
Il circuito di Sakhir è stato terra di conquiste, sorprese, verdetti, tutto quanto all’interno della cornice di un GP così pieno d’azione come non si vedeva da anni.
Il risultato finale racconta di un ordine d’arrivo quasi completamente inaspettato, mostrando grandi distacchi tra diversi compagni di scuderia. È forse già giunto il momento di stabilire delle gerarchie all’interno di molti team per la stagione che ha da poco preso il via, o è ancora troppo presto?
La sorpresa del GP del Bahrain è senza dubbi Pierre Gasly che dopo una straordinaria qualifica, al di fuori di ogni previsione, si è ripetuto in gara conquistando un risultato altrettanto stupefacente.
Il francese ha mostrato una competitività rimasta tale per il tutto il weekend, sin dai primi giri in pista del venerdì, si è sempre piazzato all’interno del gruppo dei primi dieci, estrapolando il meglio dalla sua STR13 e mostrando un passo buono e costante nel corso di tutte le 57 tornate del GP.
Il quarto posto finale conquistato da Gasly, mette la scuderia di Faenza in una posizione molto ottimista in vista delle prossime gare, visto il grande salto di qualità compiuto dal team dopo Melbourne.
Anche la scelta della motorizzazione giapponese sembra essersi rivelata corretta, dopo che, alla sua seconda gara al fianco dello junior team di Helmut Marko, ha ottenuto il suo miglior risultato da quando è tornata in F1.
A mettere ancor più grinta al team è stato ancora una volta il pilota francese, “we can fight!” ha commentato nel team radio a fine gara, rispondendo con decisione a quello di Alonso di fine gara in Australia.
Non bisogna però dimenticarsi di quello che è avvenuto dall’altra parte del box, con Brendon Hartley che, dopo una gara difficile, è ancora alla ricerca dei primi punti in F1. Una giornata fantastica per la Toro Rosso, ma difficile per me, ha commentato il pilota australiano giunto tredicesimo al traguardo ma diciassettesimo nella graduatoria finale per via dei 10 secondi di penalità che gli sono stati inflitti a causa di un contatto con Perez nelle prime fasi di gara.
Dopo la debacle australiana, il team di Gunther Steiner è riuscito a recuperare parecchi punti che erano stati persi nel primo appuntamento grazie ad una straordinaria prestazione di Kevin Magnussen.
Il danese ha confermato quanto questa Haas abbia le potenzialità per lottare per qualcosa di veramente importante, mostrando un’elevato grado di competitività nel corso dei tre giorni, conquistando ancora una volta la terza fila in griglia ed evitando di perdere posizioni nel corso del GP.
Non è però mancata l’apprensione per gli uomini al muretto, quando Magnussen prima che si fermasse ai box, non ha dato strada al compagno, correndo il rischio di un clamoroso contatto.
Per Romain Grosjean, il weekend appena trascorso rimane comunque non semplice da digerire, dopo che in qualifica non era addirittura riuscito a passare il taglio del Q1, penalizzando così una gara chiusa con un tredicesimo piazzamento.
Impossibile non menzionare l’Alfa Romeo-Sauber che, giunta al suo secondo GP in F1 da quando è nato il binomio che a noi italiani tanto sta a cuore, è già riuscita in quella che prima dell’inizio del campionato, sembrava un impresa.
Il nono posto di Marcus Ericcson, permette al team italo-svizzero di conquistare i suoi primi punti stagionali staccandosi dall’ultimo posto della classifica dove ora troviamo una Williams più che deludente.
È stato invece un weekend più complicato per Charles Leclerc. Il pilota monegasco ha avuto difficoltà in qualifica dove era stato battuto dal compagno e dove, proprio nel giro finale ha commesso un errore finendo in testacoda all’ultima curva, non potendo chiudere così un giro che gli avrebbe probabilmente permesso di partire più avanti della penultima casella. In gara ha comunque cercato di rimontare, concludendo dodicesimo.
Il paddock si aspettava di più dal pilota monegasco, che a differenza dell’Albert Park, qui conosceva bene il tracciato, dove lo scorso anno fu protagonista nelle due gare di Formula 2.
Non bisogna dimenticare però che nonostante l’immenso talento da dominatore mostrato nelle formule propedeutiche, Leclerc rimane un rookie che è solo alla sua seconda gara nella massima categoria, tuttalpiù a bordo di una vettura che non gli può permettere di esprimere appieno le sue capacità. Ha quindi bisogno di tempo per trovare il miglior feeling con la sua C32, con il team e infine con l’ambiente del circus…