
Piede, cuore, cervello ed un pizzico di follia. Sono queste le parole che racchiudono il weekend del Gran Premio del Bahrain della Ferrari e di Sebastian Vettel. Un fine settimana di quelli che fanno bene alla Formula 1, perché nel sotto le luci abbiamo assistito ad una delle gare più belle degli ultimi anni, dove nulla era scontato e dove chi l’ha portata a casa ci ha messo davvero il cuore.
Ci ha messo il piede, perché al sabato Sebastian Vettel aveva fatto la differenza conquistando la pole position, sfruttando a pieno una SF71H che sembrava danzare tra le dune del Bahrain. Un vantaggio fondamentale che ha ben pagato in gara, permettendo al tedesco di gestire la corsa e di tenere sotto controllo le strategie delle rivali Mercedes. Ci ha messo il cervello, perché l’uscita di scena delle due Red Bull e di Kimi Raikkonen non è stato un vantaggio, bensì uno svantaggio, dato che Vettel si è ritrovato a giocare una partita 2 contro 1 con le Frecce d’Argento. Proprio come un match di scacchi, mossa dopo mossa, che fosse il team radio “fasullo” per trarre in inganno la Mercedes e rassicurare i box, o che fosse l’accurata gestione degli pneumatici per portarli fino alla fine, fino all’ultimo metro di questo pazzo Gran Premio.
Per vincere ci voleva anche quel pizzico di follia, per adottare quella strategia che all’inizio non aveva senso, ma che, giro dopo giro, si è trasformata davvero in una magica follia, lasciando tutti con il cuore in gola fino alla linea del traguardo. Ma, appunto, quello del weekend del Bahrain è un Sebastian che ci ha messo piede, cuore e cervello, portandosi a casa una meritatissima vittoria, la seconda consecutiva, cosa che per la Ferrari non avveniva dal lontano 2010, quando Alonso vinse a Monza e a Singapore mentre era in piena lotta mondiale proprio contro il tedesco. Andando ancora più indietro, era dal 2004 che la Rossa non portava a casa i primi due appuntamenti stagionali, quando Michael Schumacher iniziò la sua cavalcata verso una delle stagioni più trionfali della storia di questo sport.
La strada è ancora lunga ed è importante rimanere con i piedi per terra. Come ha detto lo stesso Vettel. siamo solo all’inizio della stagione e su questa SF71H, nonostante l’ottimo avvio di campionato, c’è ancora tanto da lavorare e da migliorare. L’ultima nata di Maranello è un progetto ambizioso e necessita il suo tempo per crescere e progredire, gara dopo gara, con aggiornamenti mirati e costanti, a partire dal prossimo Gran Premio di Cina, dove, secondo le voci all’interno del paddock, è atteso il primo step evolutivo per la vettura. Un avvio di campionato del genere è comunque importantissimo, perché da fiducia alla squadra e dimostra che la base del progetto è solida e vincente. Se in Australia era stata la fortuna a metterci una pezza ai problemi manifestati dalla Rossa e a dargli quella spinta in più per riuscire a trionfare, non si può dire lo stesso del Bahrain, dove la Ferrari ha messo in pista una vettura competitiva sin dal venerdì, dove si è conquistato un’intera prima fila colorata di rosso e dove ha vinto non solo di strategia, ma soprattutto di prestazione. Il gran lavoro a livello di set-up fatto tra i due appuntamenti ha dato i suoi frutti, facendo fare fare alla SF71H un bel salto in avanti non solo (e soprattutto) nelle curve lente, ma anche in quelle medio-veloci. Ovviamente questo non vuol dire che sia tutto risolto, perché da un Gran Premio all’altro tante cose possono variare, dalle temperature all’asfalto, dalla conformazione del circuito al meteo. E già dalla Cina potremmo vedere uno scenario diverso.
Per ora i segnali sono positivi: la macchina progredisce, c’è un Sebastian Vettel quasi in modalità schiacciasassi e c’è un Kimi Raikkonen che, sfortuna a parte, sembra quello dei tempi migliori, veloce e competitivo, non solo in gara ma anche in qualifica. Un mix ben amalgamato che, però, predica calma. Ma in fondo sognare non costa nulla…