
Nei primi giri del Gran Premio di Spagna, quasi come caricato dai ricordi dell’edizione del 2012 che lo vide clamorosamente vincitore per l’unica volta in carriera proprio a Barcellona, sembrava che Pastor Maldonado si fosse tolto definitivamente scrollato di dosso l’immagine del pilota quasi sempre costretto al ritiro. E proprio quando le sue capacità venivano finalmente rispolverate, ecco che incombe la sfortuna, altro elemento sportivo tipico della carriera del pilota venezuelano. Dopo un bellissimo recupero fino al 7° posto, caratterizzato da una bella serie di sorpassi, a Maldonado si rompe un supporto dell’ala posteriore, compromettendo di fatto la sua gara che chiuderà infatti anzitempo al 45° giro.
Dal 2011, anno in cui debuttò in Formula 1 con la Williams dopo una stagione di GP2 chiusa da campione, Maldonado ha disputato 82 gran premi, vincendone uno dopo aver conquistato la sua unica pole position proprio in quel weekend, che lo fece entrare nella storia come unico pilota venezuelano a riuscire in una tale impresa. Questo dato, insieme ad altri che comunque certificano un talento che non manca affatto, è in forte contrasto con il numero dei ritiri collezionati da Pastor in carriera, addirittura 23, di cui quattro in questa stagione.
Ma quali sono le motivazioni di queste statistiche negative?
Partiamo prima di tutto da eventi con i quali generalmente un pilota non può far nulla, ovvero la sfortuna. Le monoposto guidate da Maldonado fino ad oggi hanno dovuto attraversare spesso dei momenti di scarsa competitività ed affidabilità. Questo ha spinto il venezuelano a parcheggiare la sua auto a bordo pista o ai box svariate volte per ragioni non collegate ad errori del pilota.
Ma spesso e volentieri però la sua foga o le sue distrazioni hanno reso lo stesso Maldonado come una sorta di “pericolo pubblico” in Formula 1. Il venezuelano è spesso protagonista di sbagli, specie in fase di sorpasso, dove in parecchi casi entra in collisione con altri piloti. Da un lato contribuisce all’aumento dello spettacolo, ma dall’altro questi episodi contribuiscono a far sì che il talento di Pastor venga erroneamente associato alle sue uscite di pista.
Ora però è giunto il momento anche per lui di rialzare la testa, dato che il suo miglior risultato di quest’anno è un 15° posto ottenuto in Bahrain (anche qui tormentato da alcuni problemi tecnici) e il suo compagno di squadra in Lotus, Romain Grosjean, sta avendo più successo di lui.
Sarà curioso vedere come il sudamericano sarà in grado di reagire alle critiche, esprimendo tutte le sue capacità fino ad ora nascoste dagli scivoloni per poi evitarli. In caso contrario, la Lotus forse non lo riconfermerebbe per la prossima stagione.