
Domenica è in programma il Gran Premio del Brasile, nella terra in cui Ayrton Senna è visto e riconosciuto ancora oggi dai suoi connazionali più come una leggenda che come un “semplice” campione di Formula 1.
Nell’attesa di vedere le vetture in pista ad Interlagos, il circus non può assecondare quanto scritto ed ammesso da Adrian Newey, genio dell’aerodinamica di casa Red Bull ed autore della sua autobiografia “Come costruire una macchina” (“How to build a car“), appena uscita nelle librerie.
L’inglese ha infatti confessato, a 23 anni di distanza dal week-end di Imola del 1994, di sentirsi responsabile dell’incidente nel quale morì proprio Ayrton Senna, quando i due, all’epoca dei fatti, erano rispettivamente senior officer e pilota della Williams.
Nemmeno il tempo è riuscito a far svanire i sensi di colpa che ancora tormentano Adrian Newey, tornato a toccare quel tragico argomento attraverso le pagine del suo libro, quasi come a voler confessare una pesante verità personale. L’inglese, nonostante tutti i rimorsi di coscienza, non si sente comunque colpevole di quanto accaduto,
Ma facciamo un salto indietro nel tempo: alla vigilia del campionato 1994 la Williams, considerato il team più forte del momento, ingaggia Ayrton Senna dalla McLaren come pilota di punta per quella stagione. Sin dai test invernali però, l’adattamento alla nuova vettura risulta molto più difficile del previsto per il tre volte campione del mondo brasiliano, soprattutto per alcuni problemi legati alle dimensioni dello sterzo. Senna infatti, si lamentò più volte con la squadra dell’eccessiva dimensione della corona del volante, che faceva sfregare le sue mani contro il cockpit. Questo, oltre a causare ferite di lieve entità alle nocche pilota, non gli consentiva una sterzata corretta e confortevole.
Per questo motivo, proprio alla vigilia del GP di San Marino, il direttore tecnico Patrick Head incaricò Newey di apportare modifiche allo sterzo, abbassando la colonna di qualche millimetro e risistemando il piantone dello sterzo. Successivamente, nel corso della gara di Imola, Senna uscirà di pista alla curva del Tamburello, morendo all’ospedale di Bologna in seguito ai gravissimi traumi cranici riportati nello schianto.
La magistratura italiana aprì subito un’inchiesta, arrivando alla conclusione (in primo grado) che l’incidente fu causato dal cedimento proprio del piantone dello sterzo, sul quale erano visibili evidenti segni di usura.
Nel suo libro, tornando al racconto di quella discussa modifica, Newey ha ammesso che “erano stati usati due pezzi inadatti, per cui Patrick ed io ne siamo stati responsabili”.
“Indipendentemente dal fatto che la colonna dello sterzo sia stata la causa dell’incidente o no -prosegue poi Newey-, non si può escludere il fatto che si trattasse di una pessima modifica che non avrebbe mai dovuto essere montata sulla macchina. Sono stato uno dei responsabili del team che ha disegnato una monoposto dentro la quale è stato ucciso un grande uomo”.
“Quello che ancora mi pesa -ha aggiunto l’inglese nella sua confessione- non è tanto la possibilità che si sia rotto il piantone dello sterzo come causa dell’incidente, perché sono convinto che ciò non sia accaduto, ma piuttosto il fatto che avessi sbagliato l’aerodinamica della vettura. Sono stato ingannato dalla transizione delle sospensioni attive a quelle passive. Ho rovinato l’aerodinamica di quella macchina. Ho progettato una vettura aerodinamicamente instabile, con la quale Ayrton ha cercato di fare cose che la monoposto non era in grado di sostenere”.
La frecciata al pm e la non colpevolezza
Tornando a quei dolorosi eventi di Imola, che stravolsero completamente il mondo della Formula 1, lo stesso Newey ha poi ammesso con convinzione di non sentirsi colpevole per quanto accaduto.
“Sentirò sempre una certa responsabilità per la morte di Ayrton, ma non sono colpevole”.
Ma non solo. Il mago dell’aerodinamica non ha risparmiato una frecciata nei confronti della magistratura italiana, rivolgendosi in particolare al pm Maurizio Passarini, che condusse il processo sulla morte del campione brasiliano.
Newey, infatti, ha anche scritto che “il fatto che il caso di Ratzenberger sia stato archiviato in fretta, mi ha fatto sospettare che la motivazione principale del dottor Passarini fosse quella di cercare gloria e notorietà personale”.
Ad ogni modo, a più di 23 anni di distanza dal fine settimana che cambiò per sempre la F1, questo resta il primo sfogo personale pubblico di Newey.
Una confessione che farà senz’altro discutere, soprattutto oggi che il circus si prepara a correre proprio in Brasile, nella terra del mito di Senna.