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    Troppa ipocrisia sui circuiti di F1: rivogliamo il vecchio Nurburgring

    Staff CircusF1By Staff CircusF128 Marzo 20123 commenti9 Mins Read
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    Sabato 17 marzo si è disputata la 60^ edizione della 12 Ore di Sebring, prima prova del FIA World Endurance Championship. L’affascinante tracciato della Florida non rispetta alcuno standard FIA sulla sicurezza, eppure ciò non ha impedito di sceglierlo quale teatro della prova inaugurale del rinato Mondiale Endurance! Le mille contraddizioni della FIA sui circuiti.

    Lo scorso sabato 17 marzo 2012 è ufficialmente rinato il FIA World Endurance Championship. E a inaugurare il redivivo Mondiale per vetture Sport-Prototipo e GT è stata la 12 Ore di Sebring, giunta alla sua 60^ edizione.

    Come sempre, la 12 Ore della Florida, valida anche quale prima prova della American Le Mans Series, ha regalato emozioni e colpi di scena.

    Benché il FIA WEC sia un Campionato Mondiale sotto egida FIA (avete presente, la stessa Federazione Internazione dell’Automobile presieduta da Jean Todt che organizza la Formula 1 ed il mondiale Rally), in Italia, detto papale papale, non se lo fila e non se lo filerà nessuno: nessun approfondimento televisivo, nessuna copertura TV, nulla di nulla, silenzio assoluto. E anche la nostrana stampa specializzata e l’italico mondo del web dedicano ad uno dei campionati più appaganti tecnicamente e sportivamente al mondo uno spazio defilato. E a nulla servono le fantastiche prestazioni dei nostri colori (Dindo Capello, con McNish e Kristensen, si aggiudica il primo posto assoluto e di classe LMP1 su Audi R18) affinché i media italici pongano un minimo sindacale di attenzione attorno a corse che trasudano storia e passione (e alle quali la beneamata Ferrari deve il proprio blasone internazionale: e se lo dice Forghieri…). Va detto, a conclusione di questa doverosa parentesi, che la FIA fa di tutto affinché il WEC rimanga in ombra rispetto alla Formula 1 e il pubblico non si appassioni troppo alle gare di durata. Storia vecchia…

    Ad ogni modo, la 12 Ore di Sebring solleva una importante questione attorno alla eleggibilità ed omologazione dei tracciati ospitanti campionati FIA, ad iniziare dalla Formula 1.

    Il Sebring International Raceway è, senza ombra di dubbio, tra i più affascinanti tracciati esistenti al mondo: unico, caratteristico, impegnativo. Un classico, un mito del motorismo internazionale. Tuttavia, come ogni tracciato nordamericano da “uomini veri” che si rispetti, agli occhi degli europei più schizzinosi appare sgangherato, insicuro, raffazzonato. Vie di fuga spesso approssimative, semplici pile di pneumatici a delimitare il bordo pista o a protezione dei guard-rail, un manto stradale “rognoso” e tutt’altro che perfetto, in parte ereditato dall’aeroporto qui presente.

    Il circuito di Sebring (sorto nel 1950), infatti, è ricavato all’interno dell’aeroporto di Hendricks Field. Pertanto, ancora oggi, alcuni tratti sono realizzati in cemento e caratterizzati da giunture tra una lastra e l’altra, conformazione tipica delle pavimentazioni aeroportuali. Immaginate cosa sia corrervi quando piove…

    Il tracciato, nel corso degli anni, ha subito numerose modifiche, soprattutto in funzione dell’attività aeroportuale. Tuttavia, l’essenza originaria è ancora intatta. Nessun inutile e superfluo fronzolo, nessuna struttura megagalattica, nessun effetto speciale. Solo nuda e pura sostanza. Una autentica goduria.

    Sulla carta, pertanto, il tracciato della Florida potrebbe accogliere solo eventi di campionati nordamericani (la American Le Mans Series è sotto egida IMSA) o, comunque, non sotto egida FIA. Infatti, Sebring, parimenti a tutti gli altri circuiti nordamericani, non pone molta attenzione agli aspetti inerenti la sicurezza. Non a caso, la Formula 1 tornerà negli Stati Uniti grazie al nuovo impianto di Austin, in Texas, ancora in fase di realizzazione, progettato dal solito Tilke e, pertanto, approntato secondo le rigide e attuali specifiche FIA. E, fino a qualche anno fa, la Formula 1 correva ad Indianapolis, ma in un tracciato senza infamia e senza lode (fatto salvo il tratto di speedway) studiato e realizzato ad uso e consumo della Formula 1.

    Fatto è che la contraddizione rimane: il FIA World Endurance Championship corre a Sebring, la Formula 1 non potrebbe mai e poi mai. A quanto pare, la FIA ha le idee poco chiare. Idee poco chiare che si palesano anche per altre categorie: la FIA Formula 2, il WTCC e altri campionati FIA, infatti, articolano il proprio calendario andando a toccare circuiti permanenti e cittadini che la Formula 1 ha rinnegato da tempo o difficilmente abbraccerà in futuro. Ci riferiamo a tracciati quali Brands Hatch, abbandonato dalla Formula 1 molti anni fa e ritenuto “pericolosissimo”, e Sonoma, caratteristico e celebre tracciato statunitense che, il prossimo 23 settembre, ospiterà per la prima volta il WTCC (il Mondiale Turismo FIA).

    Ribadiamo, la FIA (ma non solo la FIA) ha le idee confuse circa la scelta dei tracciati: bacchettona da un lato, incurante dall’altro. Indubbiamente, meno buonismo ed un pizzico in più di “incuranza” non guasterebbe. È noto: la FIA, inseguendo il falso mito della sicurezza totale dei circuiti, ha distrutto, azzoppato, snaturato e persino abbandonato una miriade di tracciati storici, i quali, senza dannosi stravolgimenti, potevano giungere intatti e preservati nella loro essenza sino ai giorni nostri. I nomi li conosciamo. Al contempo, per volere della stessa Federazione Internazionale, sono subentrati nuovi tracciati, molti dei quali inqualificabili: permanenti asettici e sterilmente maestosi, cittadini non irresistibili e dal sapore di plastica, imbellettati di giorno e luccicanti di notte.

    La FIA era ed è in errore. Le contraddizioni e le ipocrisie appaiono macroscopiche, lampanti. La favola della sicurezza “senza se e senza ma” non incanta più nessuno. Evidentemente, se il FIA WEC, il FIA WTCC, il FIA GT (ribadiamo, campionati mondiali, mica caccole!) possono disputare i propri appuntamenti in tracciati rinnegati dalla Formula 1, non si spiega per quale ragione la Formula 1 non possa e non debba impiegare simili tracciati senza snaturarli e trasformarli (in peggio).

    Detto francamente: molti tracciati sorti negli ultimi anni ed inseriti, anzitutto, nel calendario della Formula 1 sono delle autentiche pappe insipide. E quando c’è da scegliere, spesso la FIA (e non dimentichiamoci di Bernie Ecclestone, grande burattinaio della Formula 1) opta per circuiti sulla carta più sicuri, collaudati, ampiamente rimaneggiati o costruiti ex novo secondo le più moderne disposizioni: in Canada si corre a Montreal (un gran bel tracciato) e non a Mosport Park (questo sì che è da brividi!), in Gran Bretagna si va a Silverstone (ulteriormente snaturato) e non al già citato Brands Hatch, negli USA si preferisce l’incognita Austin (speriamo almeno sia godereccio) alle certezze di Watkins Glen e compagnia, in Germania si è detto addio al vecchio e succulento Hockenheim (i mitici tratti nei boschi sono all’abbandono) per il nuovo, insapore Hockenheim.

    Contraddizioni che, tanto per cambiare, riguardano anche la compare della FIA, l’ACO. Nel 2011, quale antipasto al nascituro FIA WEC, era stato organizzato l’Intercontinental Le Mans Cup, un vero e proprio mondiale ma ancora privo di autenticazione ufficiale. Ebbene, anche l’ACO, come la FIA, è ossessionata dalla sicurezza: sicurezza delle vetture, sicurezza dei tracciati. Fortunatamente, però, le prove più significative si disputavano nei seguenti tracciati: Sebring, Spa-Francorchamps (ancora splendido), Le Mans (semplicemente meraviglioso! È un semipermanente con difficilissimi tratti cittadini di notte non illuminati: la F1 non ci correrebbe mai!) e Road Atlanta (teatro della Petit Le Mans. È un classico saliscendi all’americana, stupendo! Standard di sicurezza ben lontani da quelli ossessivi vigenti in Europa…).

    Tempo di cambiare musica. Meno buonismo e più realismo: del resto, la Formula 1 corre a Melbourne (cittadino), Montecarlo (cittadino), Montréal (cittadino), Valencia (cittadino), Singapore (cittadino). Chiaro, no? I tracciati cittadini, anche quando progettati con cura, comportano necessariamente alti e intrinseci rischi di incidenti, specie quando veloci. I cittadini non perdonano: se sbagli, vai a muro. E allora, ci chiediamo: perché stravolgere, uccidere in nome della sicurezza i permanenti storici o rimpiazzarli con autentiche schifezze?

    Se i piloti del FIA World Endurance Championship hanno l’onore ed il piacere di correre a Sebring e a Le Mans, se i piloti del WTCC avranno l’opportunità di saggiare Sonoma e di ritornare in quel di Macao (altro che Valencia e Singapore!), allora i piloti di Formula 1 pretendano di correre sul vecchio Nürburgring, il quale, nonostante qualche datato lifting (installazione di guard-rail, dossi meno pronunciati, ecc) rimane sempre e comunque un Inferno Verde.

    Provocazione o realtà? L’Inferno Verde è tuttora impiegato, quale evento principale, per la classica 24 Ore, competizione riservata a vetture GT e Turismo e che ogni anno richiama centinaia di migliaia di spettatori. Alla massacrante competizione vi partecipano titolati piloti professionisti e gentleman, team ufficiali e semplici privati. Per un pilota, calcare le temibili curve cieche del vecchio Ring equivale al coronamento di un sogno.

    Da molti, troppi anni il “vecchio” Nürburgring è uscito dal giro mondiale: niente più Formula 1, niente più Mondiale Endurance. È bene che ritorni a ruggire e incutere timore.

    E a casa le scartoffie burocratiche sulle omologazioni internazionali, al macero il buonismo sulla sicurezza e le finte erbette sintetiche (quelle sì che fanno più danni della nuda terra e della vera erba!).

    Più piste vere, più rischi. Ben vengano Sebring ed il Nürburgring, Sonoma e Macao, Le Mans, Spa ed i cittadini da “pelo”. Possibilmente senza snaturarli ulteriormente e senza nuove vie di fuga, grazie. Auspicabile, in definitiva, un ritorno a circuiti più genuini, caserecci, all’americana o all’australiana. L’inserimento nel FIA WEC di tracciati quali Sebring e Le Mans, tradizionalmente e notoriamente “politicamente scorretti”, potrebbe essere un primo segnale in questa direzione. Allo stesso tempo, è bene che la Formula 1 si tenga strette piste quali Melbourne, Catalunya, Montecarlo, Montréal, Spa-Francorchamps, Monza, Suzuka, São Paulo (e in parte ancora Silverstone), tracciati degni di far parte del calendario Formula 1.

    E poi, signori, vale (o almeno dovrebbe) una considerazione tanto cara ai “formulaunisti” incalliti: se i piloti di Formula 1 sono considerati il top del top, il massimo, l’apice del professionismo, perché non farli correre al Nürburgring inteso come Nordschleife? Di cosa ha paura la FIA? E cosa temono i piloti di F1? I piloti che disputano la 24 Ore (molti dei quali impegnati stabilmente nell’Endurance, nel GT e nel Turismo) temono e rispettano il pistone tedesco, però ci corrono ben volentieri! Pazzi, incoscienti? Evidentemente no. Allora si può fare!

    Scritto da: Paolo Pellegrini

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