Trascorso il primo week-end stagionale, il primo bilancio per i motorizzati Ferrari è impietoso; tra velocità di punta molto basse e performance in gara fin troppo carente, le perplessità destate non sono poche. E il tempo per rimediare non è molto.
Disastro. Non c’è un’altra parola che possa riassumere meglio il primo appuntamento della stagione per i motorizzati Ferrari. Le sensazioni negative avute durante i test sono state pienamente confermate in gara (e non solo). Solo un anno fa, sulla pista di Spielberg, le rosse (al pari dei clienti Alfa e Haas) sfrecciavano come schegge sui rettilinei austriaci. In 365 giorni si è ribaltato tutto: scarsa potenza, carico aerodinamico deficitario, bilanciamento pessimo. Ingredienti che hanno reso la prima gara di tutte e tre le scuderie un inferno. Il fantascientifico secondo posto di Leclerc (e la grande prestazione di Giovinazzi, giunto nono) non possono bastare a far dormire sonni tranquilli. Urgono dei rimedi, e in fretta. Soprattutto in casa Ferrari.
ALLARME ROSSO
Le premesse, bisogna dirlo, non erano delle migliori. Le parole di Binotto in questi mesi non ispiravano fiducia. Però nemmeno il più pessimista dei tifosi avrebbe immaginato una situazione simile, con una Ferrari costretta a dover lottare per entrare nel Q3. Avvilente il confronto con le qualifiche del 2019: quasi un secondo di peggioramento. Per non parlare poi della gara, autentica agonia per i primi 60 giri. Solo il talento sconfinato del monegasco, misto a una notevole dose di fortuna, hanno parzialmente salvato la faccia della rossa, che dopo 8 giri era già a più di 13 secondi dalla Mercedes. Troppa la differenza in termini di velocità. Troppa la carenza a livello aerodinamico. Ma non solo con le Frecce Nere; anche McLaren e Racing Point sono state nettamente superiori per tutto il fine settimana, e sotto ogni aspetto. Ed è questa la cosa che deve far riflettere.
ALFA-HAAS: NUBI ALL’ORIZZONTE
Stessi problemi. Stesse difficoltà della Ferrari. Anche per l’Alfa Romeo e la Haas il bilancio del debutto stagionale è negativo. Anche qui non deve ingannare l’ottimo nono posto di Antonio Giovinazzi (davanti anche a Vettel). Per quanto le cose siano andate leggermente meglio in gara piuttosto che in qualifica, ciò non toglie i numerosi limiti emersi per entrambe. Per l’Alfa il vero punto debole è sembrato essere il carico aerodinamico, praticamente assente. E come se non bastasse, anche il team ci ha messo del suo, provocando il ritiro di Raikkonen per una ruota non fissata. Per la Haas, invece, è molto preoccupante il doppio cedimento avuto ai freni, sia con Magnussen che con Grosjean. Come se non bastasse, la ritrovata competitività della Williams potrebbe alla lunga relegare i due team agli ultimi due posti. Non proprio una prospettiva esaltante.
L’AFFIDABILITÀ’, UNA PICCOLA LUCE
In un quadro degno di un film horror, c’è comunque un aspetto positivo, e da non sottovalutare: l’affidabilità. Infatti, i motorizzati Ferrari sono stati gli unici a non aver avuto problemi di qualsiasi natura alla power unit, a differenza di Mercedes, Renault e Honda. E in un campionato con così tante gare ravvicinate, avere un propulsore affidabile potrebbe essere determinante. Tuttavia, questo piccolo barlume di luce non può bastare a sopperire a un’infinità di problemi, che devono essere risolti al più presto. E intanto domenica si replica. Stesso posto. Stesso circuito. E possibile stessa sofferenza. Aspettando Budapest…
