
C’era una volta un bosco, ma non era una foresta incantata popolata da fate dalle ali cangianti e gnomi operosi. C’era una volta un sentiero stregato, ma non era lastricato di mattoni dorati e non portava a un palazzo fatto di smeraldi. C’erano una volta alcuni cavalieri, fra i più valorosi e arditi che si conoscano, ma non indossavano cotte di maglia e i loro cavalli erano di metallo. C’era una volta un folletto, ma non creava incantesimi con la polvere magica perché per fare magie gli bastava infilarsi caso e tuta.
Questa non è una favola, perché non ci sono boschi incantati, sentieri misteriosi e palazzi splendidi, ma la storia di una pista chiamata Inferno Verde, che falciava senza pietà i temerari che commettevano anche il minimo errore affrontandola, e di un giovane che ne sbaragliò tutti i diavoli. Questa non è una favola perché non ha un lieto fine, ma è una bellissima storia di motorsport. La storia di Stefan Bellof.
Stefan Bellof era una giovane promessa tedesca dello sport a motori quando la Porsche, nel 1983, decise di affidargli la vettura tipo 956 con la quale affrontava le competizioni nel campionato Endurance. Un tedesco su una vettura tedesca, binomio di per sé attraente che diventò ben più di una suggestione quando, durante la 1000 km del Nürburgring, quel ragazzo dallo sguardo intenso e romantico, con un pagliericcio di capelli biondi arruffati sulla fronte, stabilì il record di percorrenza in qualifica, tutt’ora imbattuto, di 6’11”13. Stefan Bellof aveva l’aspetto di un folletto imberbe, ma quel giorno piegò i diavoli del Ring al suo volere.
Oggi, 20 Novembre 2017, Fernando Alonso fa notizia perché ha da poco concluso proficuamente una sessione di rookie test a bordo di una Toyota, in vista di una più che probabile partecipazione alla prossima 24 Ore di LeMans: un pilota di Formula Uno che parallelamente si mette alla prova con l’Endurance è, infatti, una rarità di questi tempi. Ai tempi di Stefan Bellof, invece, i confini fra categorie erano più labili e tutti coloro la cui vita era alimentata dal soffio della velocità andavano a respirarla ovunque tirasse più pura, così sembrò normale che nel 1984 debuttasse in Formula Uno, al volante di una Tyrrel. Oggi, 20 Novembre 2017, Stefan Bellof avrebbe compiuto sessant’anni.
Il 1984 segnò la trama dei destini incrociati di tanti protagonisti che avrebbero riscritto la storia della Formula Uno nella sua gara simbolo, il Gran Premio di Monaco. La gara interrotta per le terribili condizioni meteorologiche e la vittoria monca di Alain Prost, messa in ombra dalla portentosa prestazione di un semisconosciuto Ayrton Senna, giunto secondo e al suo primo podio, sono le cartoline ricordo consegnateci da quella gara, profetiche anticipatrici del duello che avrebbe infiammato i campionati nel decennio successivo. Sbiadita da una squalifica che tolse punti e piazzamenti alla Tyrrel, resta, però, un’altra cartolina di quel giorno: sul gradino più basso del podio, quel giorno, al Gran Premio di Monaco ‘84, dopo aver risalito la classifica con sorpassi eroici, salì Stefan Bellof. Il suo destino si era incrociato con quello di Ayrton Senna già nei test prestagionali, quando a entrambi venne offerta la possibilità di provare una McLaren Honda; per questioni di sponsor, Bellof venne messo da parte e solo la fantasia potrebbe suggerirci quale sarebbe potuto essere il suo avvenire se fosse stato scelto lui al posto del magico brasiliano.
Nel 1985 Stefan Bellof ritrovò la Porsche 956 e un’altra foresta. Stavolta non c’erano diavoli, ma le seducenti curve della Signora delle Ardenne, la pista di Spa-Francorchamps, che avrebbe affrontato per la 1000 km. Bellof inseguiva la vittoria ma soprattutto la velocità, in un anelito che solo gli artisti puri, quelli che perseguono l’arte per l’arte, possono appieno comprendere. Lo schianto contro le barriere della bellissima e spietata Raidillon non gli lasciò scampo e lo spirito di Stefan Bellof, il folletto che aveva piegato i diavoli del Ring, scomparve fra i sussurri della foresta.
C’era una volta un giovane destinato a diventare una lucente stella del firmamento motoristico e della Formula Uno. Di lui, oltre allo strazio delle promesse infrante, ci restano una cartolina sbiadita da un piovoso Gran Premio di Monaco, che raffigura una monoposto nera a strisce colorate che danza fra pozzanghere e tornanti fino al podio, l’immagine di un giovane arruffato e pensieroso e una sequenza da record sulla più infernale delle piste: 6’11”13.
Questa è la storia di Stefan Bellof, l’ultimo re imbattuto del Nürburgring, nel sessantesimo anniversario della sua nascita.