
Il primo week end spagnolo della stagione 2015 di Formula 1 ci ha regalato anche il debutto in terra europea del campionato di Gp2 e di Gp3, serie propedeutiche al passaggio alla massima espressione dell’automobilismo in pista. Sin a partire dall’anno scorso i più pessimisti si aspettavano, per via della rivoluzione che aveva visto l’introduzione dei nuovi motori V6 e la diminuzione dell’importanza dell’aerodinamica, che le vetture di Gp2 potessero ridurre consistentemente il gap dalle stesse presenti in Formula 1. In effetti in alcune gare, come Montecarlo e Singapore, questo si era verificato e aveva aperto la strada a numerose critiche.
Grazie ai grandi step evolutivi portati dai team non solo a livello aerodinamico ma, sopratutto, per quanto riguarda l’aspetto motoristico, ci si aspettava che il gap con le vetture di Gp2 subisse nuovamente un incremento, cosa che non è avvenuta totalmente. A Barcellona, infatti, la Formula 1 ha stonato nuovamente. Dallara GP2 più veloce: l’allievo batte il maestro.
Confrontando i tempi tra le pole position della scorsa stagione e quelle di quest’anno possiamo notare come, in realtà, il gap tra le due sia aumentato e fino qui tutto normale.
- 2014: F1 Lewis Hamilton 1:25.232; Gp2 Stéphane Richelmi 1:29.293
- 2015: F1 Nico Rosberg 1:24.681; Gp2 Stoffel Vandoorne 1:29.273
Il problema si presenta quando si scorre verso il basso la griglia di parteza, notando come la Manor sia risultata più lenta della pole position di Vandoorne. A ciò, inoltre, bisogna aggiungerci un altro fatto: Will Stevens e Roberto Merhi (Manor 04-Ferrari) si sono qualificati in ultima fila rispettivamente coi tempi di 1:31.200 e 1:32.038, risultando addirittura più lenti dell’ultimo qualificato in Gp2! Infatti Zoel Amberg (Lazarus) ha percorso i 4.655 mt del circuito spagnolo in 1’31″751, risultando 3 decimi più veloce rispetto a Mehri. Il distacco diventa ancora più pesante se raffrontato con quello della pole di Gp2, il quale si attesta all’incirca sui 2 secondi.
Ripescando i tempi della scorsa stagione, Kamui Kobayashi la scorsa stagione aveva concluso le qualifiche a bordo della sua Caterham con il tempo di 1:30.375. Nonostante fosse stato, anche in questo caso, più lento della pole di Gp2, il giapponese era riuscito a tenersi alle spalle cronometricamente delle vetture della classe inferiore: in particolare, l’ultimo della serie cadetta, fu Conor Daly a bordo della Lazarus, il quale concluse le qualifiche con il tempo 1:31.558. Tutto questo per concludere che delle vetture relativamente semplici ed economiche come quelle della Gp2 siano risultate più veloci delle attuali Formula 1! Insomma, per i grandi team quali Ferrari, Mercedes e Williams, vi è stato un netto miglioramento rispetto alla passata stagione, aumentando il gap dalle vetture di Gp2: ma poi? Scorrendo verso il basso la classifica troviamo tempi che sono nettamente più vicini a quelli della Gp2 come quelli della Force India: Nico Hulkenberg 1:28.365 – Sergio Perez 1:28.442. I due alfieri della Force India, vettura motorizzata Mercedes, sono risultati solo un secondo più rapidi di Vandoorne! Se per quanto riguarda la Manor, di cui conosciamo la situazione finanziaria e sportiva, può essere un risultato comprensibile, trovarsi una Force India, la quale dispone comunque di buoni mezzi e ottimi piloti, che si ritrova a combattere a pochi decimi da una vettura di Gp2, beh, deve far riflettere.
A riguardo si è espresso anche Gian Carlo Minardi, volto noto della storia della Formula 1, il quale ha commentato negativamente questi numeri: “Numeri che si commentano da soli. Questo è il risultato che i 1000 CV non sono la soluzione giusta per risolvere i problemi di questa Formula 1. E’ stata sconfitta da macchine che possono contare “solamente” su 620 cv. Bisogna lavorare sull’aerodinamica più semplice che permetta sorpassi in pista, e non solamente attraverso le strategie dei box o l’uso delle due mescole obbligatorie. Oggi ci troviamo a guardare macchine che “soffrono” quando si avvicinano troppo a chi gli sta davanti. Non è normale. Gli appassionati vogliono tornare a vedere i duelli in pista senza artifici. Anche il DRS è inutile. Tra le altre cose è una tecnologia che non troverà mai uno sbocco nelle auto di serie”.
Sarà così anche a Monte Carlo?