
Pagelle infuocate per questo Gran Premio di Spa, dodicesimo appuntamento del mondiale di Formula 1. Pagelle difficili in cui, sicuramente, non possiamo non approfondire quanto è accaduto al 2° giro, con il contatto tra i due protagonisti del mondiale, Lewis Hamilton e Nico Rosberg.
A contrastarli, però, ci pensa Daniel Ricciardo che, come in Ungheria, sfodera una grande prestazione che gli vale la terza vittoria stagionale. Si rivede nelle posizioni di vertice anche Kimi Raikkonen a cui sfugge il podio per una manciata di secondi, nonostante una gara che lo ha visto a lungo nei primi 3, mentre il suo compagno di squadra, Fernando Alonso, è alle prese con una delle sue gare più difficili della stagione.
Ecco le nostre pagelle F1 del Gran Premio del Belgio.
Daniel Ricciardo: 10.
Impossibile non dare il massimo dei voti all’unico vero antagonista delle Mercedes. In ogni occasione in cui le Mercedes si trovano in difficoltà Daniel Ricciardo è pronto, come un falco, ad approfittarne e a mettere, per la terza volta in questa stagione, il suo sigillo. Scaltro, furbo e intelligente. Non appena si trova in testa inizia a spingere a suon di giri veloci e per la concorrenza non c’è più nulla da fare: vi basti sapere che, quando Raikkonen era secondo alla sue spalle, ovvero dopo il primo pit stop, l’australiano della Red Bull era l’unico (insieme alle due Mercedes) a girare sul passo del “54, dando più di 7 decimi al giro alla concorrenza. Impressionante la sua costanza durante tutto il Gran Premio che, ora, lo porta a cullare dei timidi sogni mondiali anche se, oggettivamente, la “lattina” di questa stagione non può combattere ad armi pari con le ben più prestanti “freccie d’argento” ma, in fondo, si sa: tra i due litiganti il terzo gode…
Nico Rosberg: 6.
Dobbiamo fare una premessa: i fatti avvenuti con Hamilton (voto 4) e la sua gara (voto 8) sono episodi molti differenti tra loro, che vanno discussi singolarmente. Partiamo col analizzare la sua corsa.
Una partenza (dalla pole) non felice dove perde la prima posizione a dispetto del suo compagno di squadra: da li viene tutto di conseguenza. L’attacco al secondo giro su Lewis Hamilton e il contatto, con parte dell’ala persa che non gli permette di avere un carico aerodinamico uniforme, tanto che è costretto a pittare in anticipo a causa del degrado delle gomme derivante proprio dal musetto rovinato. Durante il resto della gara è afflitto da alcuni cali di potenza nonostante cui riesce a sfoderare un ottimo passo a suon di giri veloci: azzeccata, anche se in ritardo, la scelta di montare le soft negli ultimi giri dove recupera oltre 20″ su Ricciardo. Probabilmente, con un giro in più sulla mescola più morbida, gli sarebbe finito negli scarichi, tentando il sorpasso che poteva valergli la vittoria, unico modo per spegnere, in parte, le polemiche del dopo gara.
Veniamo al fattaccio del secondo giro, un semplice episodio di gara elevato a livello mediatico in quanto i due protagonisti si giocano il mondiale. Partiamo col dire che il tentato sorpasso di Rosberg è assolutamente regolare, tanto per sfatare il primo tabù che era emerso nella giornata di ieri: sicuramente Nico, visto che lo spazio per tentare l’attacco su Lewis Hamilton era ridotto, poteva buttarsi nella via di fuga, come fatto da Sebastian Vettel nel giro precedente, ma così non è andata. Eviteremmo di dire che l’ha fatto volontariamente, per dimostrare qualcosa: sono piloti, se trovano un varco si ci buttano, sia al primo sia all’ultimo giro. Una situazione che ha penalizzato molto Hamilton (e su questo non ci piove) ma molto amplificata per un qualcosa classificato come un semplice incidente di gara che, sicuramente, non ha reso Rosberg più simpatico di quanto fosse prima e a testimoniarlo ci hanno pensato i fischi sul podio, un accanimento, però, a nostro avviso, veramente esagerato: per parafrasare l’amico Antonino Rendina, “Hamilton è uno di quei finti duri che poi sono fessacchiotti dal cuore tenero, Rosberg è un diavolo travestito da angelo”.
Valterri Bottas: 8.
Ancora una volta a podio ma, viste le aspettative della settimana, ha in un certo senso deluso. Ci si aspettava una Williams che poteva realmente lottare per la vittoria e, forse, se Valtteri non avesse perso molto tempo nelle prime fasi di gara e avesse fatto meglio in qualifica sotto il bagnato, suo terreno di caccia, una timida speranza di riuscire a stare con il treno dei primi due poteva esserci. Ma il 4° podio nelle ultime 5 gare conferma la bontà di questo pilota, veloce e “spietato”, che non si lascia intimorire da chi lo precede. Alla Mercedes lo tengono d’occhio, non si sa mai.
Kimi Raikkonen: 9.
Ben tornato Kimi (finalmente)! Una gara da “the king of Spa” dove fa vedere nuovamente di cosa è capace. Non è la prima volta in questa stagione che riesce a essere nel treno dei primi (vedi Montercarlo), ma è la prima volta in cui può concludere una gara senza problemi. Un week end che non era iniziato nei migliori dei modi vista la buona parte delle due sessioni di libere (sull’asciutto) perse il venerdì prima per un problema ai freni e per via delle temperature poi. Una qualifica comunque non entusiasmante visto il secondo tondo beccato dal compagno di team, ma in gara ha dimostrato, almeno per questo Gp, di essere anche più veloce del suo compagno di squadra (basta vedere i primi giri della corsa). Un ottimo passo ma, alla fine, non può nulla contro la ben più prestante Williams del connazionale Bottas, perdendo un podio che si sarebbe ampiamente meritato. Le parole del dopo gara (“sono venuto per vincere, non per i quarti posti”) dimostrano come Raikkonen sia ancora carico, al contrario di chi lo dava già per “bollito”. Kimi is back.
Sebastian Vettel: 6.
Voleva dimostrare di essere all’altezza del compagno di squadra: prendersi 52″ sicuramente non è il modo migliore per farlo. Una gara iniziata bene, subito all’attacco della prima posizione dopo un’ottima qualifica (3° anche se a 2″ dalla pole) che, però, è andata via via peggiorando. Una parte centrale anonima prima di dare spettacolo nelle ultime tornate nella bagarre per il 5° posto, acciuffato poi grazie alla penalità di Magnussen. C’è da dire a sua difesa, però, delle due sessioni perse completamente al venerdì che non gli hanno permesso di trovare di girare e trovare un giusto setup per la gara: inoltre, è possibile, che il tedesco abbia dovuto gareggiare con il freno “tirato” per evitare di usurare l’ultima power unit nuova rimasta anche se, ovviamente, si tratta di una supposizione. Si aspetta il suo riscatto a Monza.
Jenson Button: 6,5.
Ci si aspettava una McLaren più competitiva (grazie al motore Mercedes) ma così non è stato. Una gara nell’ombra per la maggior parte della sua durata prima di sfoderare le unghie negli ultimi giri per agguantare il 5° posto. Perso il confronto con il compagno di squadra: ci si aspettava qualcosa di più.
Fernando Alonso: 7.
Gara sicuramente complicata per lo stop & go di 5s rimediato al giro di ricognizione (causa meccanici in griglia oltre il tempo consentito per accendere la vettura) di cui sicuramente il pilota spagnolo non ha colpe: ma questo non può essere un’alibi per la sua prestazione. Rimane in pista più del necessario al primo pit stop (bastava chiedere di tornare ai box come fatto in altri Gran Premi) e questo gli pregiudica il resto della gara perché rimane in pista con gomme, ormai, deteriorate. Dopo la sosta, infatti, si ritrova nel traffico e riesce anche a dare un po’ di spettacolo, con un sorpasso meraviglioso su Sergio Perez. Ma la sua gara, virtualmente, finisce li, perché poi rimane per tutto il resto della corsa dietro ad un agguerrito Kevin Magnussen. Nel finale, alle prese con la bagarre, finisce anche per tamponare Vettel. Il passo, in verità, non era male, a pista libera era circa lo stesso del compagno di squadra, Kimi Raikkonen: peccato per il tempo perso dietro a Magnussen. Gira voce che abbia girato con 160cv in meno: ci viene da chiedere come potesse fare quei tempi (e raggiungere quelle velocità) senza la parte elettrica… Insomma, vero, pende una penalità a giudicare la prestazione ma, di certo, non è stata la sua miglior gara dell’anno.
Sergio Perez/Nico Hulkenberg: 6.
Arrivano, praticamente, appaiati sul traguardo. Una buona gara di entrambi i piloti Force India ma ci aspettava nettamente di più dalla Force India. Per Sergio Perez una buona qualifica e una buona rimonta in gara; al contrario per Nico Hulkenberg una qualifica disastrosa (eliminato in Q1, prima volta da Monza 2012) e una grande rimonta in gara. Vedremo se a Monza, complici i tratti ad alta velocità, riusciranno a risollevare la china.
Daniil Kvyat: 7.
Arriva per la quinta volta in zona punti quest’anno precedendo il compagno di squadra in una pista difficile come quella di Spa. Ottimo risultato per lui e la Toro Rosso e il giovane russo sente già odore di Red Bull.
Kevin Magnussen: 7,5.
Questo 7,5 a Kevin Magnussen ci sta tutto. Una bella gara quella del danese, fatta di duelli e buoni tempi. In particolare il duello, aggressivo e corretto al contempo, con Fernando Alonso dimostra tutte le qualità del giovane rookie. Viene punito per una mossa al limite proprio nel confronto dello spagnolo, pregiudicando un ottimo risultato che, però, non cambia la nostra valutazione.
Felipe Massa: 4.
Il 10° posto in qualifica sembrava già dare una partenza in salita per il brasiliano che nella settimana precedente al Gp aveva puntato l’appuntamento del Belgio come una chance per puntare alla vittoria. La pessima partenza, poi, di certo non ha aiutato il brasiliano, rimasto bloccato nel traffico a soffrire una domenica che non è andata come voleva.
Jean Eric Vergne: 5.
Gara abbastanza anonima per il pilota francese della Toro Rosso, sopravanzato anche dal compagno di squadra, rookie su questa pista. Dovrebbe esprimere proprio adesso tutto il suo talento visto che a partire dall’anno prossimo il suo sedile sarà affidato a Max Verstappen, giovane pilota di 16 anni.
Lewis Hamilton: s.v.
Gli scuri occhiali non nascondo il disappunto dell’inglese, incolpevole nel contatto al 2° giro, dopo un’ottima partenza, che gli rovina la gara. Da quel momento in poi è solo una lunga e lenta agonia, in cui il pilota chiede più volte al team il ritiro per salvaguardare il motore. Le parole di fuoco nel posto gara lasciano capire che qualcosa si è rotto definitivamente: quale sarà, ora, il suo comportamento con Rosberg e con i vertici Mercedes?
Lotus: 3.
Sempre più in basso. Si aspettano i motori Mercedes (quasi sicuri per la prossima stagione) per risalire la china: la priorità, al momento, è tenere un talento come Grosjean.
Marcus Ericcson: 3 / Andre Lotterer: 10.
Lotterer, sul circuito più difficile della stagione, con neanche un giro alle spalle e sul bagnato, come se non bastasse, da un secondo tondo in qualifica al ben più esperto compagno di squadra, Marcus Ericcson. In gara è sfortunato visto che la vettura dell’esordiente tedesco (vincitore della 24 ore di Le Mans) si ammutolisce, costringendolo al ritiro forzato già al secondo giro. Il sedile, che era di Kobayashi, ora è in vendita ma un pensierino a tenere Lotterer, se fossimo nelle vesti dei dirigenti della Caterham, lo faremmo.
Mercedes: 5.
Situazione del dopo gara gestita molto male. Toto Wolff, vertice del team tedesco, ha annunciato che saranno presi dei provvedimenti: sarà interessante capire cosa cambierà.
Gara: 9.
Quando siamo su circuiti vecchio stampo lo spettacolo si vede sempre.