
Aggiungiamo qualche virgola al Campionato di Formula Uno 2018 parlando del Gran Premio dell’Azerbaijan, ovvero: familiare di pirloni raggelanti, frittatona di lamiere e insulto libero!
Invidio molto quei ragazzi giovani, quei poco più che bambini che dalle mie parti vengono definiti con il calzante e conciso termine bardascioni, che ieri hanno assistito al Gran Premio dell’Azerbaijan – o come diavolo si scrive. Una gara in cui è successo tutto quello che può statisticamente accadere in un intero campionato, uno di quelli vivaci: auto su tre ruote, autoscontri in curve, potenze che vanno e vengono, misteriosi andamenti delle gomme, gestione demenziale – se non criminale – delle emergenze in pista da parte dei commissari, gente che si schianta da sola durante la Safety Car, piante che germogliano in pieno rettilineo – di solito sono animali che compaiono ma sempre di natura si tratta – forature all’ultimo giro da parte dell’incolpevole leader della corsa, incomprensibili harakiri fratricide, clamorose botte di cu…riosità – Oh, ma come mai si ritrovano quelli là sul podio? Che curiosità ! – e manovre al limite della fisica, della geometria e della pazienza dello spettatore. Volendo citare il Maestro Paolo Villaggio, si è trattato di una familiare di pirloni raggelanti, frittatona di lamiere e insulto libero.
E voi tutti, che siate o no Capiscioners – ma ciao, come state? – vi chiederete: perché mai invidia molto codesti bardascioni? No, non è un fatto di età – che invidio loro moltissimo, invero – ma è un fatto di speranza, diciamo così: li invidio perché saranno portati a credere, vuoi per una memoria ancora risicata di fatti o eventi, vuoi per una questione meramente anagrafica, che la gare di Formula Uno sono e saranno tutte così e questo farà loro affrontare al meglio quei noiosi trenini di vetture o quelle insignificanti gare congelate dopo il primo giro su altrettanto insignificanti nastri d’asfalto che, presto e necessariamente, si succederanno. Non ancora temprati dal cinismo dello spettatore di lungo corso, hanno fatto un pieno di speranza che durerà per loro più delle gomme supersoft sulla Mercedes di Bottas e io, per l’appunto, li invidio.
Così come invidio Leclerc, Perez e Raikkonen, per le grandi feste che avran fatto.
Chi non invidio affatto è PiagnHorner. Nella migliore tradizione del bue che dice cornuto all’asino, aveva appena finito di recriminare contro la Direzione Tecnica Cattivissima, rea di non aver messo in castigo, in ginocchio sulle pistole da cambio gomme della Haas, quella svergognata della Ferrari, la quale avrebbe realizzato una soluzione in materia di scarichi e fondo vettura al limite, tuttavia perfettamente regolamentare secondo la Fia. Arriva la domenica e cosa accade? La miglior monoposto dello starting grid, progettata dal Genio e costruita nella magnifica fabbrica dove perfino i bulloni hanno un’anima, non solo le becca in qualifica, ma in gara inizia ad avere un comportamento ondivago, come le utilitarie che transitano sulle peggiori tangenziali di Caracas con le batterie a fine vita. Risolto il problema dopo aver esaurito tutte le scorte di pazienza e di santi patroni del calendario cattolico e greco-ortodosso, è avvenuto ciò che era solo questione di tempo e di statistica affinché avvenisse, vale a dire la fragorosa collisione, con contestuale eliminazione dalla gara e dai punti, di entrambe le monoposto taurine per incidente. Sembra quasi una curiosa sfida a chi la fa più grossa fra i Top Team: per prima Mercedes a Barcellona nel 2016, poi Ferrari a Singapore nel 2017 e adesso Red Bull a Baku nel 2018, con Max Verstappen più o meno protagonista in tutti e tre i casi. Chiamate Adam Kadmon, Voyager e Barbara D’Urso!
Un altro che non invidio affatto è Mario Isola, della Pirelli. Nessun uomo è un’isola, nemmeno chi lo è per discendenza paterna, pertanto mi chiedo su quale remoto atollo possa scappare per evitare le domande che sorgono spontanee circa le reali differenze fra i compound arcobaleno, labili già dai test di Bercellona. A suo tempo, profetizzai che avrebbero creato una Pirelli Cubo di Rubik, unica ma con tutti i colori mescolati, per cui chi azzeccava la soluzione avrebbe azzeccato la strategia; allora mi fecero i complimenti per la battuta, adesso credo che mi chiederanno i numeri da giocare al lotto.
Che la McLaren è arancione l’ha già detto qualcuno? Scusate, a parte Alonso su due ruote e mezza a inizio gara non ho notato altro.
Su Grosjean taccio, perché… A me quell’elenco di divinità assiro-babilonesi, che ho finito tutte le altre, presto!
Infine chiudo con un pensiero che noi, finti colti che non capiamo la poesia delle trasmissioni in 4k, criticoni ampollosi che non amiamo rinunciare alle nostre opinioni per seguire quelle degli altri, che preferiamo le fredde e circostanziate analisi alla bellezza DELLA PASSIONE DELLAGGENTE VERA – scusate, mi è partito l’entusiasmo assieme al caps lock – e che, superbi, non copiamo nessuno perché pensiamo di fare meglio da noi, con un pensiero, dicevo, che noi dedichiamo al fattore più potente e più evocato da inizio stagione: il culo. Cara Mercedes e caro Hamilton, dopo essere stati anonimamente terzi in Bahrain, immeritatamente quarti in Cina, avventurosamente primi in Azerbaijan e inspiegabilmente in testa al campionato, credo, umilmente, che, tolta Melbourne, l’unico al quale sia mancato il culo, in questo avvio di campionato, sia il povero Bottas.
Tanto per aggiungere qualche virgola, eh.
P.s.: a proposito dell’amatissimo dispositivo che dà il titolo alla rubrica, sì, l’ho vista la nuova grafica sull’Halo. Come diceva Geppi Cucciari, non uscire dal tunnel: arredalo! Anzi, arredHalo.