO 4

    Senza dubbio, la BRM P115 H16, benché non presente in quello storico GP di Francia a Le Mans, stupisce e incanta, oggi come ieri. Le sue linee tese (ancor di più rispetto alla sorella P83) e, soprattutto, il motore H16 (16 cilindri disposti ad H) costituiscono autentiche opere d’arte. Progettata da Tony Rudd, la P115 prende parte a soli sei GP iridati tra il GP di Germania 1967 ed il GP del Sudafrica 1968, collezionando altrettanti ritiri.
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    Il circuito Bugatti di Le Mans non ospiterà più alcuna gara di Formula 1. Nel 1968, il GP di Francia si trasferirà nuovamente a Rouen-les-Essarts, per poi girovagare tra i circuiti di Clermont-Ferrand, Le Castellet, Dijon-Prenois, Magny-Cours. Ma quel GP di Francia a Le Mans rimane una perla nella vita dell’automobilismo sportivo: un momento storico in cui il mito di Le Mans abbraccia il mito della Formula 1.

    Scritto da: Paolo Pellegrini

    1967 2017 F1 francia le mans
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    Paolo Pellegrini, Classe '82, amante della velocità a 360°, che sia un'auto, una moto, un aereo o i 10 secondi di un 100 metri. Disegnatore di auto e moto da corsa estreme.

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