
Spa-Francorchamps, in casa Mercedes si respira aria pesante. Può apparire incredibile, inconcepibile, persino surreale, ma la realtà è emersa in tutta la sua drammaticità sportiva: il contatto tra Rosberg ed Hamilton farà discutere ancora a lungo. Anzi, potrebbe costituire un punto di svolta: non solo nell’economia della corsa all’iride, ma anche per gli equilibri all’interno del box Mercedes.
Lo abbiamo visto tutti: al 2° giro, Rosberg tenta un attacco nei confronti del proprio compagno di squadra, Hamilton, il quale scattava meglio al via, soffiando la prima posizione al pilota tedesco. Il tentativo di sorpasso di Rosberg a Les Combes appare pulito, tutt’altro che forzato e garibaldino. A quel punto, dopo aver dapprima lasciato uno spiraglio, Hamilton chiude la traiettoria, andando ad impostare correttamente la curva. Le traiettorie si incrociano: la porzione più esterna della semiala anteriore destra della vettura di Rosberg tocca lo pneumatico posteriore sinistro della monoposto di Hamilton. Ala danneggiata per il primo, gomma tagliata (e gara compromessa) per il secondo.
Come analizzare il fatto? Rosberg ha davvero forzato l’attacco?
No, a nostro avviso si è trattato di un comune, banale, contatto di gara: non c’è stata “cattiveria” da parte di Rosberg.
IL VIDEO DEL CONTATTO TRA HAMILTON E ROSBERG
La ragione del contatto tra i due piloti Mercedes è da ricercare nella eccessiva larghezza dell’ala anteriore. Dal 2009 al 2013, questo elemento ha presentato una larghezza massima pari alla larghezza totale della vettura stessa: 1800mm. Una esagerazione. A seguito di tale scelta tecnico-regolamentare, la casistica di ali danneggiate in lievi contatti e pneumatici tagliati dalle suddette ali è drasticamente aumentata.
In questo 2013, la FIA ha lievemente ridotto la larghezza dell’ala anteriore, allo scopo di contenere questa infelice statistica, riducendo, al tempo stesso, il carico aerodinamico generato da questo elemento: pertanto, si è passati da 1800mm a 1650mm. Tuttavia, questo provvedimento pare non stia sortendo gli effetti desiderati.
Dunque, l’incidente tra Rosberg ad Hamilton rientra in questa fredda statistica, ormai ben nota a chi segue la Formula 1. Inutile andare a cercare vittime e carnefici, in questi casi.
Se i protagonisti di questa vicenda fossero stati Kvyat e Vergne (nomi presi a titolo di esempio), sicuramente la successiva polemica e la nauseabonda “moviolizzazione” non sarebbero nati.
Ma, ahinoi, gli attori portano il nome di Lewis Hamilton e Nico Rosberg, ossia i piloti in lizza per il titolo Piloti.
In questo scenario, il Team sta sbagliando ogni mossa, ogni parola. Toto Wolff (“incidente inaccettabile”), Niki Lauda (“non sono cose che devono succedere! Specie al secondo giro di un GP. Se fosse stato l’ultimo avremmo potuto discuterne, ma non al secondo”)e Lewis Hamilton schierati contro Rosberg (scomposte le parole di Hamilton, secondo cui Rosberg “l’avrebbe fatto apposta”), il quale, oggi, si trova sì sempre più in vetta alla classifica iridata (220 punti contro i 191 di Hamilton e i 156 di Ricciardo), ma “isolato” all’interno di un Team che non ha gradito il presunto attacco forzato al 2° giro del GP del Belgio.
Il Team, in questo caso, dovrebbe recitare il ruolo di mediatore, di paciere. Anziché alimentare inutili e strumentali polemiche, dovrebbe, con freddo e clinico occhio, ridimensionare l’accaduto a mero contatto di gara. Un contatto in cui nessuno ha colpe.
Al Team Mercedes, ovviamente, irrita l’esclusione di Hamilton, un Hamilton costretto al ritiro (quello sì, architettato accampando scuse davvero inverosimili, leggi “perdita di carico aerodinamico dal fondo vettura”. In realtà, hanno salvaguardato un motore.) ma che, senza il contatto, avrebbe sicuramente lottato per la vittoria.
Eppure, in Mercedes, c’è di che stare tranquilli. Rosberg comanda la classifica Piloti, Hamilton è ancora secondo, Ricciardo – sempre più convincente e pungente – è terzo ma distanziato ancora di 64 punti da Rosberg e di 35 da Hamilton. Inoltre, le Mercedes W05 è ancora la miglior monoposto, benché sempre più insidiata dalla Red Bull RB10-Renault e dalla Williams FW36-Mercedes. Infine, il titolo Costruttori sembra già ampiamente archiviato (411 punti, contro i 254 della Red Bull, seconda).
Il Team Mercedes gioca col fuoco. Sinora, ha rasentato la perfezione: una vettura vincente capace di dominare (9 vittorie in 12 Gran Premi sinora disputati) sebbene sovente “rognosa”, piloti di altissimo livello messi nella condizione di lottare ad armi pari, nessun assillante ordine di scuderia, una sana rivalità, inevitabilmente condita da alterni mugugni e frecciatine.
Ma Spa-Francorchamps rischia di incarnare il Gran Premio spartiacque per quanto riguarda la Mercedes. In negativo. Saprà Rosberg reggere la pressione del Team tutto? Come reagirà Hamilton alla “beffa” in terra belga? Saprà il muretto coordinare e gestire i due piloti – ormai in “guerra” aperta – calmando le acque, saprà ricondurre il duello sui giusti binari, come fatto sinora?
Sembra di rivivere – sebbene il pomo della discordia sia rappresentato, oggi, da un innocente contatto di gara – le grandi, storiche, ormai mitologiche rivalità che hanno animato la Formula 1 nei decenni scorsi.
I raffronti con l’epico scontro Senna-Prost sono già cronaca di queste ore.
Intanto, in Red Bull sperano nel patatrac Mercedes, nella crisi di nervi, nella guerra di logoramento fratricida, nel tutti contro tutti. Una situazione che, ancora con le dovute e marcate differenze, potrebbe rispecchiare il Mondiale 1986 e, relativamente ad anni più recenti, il campionato 2007. Nel 1986, Prost (McLaren-Porsche) si fa beffa del duo Williams-Honda, Mansell e Piquet; a separare i tre duellanti appena 3 punti. Nel 2007, invece, Raikkonen (Ferrari) conquista il titolo, all’ultima gara, ai danni della coppia McLaren-Mercedes formata da Alonso e Hamilton: 110 punti per il finnico, 109 per lo spagnolo e l’inglese, quando ormai tutto sembrava perduto.
Non va dimenticata, in questa ottica ancora fantasiosa, l’assegnazione del punteggio doppio in occasione dell’ultimo GP, ad Abu Dhabi. Gara in cui, può sembrare una frase fatta, potrebbe accadere l’imponderabile.
Ad ogni modo, l’accanimento contro Rosberg appare alquanto esagerato, non lucido.
Un isterismo davvero fuori posto.
Scritto da: Paolo Pellegrini