
Il noto giornalista ed opinionista Leo Turrini, da sempre molto vicino all’ambiente Ferrari, ha tirato un primo bilancio della stagione 2015 del Cavallino, evidenziando alcuni punti sui quali anche noi di CircusF1.com vorremmo soffermarci, esaminando cosa ha funzionato e cosa no in queste prime gare del calendario.
“No, io non credo che la Ferrari possa vincere il mondiale nel 2015. Non l’ho mai creduto possibile, nemmeno il pomeriggio glorioso della Malesia. Le favole mi piacciono, ma ho smesso di credere alle favole quando ero un moccioso. Credo invece che a Maranello abbiano compiuto un piccolo grande prodigio. Capisco il fan che sogna la vittoria ‘permanente’, ma nulla si inventa in Formula Uno, soprattutto in presenza di stabilità nei regolamenti. Quindi, se mandiamo indietro il nastro allo scorso dicembre, se rammentiamo la catastrofe del 2014, io trovo incomprensibile la gufaggine, per dirla con Renzi, di quanti si affrettano a segnalare che la Rossa non è migliorata, sta sempre dietro, non ci sono stati progressi. Fare terzo e quarto non è come fare nono e decimi” ha esordito Leo Turrini.
Essenzialmente ci sentiamo sulla stessa posizione del noto opinionista, sopratutto pensando a come era iniziata l’avventura di Arrivabene e Marchionne alla guida del Cavallino. Tra lo scetticismo e il pessimismo generale (compreso quello del sottoscritto) ci si aspettava che in mano a Marchionne la Ferrari, compresa la parte sportiva, sarebbe diventata un giocattolo per mettere in ordine i conti della FIAT. Ci si aspettava una stagione lontana dal gradino più alto del podio, tanto che per come avevano detto proprio le due figure di spicco che due soli successi sarebbero stati il paradiso, un successo. Una Ferrari che non si aspettava nemmeno lei di poter essere la seconda forza del mondiale ed essere allo stesso tempo di essere così vicina alla Mercedes: era una Rossa timida e impacciata, che doveva dimenticare l’appellativo di brutto anatroccolo, puntando inizialmente nel conseguire un livello di competitività quantomeno simile a quello della Williams e della Red Bull. Si è andati ben oltre. Sicuramente la vittoria di Sepang ha scaldato i cuori degli appassionati, facendoli sognare e portando la mente a quei giorni in cui l’inno italiano e quello tedesco risuonavano sul podio nello stesso giorno… Ma, come ha detto lo stesso Arrivabene subito dopo Sepang, la vittoria alla seconda gara della stagione è stato, in realtà, un handicap per la casa di Maranello: vincere così presto ha creato un’insana aspettativa di lotta per il titolo tra i tifosi del Cavallino, portandoli a supporre che bastassero 3 mesi di lavoro per cancellare gli errori di un progetto disastroso come quello della F14-T e battere un rivale, la Mercedes, che ha dominato in lungo e in largo. Era ormai convinzione che la SF15-T fosse una macchina da titolo, rimanendo delusi alla prima occasione in cui vi si sono presentate delle difficoltà, come in Spagna, dove gli aggiornamenti portati dal Cavallino non hanno funzionato come sperato. Paradossalmente la vittoria in Malesia è stata più un handicap che una cosa positiva, ma si sta pur sempre parlando della Ferarri, non una squadra qualunque! Sicuramente c’è stato, però, un progresso costante e netto, che l’ha portata ad essere la seconda forza del mondiale anche se c’è sempre qualcuno con i paraocchi: ci riferiamo a Fernando Alonso e Flavio Briatore, i quali per giustificare la scelta del passaggio in McLaren, fino a qui rivelatasi errata, continuano a proferire e a sminuire il team Cavallino, asserendo che rispetto al 2014 la situazione non è cambiata. Ad ogni modo battere la Mercedes in questa stagione pare storia impossibile nonostante un Vettel che sembra aver già fatto dimenticare proprio lo spagnolo.
“A Vettel solo complimenti. Ha sbagliato qualcosa nel deserto ma quanto al resto è stato perfetto. Sapeva che sarebbe stata dura, escludo che a Melbourne, prima del via, si immaginasse dopo Montecarlo a poco più di una gara di distacco da Hamilton” si esprime Leo Turrini riguardo alle prestazioni di Vettel.
Ci uniamo alle parole di Turrini: fino a questo momento Sebastian Vettel ha svolto un lavoro perfetto e di grande livello, riportando la Ferrari alla vittoria. In pochi l’anno scorso avrebbero scommesso in un ritorno così prepotente del tedesco in termini di prestazione, sopratutto dopo una stagione 2014 che era stata un autentico disastro. Invece il 4 volte campione del mondo ha impressionato non solo per la costanza e la velocità, ma anche per il modo in cui si è inserito nel team, portando felicità e serenità, con un metodo di lavoro che sta dando i suoi frutti. Prende appunti di tutte le sensazioni avvertite in macchina, per poi comunicarle agli ingegneri durante i briefing post sessione. C’è un grande rapporto non solo con i meccanici, ma anche con i vertici del team, sopratutto con Maurizio Arrivabene. Se bisogna inquadrare una figura che ha realmente cambiato la Ferrari è proprio il manager bresciano: non è un tipo chiuso come lo erano Stefano Domenicali o Marco Mattiacci, ma è un personaggio che mastica di corse da oltre 20anni, un uomo sincero e onesto, che non ha peli sulla lingua. Ha portato un nuovo ambiente all’interno del Cavallino, dando quella serenità di cui tutti, dopo il quinquennio vissuto con Alonso, avevano bisogno. Ha ricucito un team spaccato, non solo dando fiducia a Vettel all’inizio di una nuova, ma anche recuperando un Kimi Raikkonen che, fino a qui, è sembrato totalmente un altro pilota rispetto alla passata stagione. Tornando a concentrarsi sul pilota tedesco, si può dire che fino a questo momento si sta meritando gli applausi dei tifosi e quelli dei vertici dei team, divenendo ormai un vero leader all’interno del gruppo.
Infine il noto giornalista conclude riferendosi a Kimi Raikkonen ed i suoi cronici problemi in qualifica: “Di Raikkonen fa moda dire male non appena toppa. La mia idea: prima di Monaco, in gara, non è mai andato più piano di Vettel. Anzi, non è una mia idea: è un fatto. Viceversa in qualifica non ci siamo. Lì la soluzione deve trovarla lui, potendo contare sull’appoggio incondizionato della Scuderia.”
Non si può non essere d’accordo anche in questo caso con Leo Turrini: il finlandese, in gara, sembra tornato quello dei tempi del mondiale, dimostrando che, con una macchina che si asseconda al suo stile di guida, può dire ancora la sua. Ha sicuramente raccolto meno di quanto avrebbe potuto, pensando non solo al ritiro in Australia, ma anche alle brutte prestazioni in qualifica che ne hanno minato il percorso. Basti pensare alla prestazione malese: in qualifica un totale disastro, fuori dalla top ten, in gara capace di recuperare fino al 4° posto con un passo che gli avrebbe permesso agevolmente di salire sul podio nel caso fosse partito più avanti. Il problema del finlandese risiede, infatti, proprio nella qualifica, nella quale non riesce a mandare in temperatura gli pneumatici a dovere, risentendone sul giro secco. Con queste gomme Pirelli il feeling è molto complicato ed, inoltre, bisogna aggiungere che in qualifica Kimi Raikkonen non è mai stato un campione: l’unirsi di vari problemi, unito ad un pizzico di sfortuna ogni tanto, l’ha portato sempre a fare meno di quanto la macchina gli avrebbe permesso, minandone poi il risultato in gara. Come dice lo stesso Turrini, infatti, il passo gara invece non sembra un problema: più volte il finlandese ha dimostrato di potersela giocare con il compagno di squadra e nell’unica occasione in cui è riuscito ad azzeccare, quantomeno in parte, una buona prestazione al sabato, la domenica è finito sul podio (Bahrain). C’è molto da lavorare per il finlandese se vuole tenersi il posto, ma fino ad ora pare un Kimi Raikkonen nuovo e rivitalizzato dalla cura Arrivabene, il quale gli ha dato fiducia, e da un compagno di squadra con il quale si trova particolarmente bene e con il quale non ha problemi a condividere set-up e informazioni.
Insomma, a chi commenta e a chi insinua che non è cambiato nulla in Ferrari rispetto alla scorsa stagione, si deve mettere il cuore in pace. Questa è una Ferrari completamente diversa non solo per le prestazione, ma, sopratutto per lo spirito e per il cuore che ci mette in pista.