
Sebastian Vettel è, da ormai, tre stagioni l’osservato speciale della F1. Lo è diventato per le sue controverse vicende sportive di cui è assoluto protagonista dal 2017. Alti e bassi. Anzi, altissimi e bassissimi, che hanno svelato al mondo un campione capace di prestazioni eccellenti ma anche discontinue nonché di errori e svarioni clamorosi. Segno di una indiscutibile mancanza di serenità, di una fragilità mentale mostrata al mondo intero della massima
formula, che solo a tratti era emersa ai tempi della Red Bull, quando tutto filava per il verso giusto.
L’ansia di riportare il titolo in casa Ferrari, le inevitabili pressioni esterne e interne che arrivano dall’ambiente ad un pilota il quale deve far vincere a tutti i costi la Rossa di Maranello lo hanno chiaramente ammaccato in questi ultimi tre anni sul piano psicologico.
Emotivo e nervoso con una Ferrari non ancora in grado di consegnargli una vettura costantemente competitiva per lottare con la Mercedes lungo tutto l’arco della stagione, Vettel è spesso andato in tilt. Come se non bastasse, per lui si è aggiunta anche la “grana” Leclerc. Un campione in erba, che sprizza freschezza ed entusiasmo di gioventù da tutti i pori, subito velocissimo, capace di tenergli testa e con cui non sono mancati i problemi di convivenza. E che, al termine del Campionato 2019, ha fatto meglio: tre vittorie (e che vittorie!) contro una (per altro meritata e brillante) e davanti a lui in classifica generale alle spalle di Hamilton, Bottas e Verstappen. Risultati che, con un contratto in scadenza a fine 2020, conducono il tedesco ad una vera e propria resa dei conti con se stesso nella stagione che sta per iniziare. Per Sebastian è il momento della definitiva verità sul suo conto.
È un Mondiale da “dentro” o “fuori”. Deve dimostrare di essere uscito dal tunnel dell’ansia e del nervosismo esprimendo lucidità alla guida dal primo all’ultimo Gp. In poche parole deve ritrovare la calma. Un obiettivo che da molto, troppo tempo non riesce più a centrare ma che adesso è diventato inevitabile. Con un teamate rampante e assetato di vittorie e con la scuderia dalla storia più gloriosa che continua a dargli fiducia, nonostante tutto, è giunta l’ora di convincere uscendo gli artigli. Altrimenti il suo futuro in F1 potrà essere gravemente compromesso. Non solo in Ferrari ma anche altrove, per una questione di credibilità e fiducia nelle sue performances da parte dell’ambiente. Poi, potrà anche darsi che il pilota tedesco decida autonomamente di emigrare in altri lidi dalle quattro ruote o addirittura di ritirarsi (cosa che finora ha sempre escluso). Ma, al di là di questo, ciò che conterà davvero per lui nel 2020 sarà tornare ad esprimersi ai livelli che le sue indiscusse capacità gli consentono, aggiungendo un solido bagaglio di esperienza alle spalle. Poi si vedrà il da farsi. La Ferrari, i tifosi e tutta la F1 si attendono da lui il definitivo riscatto. Time out!