Robert Kubica è tornato. E’ tornato alle corse, per ora con due apparizioni ufficiali altrettanti Rally: al Ronde del Gomitolo, vinto a bordo di una Subaru Impreza WRC e al Rally di San Martino di Castrozza, terminato anzitempo per un’uscita di strada senza nessuna conseguenza.
Il pilota polacco, è tornato anche a parlare, dopo il terribile incidente del 6 febbraio 2011 e lo ha fatto sia ai microfoni di Sky Sport la scorsa settimana che in una lunga intervista rilasciata a Franco Nugnes e pubblicata ieri su OmniCorse.
Qui sotto vi proponiamo i passaggi più significativi di quest’ultimo botta e risposta e il video dell’intervista su Sky.
OmniCorse: Cominciamo dalla F.1: il mondiale 2012 è apertissimo con quattro campioni iridati in lizza per il titolo piloti…
Robert Kubica: “E’ un mondiale molto interessante: la sua lettura è difficile perché cambiano spesso le forze in campo, ma c’è un pilota che ha fatto la differenza all’inizio della stagione con una macchina mediocre. Fernando nei primi Gp ha dimostrato di avere una marcia in più rispetto a tutti gli altri, perché è uno dei pochi, se non l’unico, che riesce a fare la differenza anche con una monoposto non competitiva. Alonso è il grande favorito. In F.1 le cose possono cambiare in fretta, ma lo spagnolo è sempre riuscito a raccogliere punti pesanti tranne che a Spa, dove è stato vittima di un incidente di gara”.
OC: Chi sarà il suo sfidante?
RK: “Fernando è fuori dal mondo. Non c’è uno sfidante. Non vedo grossi rivali. Così detto, sembra una stagione già decisa, mentre sappiamo che in F.1 non è così. Se non apparirà una vettura nettamente superiore, capace di sconvolgere i valori, credo che Alonso sia il favorito all’80 per cento”.
OC: La Lotus di oggi era la tua Renault. La squadra di Boullier ottiene con regolarità quei risultati che tu potevi sperare. Come ti spieghi questa crescita del team di Enstone?
RK: ”Già al mio primo anno non c’era più la Renault, ma c’era la gestione di Genii Capital. La differenza è chiara: io sono partito con un team che non esisteva più. C’era rimasto il nome Renault, ma il team non era più lo stesso. Abbiamo iniziato il campionato con la macchina dell’anno precedente: siamo riusciti a ottenere dei risultati incoraggianti lo stesso, nonostante un budget nettamente inferiore a quello attuale e con un ritardo sullo sviluppo della macchina, perché nell’inverno non sapevamo nemmeno se il team ci sarebbe stato. Ora penso che la gestione della Lotus stia dando i suoi frutti, perché già nel 2010 si vedevano chiari quelli che sono i punti di forza del team. Bastava svilupparli”.
OC: Quali sono quei punti di forza?
RK: ”La Lotus è un puro team da corsa. Oggi in F.1 ce ne sono veramente pochi. Se guardiamo ai top team, quelli dei grandi costruttori, sono di difficile gestione, con troppe persone. Renault, anzi Lotus, ha un gruppo di persone unito che fa solo corse per passione. Questo è un grosso vantaggio. E a questo si aggiunge che hanno tre o quattro persone molto brave che sono in grado di realizzare monoposto belle. E quest’anno si vede”.
OC: Quest’anno hanno vinto sette piloti e cinque team diversi: nella lista non c’è la Lotus. C’è una ragione?
RK: “In effetti è curioso. Hanno un mix di piloti strano: se Raikkonen riuscisse a qualificarsi più avanti nella griglia o Grosjean riuscisse a tenere il passo di Kimi in gara, dovrebbero vincere”.
OC: Manca qualcosa nella coppia dei piloti?
RK: ”No, non dico questo. Quando vince un Maldonado con la Williams cade ogni discorso, senza voler togliere niente alla Williams o a Pastor”.
OC: Quel successo ha celebrato i 70 anni di Frank Williams…
RK: ”Ci sono giornate scritte, molto speciali in F.1. E’ bello così. Anche se io sono stato nel Circus, ci sono cose che non sono facili da leggere quando si è fuori dal mondo dei Gp, però per vincere bisogna far quadrare tutto, avendo anche un pizzico di fortuna. Adesso c’è anche una Sauber che sta andando molto forte. Può ancora capitare di tutto, ma non è una corsa a fare un campionato. Io ho sempre preferito portare a casa dei punti importanti gara per gara. Quando non si dispone di una macchina vincente è l’unica tattica possibile. Guardando l’andamento di questo campionato analizzo che ci sono tanti piloti forti che si qualificano davanti e troppo spesso non portano a casa dei punti. È strano…”.
OC: Dipende dalle gomme Pirelli così imprevedibili nel loro degrado?
RK: ”No, le Pirelli sono certamente coperture sensibili da quello che ho capito. Se le fai lavorare nella finestra giusta di utilizzo puoi trarre grandi prestazioni e fare la differenza. È uno dei motivi per cui le Lotus vanno su e giù nel rendimento dello stesso week end. Vanno forte quando c’è caldo, ma a Spa dove potevano puntare a vincere non ci sono riusciti. Conta anche come s’imposta l’assetto. Io ricordo che con la Renault andavamo forte nei long run, ma non nel giro di qualifica. Lavorando sul set up eravamo riusciti a bilanciarne i comportamenti. La F.1 è molto più complessa di quanto già non sembri: credetemi non è facile da capire per chi la vive dal di dentro, figuriamoci cosa è per chi è ormai fuori”.
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OC: La F.1 è un discorso chiuso dopo l’incidente, o…?
RK: ”Chiaro che io preferirei essere dall’altra parte, ma nella vita bisogna accontentarsi. Ho ancora troppi limiti per sedermi in una monoposto in pista. E non dico una F.1, ma più semplicemente una monoposto”.
OC: Sono difficoltà superabili nel tempo?
RK: ”Non lo so, ci vuole un po’ di fortuna e non dipende tutto da me. Può suonare male, ma la speranza resta l’ultima a morire. E crederci non costa niente. Io ci credo ancora ma restando con i piedi per terra. Non è che se non rientro in F.1 mi sento perso come persona”.
OC: Eppure si dice che ci sia qualcuno disposto ad aspettarti, magari per farti sviluppare il nuovo motore turbo che arriverà nel 2014…
RK: ”Non lo so, non lo so”. E sorride quasi colto in un attimo di difficoltà. ”Sinceramente questo è un momento un po’ particolare della mia vita: mi sto impegnando per far tornare a funzionare bene il braccio destro”.
OC: Ti sei dato dei tempi?
RK: ”In questi diciannove mesi ho capito che darsi delle tempistiche è inutile. Si impara a dare al tempo un valore diverso”.
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Leggi l’intervista completa su OmniCorse.
Qui sotto il video con la prima intervista rilasciata a inizio settembre da Robert Kubica dopo l’incidente del 6 febbraio 2011. Il pilota polacco è ai microfoni di Sky Sport.
