
Con il risultato ottenuto ad Austin nel Gran Premio degli Stati Uniti, Lewis Hamilton si è laureato per la terza volta in carriera campione del mondo di Formula 1. Si tratta del secondo mondiale vinto consecutivamente, dopo la schiacciante vittoria del 2014 e ancor prima nel 2008, quando vinse un campionato pazzo all’ultima curva ancora al volante della McLaren, ultimo pilota tra l’altro a riuscire nell’impresa con il team di Woking. Come già sottolineato, per Hamilton arriva dunque la terza stella iridata, che gli consente di raggiungere nell’albo d’oro di questo sport campioni come Jack Brabham, Jackie Stewart, Niki Lauda, Nelson Piquet e, soprattutto, Ayrton Senna, idolo del pilota inglese. Il campionato 2015 è dunque ufficialmente nelle mani di Lewis, al termine di una stagione quasi perfetta che lo ha consegnato alla storia con ben quattro gare d’anticipo. Il suo team Mercedes (anch’essa campione del mondo costruttori quest’anno) gli consentito di guidare una vettura nettamente superiore alla concorrenza, ma dire che è stato tutto semplice sarebbe un errore. Hamilton infatti, in questo 2015, ha dovuto tenere testa non solo al suo più diretto rivale, il compagno di squadra Nico Rosberg, ma anche ad altri team come la Ferrari, che sono passati dal non vincere nulla nel 2014 ad aggiudicarsi ben tre gare in calendario, e mettendo sempre pressione alla scuderia tedesca in quasi tutti gli appuntamenti. La determinazione ed il talento sono stati quindi gli ingredienti fondamentali per poter primeggiare anche in questa stagione, che ora rivivremo insieme per omaggiare il campione del mondo di Formula 1 2015.
Pronti, via! In Australia è subito dominio
Il primo appuntamento del campionato si svolge, come di consueto, sul circuito di Albert Park, in Australia. Nonostante il buon passo mostrato da una rinata Ferrari, è Lewis Hamilton a dominare l’intero week-end di gara. Ottiene infatti la pole position, il giro più veloce in gara e anche la vittoria, sopravanzando il compagno di squadra Rosberg e Vettel, al primo podio ottenuto con la Ferrari.
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La tigre della Malesia è stavolta Vettel
Nel secondo appuntamento, in Malesia, Hamilton conquista ancora una volta la pole position. Sulla griglia di partenza però, alle sue spalle, non c’è Rosberg, ma Sebastian Vettel, abile a riportare in prima fila la Ferrari dopo un lungo digiuno. L’aggressività del tedesco neo-acquisto della Ferrari riesce ad essere più forte di quella dell’inglese, tanto che in gara è proprio Vettel a chiudere sul gradino più alto del podio al termine di una domenica esaltante per i colori di Maranello. Hamilton chiude secondo, ma in quel momento la paura di dover competere con Vettel inizia a farsi più che mai seria.
Lewis zittisce tutti in Cina e Bahrein
Nel paddock il clima di positività della Ferrari sembra quasi mettere alle corde la Mercedes, mai così minacciata dal 2014. In Cina però, al terzo appuntamento del mondiale, è proprio Hamilton a smorzare gli entusiasmi, vincendo la gara davanti a Rosberg dopo aver ottenuto la terza pole position consecutiva. L’ottima prestazione in qualifica si ripeterà anche nel deserto del Bahrein, dove riuscirà a vincere anche la domenica non senza qualche preoccupazione causata da Kimi Raikkonen, che ritorna sul podio dopo due anni mettendo notevole pressione all’inglese nei giri conclusivi.
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Il bis di Nico e la polemica di Monaco
Quando la Formula 1 fa il suo debutto stagionale in Europa con il Gran Premio di Spagna, chi ne trae maggior giovamento è Nico Rosberg. La seconda guida della Mercedes si presenta al Montmelò con una grinta mai vista negli appuntamenti precedenti, conquistando non solo la pole position, ma vincendo anche il gran premio la domenica. Hamilton si accontenta del secondo posto, limitando i danni nella classifica mondiale, ma ciò che innervosisce non poco l’inglese accade nel prestigioso Gran Premio di Monaco. Nel Principato infatti Lewis torna nuovamente in pole position e, come previsto, riesce a tenere a bada gli avversari con un ritmo insostenibile per chiunque. C’è solo un modo per poter provare un attacco ad Hamilton: sperare nell’ingresso della safety car. Ciò avviene a causa di un brutto quando discusso incidente tra Grosjean e Verstappen, ma è proprio a quel punto che accade l’incredibile. La Mercedes infatti comunica ad Hamilton di rientrare ai box per una seconda sosta, ma quando l’inglese rientra in pista perde la sua prima posizione ritrovandosi al terzo posto, regalando di fatto la leadership a Rosberg ed il secondo posto a Vettel. La gara finisce con queste posizioni, con Hamilton visibilmente infuriato con il suo box sul podio di Monte Carlo. La Mercedes, già nel corso del pomeriggio, si scusa con il proprio pilota per l’incredibile errore commesso ai suoi danni, con Lewis che risponde garantendo di avere ancora fiducia nel suo team. Ma quel giorno, a Monaco, si rischia veramente lo strappo tra il pilota e la casa tedesca. Non solo per l’errore, ma anche perché Rosberg (che in quella gara ottiene la sua terza vittoria consecutiva a Monaco) si avvicina pericolosamente in classifica.
Canada, Austria e Gran Bretagna. Sfida di nervi in casa Mercedes
Dopo il clamoroso errore di Monaco, Hamilton si presenta al Gran Premio del Canada determinato più che mai a recuperare punti. In qualifica si dimostra ancora una volta il migliore, con l’ennesima pole, e mantenendo saldo il primo posto fino al traguardo, proprio davanti a Rosberg. Il tedesco avrà l’occasione di rifarsi una volta rientrati in Europa, sul circuito del Red Bull Ring. La pole è ancora di Hamilton, ma alla partenza è più svelto Rosberg che riesce a superare l’inglese già alla prima curva. Le posizioni restano invariate fino alla fine, con Rosberg che si prende la rivincita. Lewis riuscirà ad avere la meglio sul compagno-rivale ancora una volta nell’appuntamento successivo, in Gran Bretagna. A Silverstone infatti, nel Gp di casa, Hamilton ottiene la prima posizione in griglia e vince davanti al suo pubblico amico, facendo registrare anche il giro più veloce della corsa. Rosberg non può nulla davanti al dominio “made in England”, accontentandosi della seconda posizione.
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Ungheria, la gara peggiore
Il fine settimana magiaro, caratterizzato dalla triste scomparsa di Jules Bianchi alla vigilia, si presenta in apparenza come uno dei tanti felici per Hamilton. Conquista infatti la nona pole position della stagione, ma in gara la musica cambia in peggio. In partenza è eccezionale la partenza delle Ferrari che balzano addirittura nelle prime due posizioni, mentre Hamilton scivola quarto. Poco dopo, tradito dal nervosismo, tenta di superare invano Rosberg, uscendo di pista e finendo decimo. Per Hamilton è l’inizio di una rimonta che entusiasma, ma che allo stesso tempo è costellata anche da un serie di errori inusuali per lui. Alla fine, complice anche i numerosi ritiri e colpi di scena di quella gara (da molti giudicata come la più spettacolare dell’anno) Lewis è solo stesso. Per la prima volta dopo 16 gare consecutive, Hamilton termina una corsa giù dal podio, così come la Mercedes, che non vedeva entrambi i piloti fuori dai primi tre posti da ben 28 gran premi consecutivi. Il Gran Premio d’Ungheria si chiude con la vittoria di Vettel, che dedica il successo a Bianchi via radio ed eguaglia Ayrton Senna nella speciale classifica di gran premi vinti, con ben 41 successi. Dietro di lui, le due Red Bull di Kvyat e di Ricciardo, con il pilota russo che ottiene il suo primo podio in Formula 1.
Belgio e Italia, il titolo si avvicina
A Spa-Francorchamps, teatro nel 2014 del contatto tra Hamilton e Rosberg che scatenò roventi polemiche, il pilota inglese riesce a rifarsi dalla brutta prestazione ungherese, conquistando neanche a dirlo la pole position. In una gara che passa alla storia per l’esplosione di un pneumatico a pochi giri dal termine per Vettel (che causa attriti tra lo stesso pilota e la Pirelli) è Hamilton a salire sul gradino più alto del podio, seguito come un’ombra da Rosberg. A settembre l’inglese si aggiudica un applaudito bis nel tempio della velocità, a Monza. Sul tracciato brianzolo parte ancora una volta davanti a tutti, tenendo a debita distanza l’acclamatissimo Vettel. In quella gara, oltre alla vittoria meritata, arriva anche la consapevolezza di poter avvicinarsi più facilmente al titolo mondiale. Dietro di lui infatti, mentre combatteva per la seconda posizione, Rosberg è costretto al ritiro a due giri dal termine per la rottura del motore Mercedes. A fine gara, nonostante i festeggiamenti, la vittoria sarà ufficialmente confermata soltanto nel tardo pomeriggio, a causa di una probabile irregolarità scovata nei livelli di pressione delle gomme. Insomma, Hamilton vincente e più vicino al titolo, ma l’affidabilità della potente Mercedes ora è più a rischio.
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Il ritiro ed i timori di Singapore
Che la Mercedes non fosse nel pieno della forma lo si era capito da Monza, ma la conferma più evidente arriva poco dopo, a Singapore. Sul tracciato cittadino infatti sia Hamilton che Rosberg non convincono affatto già dalle prove libere, tanto che in qualifica Hamilton deve rinunciare all’ottava pole position consecutiva della stagione, classificandosi quinto. Fa peggio Rosberg, sesto, mentre la pole va nelle mani di Vettel, che riporta la Ferrari in prima piazza dal 2012. In gara è lo stesso tedesco a vincere, nonostante la pressione finale di Ricciardo. Al terzo posto arriva l’altro ferrarista Raikkonen, mentre per Rosberg arriva un incolore quarto posto. E Lewis? Per l’inglese arriva la beffa del ritiro, causato da un’improvvisa perdita di potenza della sua Mercedes. Ed è così che inizia ad aleggiare, nuovamente, la paura. Non solo di poter vedere svanito il titolo a favore di Rosberg e di un felicissimo Vettel, ma anche di assistere impotente ad un clamoroso flop tecnico della sua Mercedes.
Giappone e Russia, sospiro di sollievo
Le paure vengono messe nel dimenticatoio subito dopo, in Giappone. Sulla pista di Suzuka infatti la Mercedes torna ad essere padrona incontrastata del circus, con Hamilton che sfiora la pole position. Nel suo giro veloce infatti è costretto ad abortire il tentativo a causa delle bandiere rosse esposte per il brutto incidente di Kvyat, fortunatamente senza conseguenze. A partire davanti a tutti è Rosberg, ma in gara le posizioni si invertono con Hamilton. L’inglese infatti vince davanti al duo tedesco Rosberg-Vettel, e conquista la sua quarantunesima vittoria in Formula 1, andando ad eguagliare il record del suo idolo Ayrton Senna. Nella gara successiva, in Russia, non trova la miglior prestazione in qualifica, con Rosberg che per la prima volta in questa stagione conquista la seconda pole consecutiva. In gara però il numero 6 Mercedes è vittima dello sfortuna. Si ritira infatti per uno stranissimo quanto raro problema al pedale dell’acceleratore. Per Rosberg è un ritiro che ha il sapore amore della resa. In quella gara perde punti fondamentali su Hamilton, e addirittura perde il secondo posto in classifica mondiale a favore di Vettel, contro ogni aspettativa. Con questa situazione Hamilton potrebbe chiudere definitivamente il discorso mondiale, cosa che non si verifica solo per la seconda posizione di Vettel, che chiude davanti ad un sorprendente Sergio Pérez. In compenso, oltre ad aver una mano sul titolo, la Mercedes si aggiudica il campionato costruttori, il secondo della sua storia dopo la vittoria del 2014.
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USA: decima vittoria e titolo mondiale
E così, al termine di un fine settimana messo seriamente a rischio annullamento per l’uragano Patricia, Hamilton vince una gara rocambolesca dopo esser partito dalla seconda posizione. Alla prima curva supera Rosberg con una manovra ai limiti della correttezza, lasciando così strada alle due Red Bull di Kvjat e Ricciardo. E’ proprio l’australiano la minaccia peggiore, tanto che riesce addirittura a prendersi il comando per qualche giro. Il resto poi è la storia di un gran premio che passa alla storia come uno dei più divertenti in assoluto. La pista umida ed i continui stravolgimenti della classifica, dovuti ad incidenti, contatti ed uscite di pista, consentiranno ad Hamilton, di farsi vedere negli specchietti di Rosberg. Nonostante l’ingresso della safety car, il tedesco riesce a mantenere la testa della gara fino a quando, a pochi giri dal termine, è proprio lui stesso a commettere un errore che per poco rischia addirittura di farlo uscire di scena. Così non accade, ma l’errore libera la strada al compagno, che vola indisturbato fino al traguardo. Inglese primo, Rosberg secondo e Vettel incredibilmente terzo dopo esser partito dalla tredicesima posizione. Con questo risultato Lewis Hamilton si laurea ufficialmente campione del mondo per il 2015. La vittoria ad Austin gli concede di chiudere il discorso mondiale con ben quattro gare d’anticipo, stabilendo anche un curioso record. Infatti, nonostante l’albo d’oro sia costellato di piloti britannici (ben 10 in totale), Hamilton diventa il primo inglese ad ottenere due mondiali consecutivamente. La vittoria si concretizza sotto gli occhi di Jackie Stewart, presente ad Austin ed anch’egli tre volte campione del mondo, proprio come il Re di questo pazzo ed entusiasmante campionato 2015: Lewis Carl Davidson Hamilton, l’inglese con origini a Grenada.
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