Pur non dandoci un’effettiva idea di quali siano le reali forze in campo dei competitors di centro gruppo, i test del Montmeló ci permettono di trarre alcune valutazioni su quello che potrebbe essere l’inizio del campionato per le scuderie del midfield.
Racing Point

Il primo argomento di discussione che ha travolto il paddock del Circus 2020 ha riguardato proprio la scuderia di papà Stroll, non appena le squadre sono scese in pista con le nuove monoposto. La stretta somiglianza fra la RP20 e l’ultima Mercedes campione del Mondo ha scatenato le polemiche fra piloti e addetti ai lavori che hanno ribattezzato la vettura di Sergio Perez e Lance Stroll come la “Mercedes Rosa”. Non sarà certamente grazie all’accostamento di livello, ma quello che è parso nelle sei giornate in pista è che la nuova Racing Point ha sfoggiato delle prestazioni importanti tanto da portarsi a casa il titolo di possibile sorpresa, quantomeno per l’inizio di campionato. Anche il clima all’interno della squadra sembra essere più che ottimista in merito all’inizio di stagione, stando alle voci dell’equipe inglese infatti, è stata imboccata la strada giusta per colmare il gap con i costruttori di prima fascia.
McLaren

In cerca di conferme e con tanta voglia di crescere. Questi sono gli obiettivi principali in casa McLaren, una squadra che ha optato per una stabilità interna dopo gli ottimi riscontri della passata stagione. Nei test pre stagionali il team di Woking ha lavorato senza particolari intoppi, macinando chilometri su chilometri. Guardando alle statistiche infatti la scuderia di Zak Brown è terza nella classifica dei giri percorsi nella due settimane di Barcellona, alle spalle delle sole Mercedes e Ferrari. Proprio nelle parole del capo brigata inglese si può notare come si stia lavorando intensamente anche in ottica futura. Alle domande relative al “caso Racing Point” ha infatti risposto affermando come dal loro punto di vista si stia privilegiando lo sviluppo di nuove idee che porteranno la firma dei loro tecnici. Il target è quello dei top team, un livello da raggiungere in vista dei futuri cambi regolamentari.
Renault

Entrare “in punta di piedi” senza fissare troppo in alto l’asticella, per quella che Alain Prost ha definito una stagione di transizione. Il quattro volte campione del mondo che occupa una posizione di vertice nel team d’oltralpe, non ha voluto dare troppe aspirazioni per la stagione che scatterà fra una settimana a Melbourne, privilegiando piuttosto, ad uno sguardo per il 2021. Eppure per come si è presentata la Renault alle prime uscite inaugurali, l’occhio sul 2020 sembra ben aperto. La nuova monoposto è tecnicamente molto ricercata, a partire dal muso affusolato in contrasto con quello della passata stagione. Un cambio di filosofia volto alla ricerca di prestazioni che in diverse occasioni sono mancate lo scorso anno. Il bilancio dei test del team francese può considerarsi positivo, la costanza sarà la chiave che potrebbe significare un miglioramento nel confronto con lo scorso campionato.
Alpha Tauri

Pur sotto una veste differente, lo junior team di Helmut Marko si prepara ad una stagione in cui forse ancor più degli ultimi anni dovrà fare da “laboratorio flottante” per una squadra maggiore che vuole il titolo iridato. L’Alpha Tauri AT01 si presenta con un progetto diverso rispetto alla RB16, al contrario invece, sono evidenti le somiglianze con la Red Bull della scorsa stagione. Scelte differenti rispetto all’equipe capitanata da Christian Horner, che in merito alla lotta del midfield ha affermato come la stabilità regolamentare mantenuta nel 2020 potrebbe favorire un accorciamento del distacco fra i team di seconda fascia e quelli di prima linea.
Alfa Romeo Racing

Guardando alle prestazioni sfornate sul tracciato catalano, è emersa un’Alfa tutta da interpretare. Positiva sul giro secco; non così brillante invece sul passo gara, che negli ultimi giorni non è parso all’altezza dei suoi competitors. La mossa fondamentale per la stagione a venire sarà quella di evitare gli errori dell’anno scorso, dove i risultati spesso sono mancati nella seconda parte di stagione. Quest’anno potranno contare su un Antonio Giovinazzi che ha ora alle spalle un’intera stagione nel paddock iridato, su un Kimi Raikkonen sempre evergreen ed un Robert Kubica che applicherà tutta la sua esperienza nello sviluppo della monoposto nel corso del campionato.
Haas

Quello della scuderia capitanata da Gunther Steiner potremmo definirlo un debutto in sordina, nel corso delle prime due settimane in pista la Haas non ha fatto parlare troppo di sé. A Barcellona non hanno brillato in termini di performance e ad un primo impatto la sensazione è quella di un deficit nei confronti dei diretti avversari. Ma se è vero che i riscontri dei test invernali vanno sempre presi con le pinze, bisognerà aspettare quantomeno le prime tappe del mondiale e talvolta neanche quest’ultime si rivelano sufficienti… Se ci rifacciamo al 2019, la scuderia a stelle e strisce è stata protagonista di una parabola discendente che ha come immagine principale il ritorno alle specifiche di inizio anno a stagione inoltrata.
Williams

In casa Williams l’inversione di tendenza rispetto allo scorso anno c’è stata eccome, sul lato della performance c’è ancora molto da lavorare, ma se pensiamo alla situazione di 12 mesi fa, lo scenario è decisamente diverso. Nel 2019 quello delle prestazioni era l’ultimo dei pensieri, la mancanza di componenti e i ritardi negli sviluppi avevano segnato una stagione in cui persino la diciassettesima piazza era un orizzonte lontano. Per la scuderia di Sir. Frank il peggio sembra essere passato ed ora ci si potrà concentrare sulla ricerca della prestazione. A Barcellona Russell e Latifi hanno finalmente potuto spingere al limite la macchina, una circostanza mai possibile nel corso della passata stagione, riuscendo persino ad estrarre dei tempi interessanti. Nonostante le noie di affidabilità che preoccupano anche la casa madre Mercedes, le prospettive di crescita per il campionato che verrà sono ben delineate.
