
Anche per la Formula 1 è forse giunto il momento di cambiare rotta. L’attuale pandemia in corso sta costringendo i vertici di Liberty Media, della FIA e dei 10 Costruttori impegnati nel Circus a delle profonde riflessioni.
Riflessioni su come affrontare l’anno in corso, ragionamenti su come organizzare le attività per il 2021 ma anche qualche valutazione sull’opportunità o meno di proseguire con la partecipazione a un Campionato del Mondo che richiede sempre più investimenti a fronte di entrate non proporzionali e risultati sportivi riservati solo ad alcuni.
Ecco che dunque, sette dei dieci team oggi iscritti al mondiale F1 2020, potrebbero “approfittare” di questa momento di crisi per fare un deciso passo indietro rispetto al loro impegno nel Circus. Prima di farlo però alcuni di questi stanno però già utilizzando tutte le armi a loro disposizione, per provare a indicare il necessario cambiamento per evitare il default della Formula 1.
Se da un lato infatti Ferrari, Mercedes e Red Bull sono stati da sempre contrari a cambiare lo status quo, dall’altra ci sono almeno due schieramenti. Alcuni costruttori inglesi, capitanati dalla McLaren spingerebbero per una “rivoluzione”, ovvero per un budget cap spinto e per una F1 stile IndyCar. Altri team come Renault e Haas invece starebbero valutando seriamente di lasciare la F1, stante la situazione attuale e le non rosee prospettive future.
“Al momento rischiano di scomparire due team e se non si cambia ne potrebbero saltare altri due”, ha detto Zak Brown alla BBC. Il CEO della McLaren ha poi parlato della IndyCar, dicendo: “Il divario tra chi sta davanti e chi è dietro in IndyCar è di decimi. Se si guarda a una stagione IndyCar, saranno Penske o Andretti o Ganassi a vincere il campionato, lo fanno sempre, ma si hanno tre o quattro vincitori a sorpresa all’anno. Andare a una gara è emozionante perché il vincitore non è certo”.
Brown invece sulla F1 ha detto: “Se si guardano le tre gare più emozionanti che abbiamo avuto in F1 lo scorso anno (Germania, Baku e Brasile) c’è stato maltempo, incidenti e safety car”.
Preoccupato delle sorti di alcuni team minori si è anche dichiarato Gian Carlo Minardi che, sul suo sito minardi.it, ha scritto: “Sono preoccupato per le sorti di alcune realtà private come Haas, Williams e Racing Point nonostante l’arrivo di Aston Martin, a cui aggiungerei anche il futuro incerto di Renault che perderà la fornitura alla McLaren”.
“Ho l’impressione – ha aggiunto Minardi – che nessuno team voglia firmare il nuovo Patto della Concordia anche per non prendersi impegni di permanenza nel Circus a lungo termine. Non dimentichiamoci che quest’anno le scuderie ricevono i diritti televisivi della stagione passata, corsa regolarmente. I veri problemi arriveranno nel 2021, con una torta molto dietetica. Ad oggi mancano gli introiti già di otto Gran Premi”.
Sull’argomento è intervenuto anche Ross Brawn che ha parlato di “momento giusto per un reset totale“. In un’intervista a Sky Sports UK, Brwan ha detto: “Siamo nel periodo in cui la Formula 1 ha funzionato a certi livelli, ma adesso è il momento di prendere delle decisioni per resettarci in termini di costi e rendere le cose migliori per questo spor. Abbiamo lottato duramente per arrivare al budget cap di 175 milioni l’anno: è più alto di quanto volessimo, ma è il compromesso trovato con tutte le squadre. La crisi dovuta al Coronavirus ha creato delle opportunità per dare un’ulteriore occhiata su quale sia il livello ragionevolmente realistico di un budget cap, e ci ha permesso di rinegoziare con maggiore determinazione e impegno. Dobbiamo tutti adeguarci a questi nuovi livelli: sarà doloroso, ma solo così lo sport potrà avere un futuro. Penso che ne usciremo più forti di prima una, volta superato questo momento”.
Cambiare per non implodere su se stessa. La Formula 1 pare sia giunta a un bivio!