La scorsa settimana abbiamo incontrato con enorme piacere uno dei tanti ex piloti di Formula 1 che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 tenevano alto i colori dell’Italia nella massima serie. Stiamo parlando di Alessandro “Alex” Caffi, pilota originario della provincia di Brescia che corse nel circus dal 1986 fino al 1992, ottenendo risultati di tutto rispetto (specie nel 1989 al volante della Scuderia Italia) e guadagnandosi il riconoscimento dei suoi colleghi dell’epoca. Dal 1992, anno in cui uscì dall’ambiente della Formula 1 con 6 punti ottenuti totali in tasca, iniziò ad affermarsi in moltissime altre categorie. A 51 anni non ci pensa affatto a smettere con i motori, vivendo la sua passione con dedizione e soprattutto divertendosi allo stesso tempo, tutti valori che ci ha trasmesso in quest’intervista. Oggi si dedica perlopiù alla sua felice famiglia e alla pista indoor “PalaK” di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. Lo abbiamo incontrato proprio qui, ripercorrendo la sua vita dai primi passi con i motori fino ad oggi con la sua proverbiale simpatia e disponibilità piuttosto rara tra i piloti di Formula 1.
Caffi, ci può raccontare com’è stata la sua scalata verso la Formula 1?
“La mia passione per i motori deriva essenzialmente dalla mia famiglia, in particolare da mio padre, che era un gommista, e dai miei zii, che erano proprietari di un concessionario Lancia e si cimentavano in gare che andavano di moda negli anni ’60 e ’70 come le cronoscalate. Mi sono avvicinato alla Formula 1 in un modo abbastanza particolare, perché i miei inizi non sono con le quattro ruote ma con le due. Fino a 16 anni infatti guidavo con le motocross, e me la cavavo piuttosto bene, tanto che ho avuto anche la fortuna di vincere un campionato italiano dei giochi della gioventù. Poi, sempre a 16 anni, comprai un go kart, e il caso volle che dopo una settimana dall’acquisto vinsi subito una gara. Preso dall’entusiasmo da quel momento non ho più abbandonato le quattro ruote, passando per categorie come la Formula 4, Formula Abarth e Formula 3 (di cui divenne campione europeo nel 1985) prima di approdare in Formula 1 nel 1986 con la Osella.”
In cinque stagione disputate in Formula 1 quale si può definire il suo ricordo più bello? Forse la stagione 1989?
“Sicuramente ho dei bellissimi ricordi, specialmente nel 1989. In quell’anno infatti, con la Scuderia Italia, arrivai 4° in classifica al Gran Premio di Monaco e conquistai i miei primi punti in Formula 1. Fu una grandissima soddisfazione, specialmente su quel tracciato difficile che ancora oggi esalta più le capacità del pilota rispetto al mezzo. Ricordo anche con piacere il 3° posto ottenuto in qualifica in Ungheria, dietro a campioni come Patrese e Senna, ma le mie memorie più belle non sono tutte legate ai risultati ottenuti. Per esempio, sempre nell’89, a Phoenix dopo esser partito 6° mi trovavo in seconda posizione fino a quando non ebbi un incidente con il mio compagno Andrea de Cesaris, e anche se la gara si chiuse con un ritiro ancora oggi è un ricordo che conservo felicemente. In Formula 1 ci sono stato cinque anni, tutti ricchi di aneddoti e di esperienze che mi hanno formato non solo come pilota, ma anche come uomo.”
Il brutto incidente che ebbe a Monaco può essere considerato il ricordo più brutto in Formula 1? E se si, ha dei rimpianti?
“Con tutta sincerità posso dire che, così come non c’è un ricordo più bello di tutti, non c’è nemmeno un ricordo più brutto. La Formula 1 per me è stato uno dei periodi più belli della mia vita, tant’è vero che infatti non ho alcun tipo di rimorso o di rimpianto. Credo di aver fatto tutte le cose che ritenevo giuste in quel determinato momento, e se ci fosse la possibilità di ritornare indietro nel tempo rifarei tutto quanto. Non bisogna vivere di rimpianti in alcun modo, al massimo ce li si può creare in futuro, una volta che è finito tutto, ma sono consapevole di aver vissuto quel periodo della mia vita con grande felicità, dove ho imparato molto. Per quanto riguarda l’incidente effettivamente posso confermare che non è stato bello, ma quando mi capita di riguardarlo oggi onestamente lo rivedo con il sorriso, anche perché fortunatamente non ebbe conseguenze gravi o serie. Anche queste cose fanno parte un po’ della mia storia in Formula 1, e tra l’altro mi sorprende il fatto che questo video abbia raggiunto più di 4 milioni di visualizzazioni su youtube. Insomma, dire che conservo dei brutti ricordi sarebbe un errore perché in realtà non è così.”
Tra tutti i colleghi che ha conosciuto, quale pilota ha apprezzato di più come uomo e come pilota vero e proprio?
“Per prima cosa è necessario fare una premesse: negli anni in cui correvo io i piloti avevano un aspetto, una personalità, un carattere ed un’apparenza più umana rispetto a quelli di ora. Non voglio dire che i piloti di oggi non siano emotivi, ma si è creato un ambiente intorno a loro che li fa apparire così. Per intenderci, quando due piloti avevano qualcosa da ridirsi nel periodo in cui correvo, si mandavano tranquillamente a quel paese senza problemi e senza ricorrere a conferenze stampa o ai portavoce. Detto ciò ci sono stati tanti piloti che ho apprezzato, specialmente coloro che furono miei compagni come Andrea de Cesaris e Michele Alboreto. A ricordare i momenti passati insieme oggi sinceramente un po’ mi rattrista, perché sia Andrea che Michele ci hanno lasciato in circostanze diverse. Devo ammettere che Alboreto per me è stato come un fratello maggiore. Quando ero in squadra con lui io ero il classico pilota etichettato come stella emergente, mentre lui era già il campione affermato. Però non siamo mai entrati in contrasto, anzi. Facevamo spesso le trasferte insieme, e con me si è sempre dimostrata una persona onesta e leale, sia in pista che fuori. Poi avevo un buon rapporto con tutti i piloti italiani, che all’epoca erano davvero tanti e c’era sempre un’occasione per confrontarci, ma non solo con loro. Per esempio ho sempre ammirato Ayrton Senna, l’unico tra i piloti che mi diede il benvenuto in Formula 1 stringendomi la mano e complimentandosi con me. Di recente ho poi incontrato Alain Prost, parlando insieme di quegli anni e di tante questioni attuali, ma sempre in amicizia e serenamente.”
C’è qualche aspetto della sua Formula 1 che le piace di più rispetto a quella attuale, oppure ci sono caratteristiche che preferisce ora rispetto al passato?
“E’ una domanda abbastanza complicata, perché dopo aver lasciato la Formula 1 nel 1992 non l’ho più frequentata tanto. Per esempio, al Gran Premio di Monaco sono tornato ai box su invito della Porsche dopo 15 anni di assenza. Non posso giudicare quindi la categoria di adesso da pilota, al massimo come spettatore. Non voglio nemmeno affermare che la Formula 1 nella quale ho corso sia stata la più bella in assoluto, ma sicuramente tra le più belle. Ognuno ha vissuto o vive la sua Formula 1, ma i discorsi tipo “i miei anni sono stati i più belli di tutti” sinceramente mi hanno sempre stufato. Se proprio devo fare una differenza, ma solo ed esclusivamente da spettatore, posso solo dire con certezza che la Formula 1 di adesso è sicuramente più monotona di quella in cui correvo io.”
Dopo la sua esperienza in Formula 1 in che categorie ha corso? E cosa fa Alex Caffi oggi?
“Faccio prima a dire in quali categorie non ho corso (ridendo, Ndr). Tra tutte le corse mi manca solo la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore del Nurburgring, per il resto ho fatto tutto. Mi è sempre piaciuto correre, come dicevo all’inizio per me è una grande passione, la stessa che mi ha consentito di accettare un buon numero di sfide proprio per il piacere di farlo. Cosa faccio oggi? In questo momento sono molto meno impegnato con le corse, ogni tanto mi reco qui a Cinisello al PalaK, una pista indoor per go kart, la prima ad essere costruita, e da qui vogliamo ripartire per proseguire con il nostro obiettivo e realizzarne altre in Italia. E poi ovviamente c’è la famiglia, ho due figli di 19 e 6 anni. Tra l’altro quest’ultimo sta iniziando a fare qualche gara con le motocross, e ad osservarlo mi sembra di rivedermi quando anch’io correvo con il motocross. Evidentemente lui ha preso da me.”
Un’ultima domanda: ci fa un commento sul mondiale 2015?
“E’ piuttosto facile fare una previsione su questo campionato. Io vedo ovviamente favorite le due Mercedes, e tra i due piloti secondo me vincerà ancora il mondiale Hamilton, seguito da Rosberg. Terzo arriverà Vettel, e a mio avviso la Ferrari sarà ancora in grado di vincere una o due gare, sempre con Sebastian.”